Clima, emissioni Ue diminuite del 40% dal 1990
I dati inviati all’UNFCCC mostrano il calo record delle emissioni europee di gas serra: energia più pulita, efficienza e politiche climatiche guidano la transizione. Crescono rinnovabili ed efficienza, mentre suolo e foreste mostrano segnali di fragilità nella loro capacità di assorbire CO₂
di Emanuele Isonio
Negli ultimi trent’anni l’Unione europea ha compiuto un percorso significativo nella riduzione delle emissioni climalteranti, con risultati che oggi assumono un rilievo particolare anche per chi si occupa di suolo e gestione del territorio. I dati ufficiali inviati all’United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) e analizzati dall’European Environment Agency indicano infatti che tra il 1990 e il 2024 le emissioni nette di gas serra dell’UE sono diminuite del 40%, toccando nel 2024 il livello più basso mai registrato.

Principali statistiche sulle emissioni di gas serra nell’UE. FONTE: Agenzia europea Ambiente
Ridurre le emissioni non danneggia la crescita
Il dato più recente conferma il trend: tra il 2023 e il 2024 le emissioni sono calate di un ulteriore 3%, attestandosi a circa 2,8 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente. In termini pro capite, si è passati da 11 a circa 6 tonnellate annue per abitante. Parallelamente, l’economia europea ha continuato a crescere (+70% di PIL nello stesso periodo), segnando un progressivo disaccoppiamento tra sviluppo economico ed emissioni. Un passaggio cruciale, perché dimostra che la riduzione dell’impatto climatico può avvenire senza comprimere la crescita.

Scomposizione dei principali fattori determinanti delle emissioni nette di gas serra nell’UE. FONTE: Agenzia Europea Ambiente.
I motori della riduzione
Per comprendere le implicazioni per il suolo è però necessario guardare ai “motori” di questa riduzione. Il contributo principale arriva dal settore energetico, in particolare dalla produzione di elettricità e calore, dove le emissioni sono diminuite del 58% rispetto al 1990. La drastica riduzione dell’uso del carbone (oltre tre volte inferiore rispetto ai livelli iniziali) e la crescita delle energie rinnovabili – oggi circa il 25% del consumo energetico e il 47% della produzione elettrica – hanno abbassato l’intensità carbonica del sistema energetico europeo.
Tali cambiamenti certamente non sono neutri per il suolo: la transizione energetica modifica infatti la pressione sugli ecosistemi terrestri. Da un lato riduce gli impatti legati all’estrazione e alla combustione dei combustibili fossili, dall’altro introduce nuove dinamiche legate all’uso del territorio, come l’espansione di impianti rinnovabili o delle colture per biomasse. La qualità del suolo diventa quindi un elemento chiave per valutare la sostenibilità complessiva della transizione.
Accanto all’energia, anche industria e settore residenziale hanno contribuito in modo significativo alla riduzione delle emissioni. Le emissioni industriali si sono quasi dimezzate grazie a efficienza e innovazione, mentre nel settore domestico il calo supera il 40%, favorito da edifici meglio isolati e da una minore domanda di riscaldamento.

Andamento delle emissioni di gas serra nell’UE per settore. FONTE: Agenzia Europea Ambiente.
Pozzi di carbonio, preoccupazione per i suoli forestali
Il quadro cambia se si osservano i settori in controtendenza. Le emissioni del trasporto su strada sono aumentate del 24% rispetto al 1990, segno che la domanda di mobilità continua a crescere più rapidamente delle soluzioni tecnologiche. Anche questo aspetto ha implicazioni territoriali: infrastrutture, consumo di suolo e frammentazione degli habitat restano criticità aperte.
Particolarmente rilevante è l’andamento del settore uso del suolo, cambiamento di uso del suolo e foreste (LULUCF). I dati mostrano un indebolimento della capacità di assorbimento del carbonio da parte delle foreste europee, dovuto all’invecchiamento degli stock forestali, all’aumento dei prelievi e agli effetti del cambiamento climatico. In altre parole, il “pozzo di carbonio” naturale rappresentato dai suoli forestali sta perdendo efficacia proprio mentre cresce il bisogno di rimuovere CO₂ dall’atmosfera.
Questo elemento evidenzia una tensione strutturale: mentre i settori energetici e industriali riducono le emissioni, la componente biologica e territoriale del sistema climatico europeo mostra segnali di fragilità. La salute del suolo – intesa come capacità di accumulare carbonio, sostenere la biodiversità e regolare i cicli biogeochimici – diventa quindi un fattore strategico per il raggiungimento degli obiettivi climatici.
Non solo CO₂
Un ulteriore contributo alla riduzione delle emissioni arriva dai gas diversi dalla CO₂. Le emissioni di metano sono diminuite del 42% e quelle di protossido di azoto del 40%, grazie soprattutto a cambiamenti nelle pratiche agricole e nella gestione dei rifiuti. Anche in questo caso il legame con il suolo è diretto: l’uso più efficiente dei fertilizzanti e una migliore gestione dei reflui zootecnici riducono le emissioni ma contribuiscono anche a limitare fenomeni di degradazione e perdita di fertilità.

Panoramica delle categorie UE, escluso il trasporto internazionale, in cui le variazioni delle emissioni nette sono state superiori a 20 MtCO₂e tra il 1990 e il 2024. FONTE: Agenzia Europea Ambiente
L’utilità degli EU-ETS
Le politiche europee hanno avuto un ruolo determinante in questo percorso. Il sistema di scambio delle emissioni EU Emissions Trading System ha guidato gran parte delle riduzioni nei settori energetici e industriali, mentre le politiche agricole, ambientali e territoriali hanno inciso sui comparti non coperti dal sistema ETS.
Complessivamente, oltre tre quarti delle riduzioni dal 2005 sono attribuibili ai settori regolati da questo meccanismo.
Oggi l’Unione europea rappresenta circa il 5% delle emissioni globali, contro il 14% del 1990. Un risultato che riflette sia i progressi interni sia la crescente rilevanza di altre economie. Ma il dato più interessante, per chi si occupa di suolo, è un altro: la transizione climatica non può essere considerata completa senza una strategia parallela di tutela e rigenerazione dei sistemi terrestri.
Le proiezioni indicano che le emissioni continueranno a diminuire, in linea con l’obiettivo della neutralità climatica al 2050. Tuttavia, per raggiungere questo traguardo sarà necessario rafforzare il ruolo dei suoli come serbatoi di carbonio, migliorare la gestione delle foreste e integrare le politiche climatiche con quelle di uso del territorio. In questo senso, i dati inviati all’UNFCCC non rappresentano solo un bilancio delle emissioni, ma anche una base conoscitiva per orientare le scelte future: perché la lotta al cambiamento climatico, sempre più, passa dalla capacità di prendersi cura del suolo.


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