L'utilizzo delle plastiche compostabili, unito a un adeguato sistema impiantistico di gestione del loro fine vita, sarebbe in grado di ridurre l'accumulo globale di rifiuti fino al 65%, secondo uno studio dell'università di Yale.Consorzio BIOREPACK

Ecotossicità, le plastiche biodegradabili possono ridurla del 34%

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Uno studio della Yale School of Environment ha evidenziato il potenziale delle plastiche biodegradabili e compostabili per ridurre i rifiuti globali e l'inquinamento di suoli e mari. Per riuscirci, essenziale dotarsi di un adeguato sistema impiantistico e infrastrutturale di gestione del loro fine vita
biodiversità inquinamento contaminazioneLarry Smith via pxhere

Biodiversità, il business as usual la distrugge. Salvarla conviene alle aziende

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Il nuovo report IPBES 2026 realizzato dal Panel intergovernativo sulla biodiversità illustra il rapporto tra imprese e capitale naturale. Al suo interno propone strumenti concreti per misurare e ridurre gli impatti (aumentando la profittabilità)
Le praterie conservano a oggi circa un terzo del carbonio terrestre del Pianeta. E sono soggette alle differenti dinamiche dell’elemento e all’impatto del bestiame. Foto: Pxhere CC0 Public Domain Free for personal and commercial use No attribution requiredPxhere CC0 Public Domain Free for personal and commercial use No attribution required

Lo stop al pascolo riduce la presenza di carbonio stabile nelle praterie

Secondo una ricerca britannica le praterie non pascolate accumulano nel suolo una maggiore quantità di carbonio a vita breve nel confronto con quelle in cui è presente il bestiame. Ma registrano anche livelli più bassi di elemento stabile 
Nello Stato del Kerala, nell’India meridionale, le foreste naturali conservano in media 16,61 grammi di carbonio per ogni chilo di suolo contro gli 11,82 rilevati nelle piantagioni di teak. Foto: Parambikulam Tiger Conservation Foundation Attribution-ShareAlike 4.0 International CC BY-SA 4.0 DeedParambikulam Tiger Conservation Foundation Attribution-ShareAlike 4.0 International CC BY-SA 4.0 Deed

Carbonio organico, le foreste naturali battono la rigenerazione artificiale

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Nelle aree forestali intatte i livelli di carbonio nel suolo superano nettamente quelli rilevati nelle zone ripristinate attraverso gli impianti. Nelle quali la maggiore acidità del terreno riduce la capacità di conservazione dell'elemento
Il progetto che coinvolge l’Azienda Agricola Terzeria è un esempio concreto di integrazione tra attività produttiva e conservazione ambientale. Foto: TerzeriaTerzeria

La nuova scommessa di Terzeria: risaie al servizio della biodiversità

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Dalla Lighthouse Farm del network Re Soil un intervento a tutela degli ecosistemi e dell’avifauna in collaborazione con la Lipu. In Calabria, l’allagamento di quattro ettari di terreno offre un habitat ideale per anfibi, insetti e uccelli, tra cui la preziosa cicogna bianca
Secondo i ricercatori, in Germania, gli alberi, i suoli forestali e il legno morto conservano un totale di 2,2 miliardi di tonnellate di carbonio. Foto: © Thünen-Institut/Marius Möller press releaseThünen-Institut/Marius Möller press release

In Germania il suolo forestale ha compensato la perdita di carbonio degli alberi durante la siccità

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La scoperta arriva dall’Istituto Thünen: tra il 2018 e il 2020 il terreno delle foreste tedesche ha immagazzinato più carbonio del previsto, controbilanciando quasi per intero le perdite associate alla moria delle piante
Nelle aree ad alta produttività, come gli ecosistemi tropicali e temperati, l’efficienza d’uso del carbonio da parte dei microbi si sgancia dal tasso di respirazione una volta che quest’ultimo supera una soglia critica. Foto: pxhere CC0 1.0 Universal CC0 1.0 Deedpxhere CC0 1.0 Universal CC0 1.0 Deed

Tra microbi e ciclo del carbonio una relazione più complicata del previsto

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In alcune circostanze, spiega un nuovo studio, la respirazione microbica, con conseguente rilascio di carbonio, può aumentare anche a fronte di una produzione di biomassa costante. Un aspetto che deve essere integrato nei modelli di proiezione climatica
Per contrastare il trend che potrebbe portare il 90% dei suoli a essere degradati entro il 2050, serve un approccio integrato che unisca tecnologie, conoscenza scientifica.

Entro il 2050 degradato il 90% del suolo. Ma alcune innovazioni fanno sperare

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Dalla bioingegneria all’agricoltura di precisione, uno studio dell'Università di Pisa individa le soluzioni tecnologiche in grado di contrastare il degrado del suolo e rafforzare la sicurezza alimentare globale
Nel Sud Est Asiatico il disboscamento e la conversione del terreno hanno rilasciato più carbonio e gas serra di qualsiasi altra attività nello spazio di due decenni. Foto: Pok Rie Pexels free to usePok Rie Pexels free to use

La deforestazione ha reso il Sud-Est asiatico una fonte netta di carbonio

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Nei primi due decenni del secolo, spiega uno studio giapponese, le foreste dell’area hanno rilasciato più carbonio di quanto siano riuscite a stoccare. Incendi, degrado delle torbiere e combustibili fossili aggravano la situazione
I pesticidi hanno un impatto significativo su vari organismi benefici presenti nel suolo, come i funghi micorrizici e i nematodi, compromettendone la biodiversità. Foto: Maasaak: Attribution-ShareAlike 4.0 International CC BY-SA 4.0 DeedMaasaak: Attribution-ShareAlike 4.0 International CC BY-SA 4.0 Deed

Pesticidi: in Europa contaminati 7 suoli agricoli su 10

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La fotografia dell’Università di Zurigo: il 70% dei terreni europei è contaminato da pesticidi che hanno un impatto significativo sulla biodiversità delle comunità microbiche. I fungicidi sono responsabili di oltre la metà dei residui individuati