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Almeno un quinto delle 8.500 specie animali legate al suolo, tra cui funghi e invertebrati, sarebbe oggi a rischio estinzione.CC0 Public Domain Free for personal and commercial use. Immagine: pxhere No attribution requiredpxhere No attribution required

Tra le specie che dipendono dal suolo una su cinque rischia l’estinzione

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Un nuovo studio di Conservation International e IUCN rivela che oltre il 20% delle specie legate al terreno potrebbe sparire. E l’attuale carenza di dati lascia intuire un quadro ancora più problematico per la biodiversità
Una coltivazione temporanea di soia su un campo di segale nella contea di Dallas, in Texas. Negli USA l’estensione delle colture di copertura ammonta ha superato negli ultimi anni i 7 milioni di ettari con un incremento del 17% in appena un quinquennio. Foto: NRCS/SWCS, Lynn Betts Attribution 2.0 Generic CC BY 2.0 DeedFoto: NRCS/SWCS, Lynn Betts Attribution 2.0 Generic CC BY 2.0 Deed

Suolo in salute, dalle colture di copertura i risultati migliori

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Una ricerca statunitense ha preso in esame 50 anni di buone pratiche: le colture di copertura garantiscono effetti più costanti, mentre non lavorazioni, rotazioni e drenaggio evidenziano impatti meno uniformi nei diversi contesti
Biodiversità a rischio nel Regno Unito. Nello scenario peggiore entro il 2070 molte aree del Paese perderebbero fino al 20% delle loro specie locali esistenti. Foto: Ian Sharp Attribution-ShareAlike 2.0 Generic CC BY-SA 2.0 DeedIan Sharp Attribution-ShareAlike 2.0 Generic CC BY-SA 2.0 Deed

Biodiversità: per la Gran Bretagna il 2050 è il punto di non ritorno

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Nello scenario peggiore, sottolinea una ricerca, almeno 200 specie sono a rischio di estinzione mentre 9 habitat vegetali su 10 affronteranno cambiamenti duraturi. E per invertire la rotta c’è sempre meno tempo
Le aree umide del Brasile si estendono per 167mila km2 con una concentrazione media di carbonio per ettaro sei volte superiore nel confronto con le foreste. Foto: Thpelin Attribution-ShareAlike 3.0 Unported CC BY-SA 3.0 DeedThpelin Attribution-ShareAlike 3.0 Unported CC BY-SA 3.0 Deed

Non solo Amazzonia: nelle aree umide brasiliane la riserva dimenticata di carbonio

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Le zone umide della savana brasiliana custodiscono enormi quantità di carbonio, ma sono minacciate dal cambiamento climatico e dall’espansione agricola. E le politiche di protezione, dirette quasi esclusivamente alle foreste, tendono a trascurarle
Il riscaldamento globale non cambia solo il paesaggio visibile ma altera profondamente le relazioni invisibili tra piante e funghi nel suolo. Foto: Pexels Free to usePexels Free to use

Il cambiamento climatico spezza l’alleanza tra piante e funghi del suolo

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Negli Stati Uniti un esperimento trentennale mostra come l’aumento delle temperature trasformi gli ecosistemi dall’interno: cala la presenza dei funghi utili alle piante, aumenta quella dei decompositori. E gli equilibri del suolo vengono meno
Sottovalutando gli impatti del riscaldamento globale i profili di debito peggiorano sensibilmente rispetto alle traiettorie ufficiali, secondo il report di NEF. FOTO: Image by Markus Distelrath from Pixabay

Sottovalutare la crisi climatica fa aumentare il debito pubblico

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La New Economics Foundation mette in guardia dal trascurare il danno economico prodotto dal riscaldamento globale. L’Italia è il paese europeo più esposto: +99 punti di rapporto debito/Pil entro il 2050 rispetto alle stime della Commissione Ue
Palude di mangrovie a Bahia. Queste piante si estendono in Brasile per 1,4 milioni di ettari costituendo la seconda area più estesa al mondo dopo quella rilevata in Indonesia. Foto: Jonathan Wilkins Attribution-ShareAlike 3.0 Unported CC BY-SA 3.0 DeedJonathan Wilkins Attribution-ShareAlike 3.0 Unported CC BY-SA 3.0 Deed

Un indice misura la salute del suolo nelle foreste di mangrovie

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I ricercatori brasiliani hanno elaborato un indicatore per misurare la capacità delle mangrovie di fornire servizi ecosistemici, dalla conservazione della biodiversità al sequestro del carbonio. Tanto maggiore è il degrado del suolo, tanto più basso è il punteggio registrato
Le torbiere vocate alla paludicoltura ospitano circa tre volte più uccelli rispetto ai prati drenati, raggiungendo livelli simili a quelli delle zone umide naturali. Foto: Melissa McMasters Attribution 2.0 Generic CC BY 2.0 DeedMelissa McMasters Attribution 2.0 Generic CC BY 2.0 Deed

La coltivazione adattata nelle torbiere fa bene anche alla biodiversità

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Lo studio britannico: le torbiere vocate alla paludicoltura ospitano circa tre volte più uccelli rispetto ai prati drenati, raggiungendo livelli simili a quelli delle zone umide naturali
Il cambiamento climatico rende il terreno artico più permeabile, modificando la quantità di acqua che può essere immagazzinata e trasmessa. Nelle zone costiere l'innalzamento del livello del mare farà aumentare ulteriormente il livello delle falde acquifere favorendo in esse l'intrusione di acqua salata. Foto: Vincent Sasseville/Nunataryuk Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic CC BY-NC-SA 2.0 Deed https://www.flickr.com/photos/gridarendal/49555909433Vincent Sasseville/Nunataryuk Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic CC BY-NC-SA 2.0 Deed https://www.flickr.com/photos/gridarendal/49555909433

Non solo ghiaccio, così il clima ridisegna le falde dell’Artico

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Sotto la superficie del permafrost artico si sta riorganizzando un intero sistema idrologico. Uno studio canadese rivela dove il suolo diventerà più secco e dove invece aumenterà l’umidità
Le praterie conservano a oggi circa un terzo del carbonio terrestre del Pianeta. E sono soggette alle differenti dinamiche dell’elemento e all’impatto del bestiame. Foto: Pxhere CC0 Public Domain Free for personal and commercial use No attribution requiredPxhere CC0 Public Domain Free for personal and commercial use No attribution required

Lo stop al pascolo riduce la presenza di carbonio stabile nelle praterie

Secondo una ricerca britannica le praterie non pascolate accumulano nel suolo una maggiore quantità di carbonio a vita breve nel confronto con quelle in cui è presente il bestiame. Ma registrano anche livelli più bassi di elemento stabile