22 Maggio 2026

Mezzo secolo di dati sul suolo britannico è ora accessibile al pubblico

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La Cranfield University apre il LandISPortal, un database online costruito con oltre 30 mila campioni di suolo e 250 mila osservazioni sul campo raccolte nell’arco di mezzo secolo

di Matteo Cavallito

Quello della centralità del suolo nelle politiche di tutela ambientale e mitigazione climatica è un concetto ampiamente diffuso nelle agende politiche di molti Paesi. In questo senso, la diffusione e la condivisione dei dati restano strumenti essenziali per lo sviluppo di nuove soluzioni. Ne sono convinti anche gli scienziati della Cranfield University di Bedford, nel Regno Unito, che nelle scorse settimane hanno annunciato di aver reso liberamente accessibile il suo sistema digitale LandISPortal, una delle più vaste raccolte europee di dati ambientali e pedologici.

Sviluppata dalla stessa università in collaborazione con il Department for Environment, Food and Rural Affairs (Defra) britannico, la piattaforma mette così a disposizione di cittadini, ricercatori, agricoltori e amministrazioni pubbliche informazioni dettagliate sui terreni di Inghilterra e Galles. La banca dati comprende anche il National Soil Map (NATMAP), principale riferimento nazionale per la conoscenza dei suoli.

Un’iniziativa nata negli anni ‘70

Il campionamento originario del National Soil Inventory (NSI), avviato negli anni ’70, in un periodo in cui meno del 25% del territorio inglese e gallese era stato studiato nel dettaglio, non rispondeva solo a esigenze scientifiche. Il Ministero dell’Agricoltura britannico, infatti, aveva individuato all’epoca anche problemi sanitari legati agli allevamenti ipotizzando che alcune malattie del bestiame fossero collegate alla carenza di micronutrienti nei terreni ingeriti dagli animali durante il pascolo insieme al foraggio.

Il metodo di raccolta era relativamente semplice ma rigoroso. I tecnici prelevavano campioni in corrispondenza di una griglia regolare, con punti distanziati di 5 chilometri.

“Le limitazioni nei finanziamenti hanno fatto sì che venisse campionato soltanto lo strato superficiale del suolo, spesso tra 0 e 15 centimetri (o meno, nel caso di terreni meno profondi)”, spiegano i ricercatori. “Il campione effettivo veniva ottenuto mescolando il terreno raccolto tramite una trivella in acciaio dolce (erano vietate trivelle in acciaio inox o rivestite) nei nodi di una griglia di 4×4 metri centrata sul punto della griglia principale da 5 chilometri”. Le aree urbane erano escluse e, se il punto scelto non era accessibile, si cercava un sito alternativo nelle immediate vicinanze. In totale “il programma ha prodotto 5.693 campioni di suolo”.

Dalla mappa statica al monitoraggio continuo

Attualmente, la piattaforma include “più di 250 mila osservazioni sul campo e oltre 30 mila descrizioni dettagliate dei profili del suolo”, oltre a centinaia di pubblicazioni specialistiche e mappe tematiche. Ma non è soltanto per questo che oggi appare molto più accurata rispetto al passato. Nei decenni precedenti, infatti, le analisi si concentravano soprattutto sulle caratteristiche chimiche e fisiche di base: carbonio organico, pH, granulometria, nutrienti e oligoelementi. Il tutto con il supporto di strumenti e metodologie standardizzate più limitate rispetto a quelle odierne.

Integrando decenni di dati storici con strumenti digitali avanzati, georeferenziazione, modellazione statistica e modelli predittivi, LandISPortal punta oggi al monitoraggio continuo della salute dei suoli.

Se il campionamento originario era pensato principalmente per costruire un inventario statico del territorio, il sistema attuale prende invece in esame fenomeni come erosione, perdita di carbonio organico, compattazione e contaminazione, a sostegno delle politiche ambientali e delle strategie di adattamento climatico. Il libero accesso alle informazioni è una logica conseguenza: i dati che un tempo erano accessibili solo a enti pubblici e ricercatori specializzati sono ora disponibili gratuitamente online.

Il suolo come capitale naturale

Di fronte a fenomeni critici che mettono sotto pressione i terreni, insomma, la disponibilità di dati ambientali è considerata sempre più cruciale. “Il suolo è un elemento chiave del nostro capitale naturale ed è qualcosa che non può essere sostituito. Non sottolineerò mai abbastanza quanto siano fondamentali la salute del suolo e la gestione sostenibile dei terreni per la sicurezza alimentare, l’ambiente, la salute e il nostro stile di vita”, ha affermato Ron Corstanje, docente e direttore del Cranfield Environment Centre.

Che ha aggiunto: “Aprire l’accesso a questi dati aiuterà a monitorare la salute del suolo e gli ecosistemi nel loro complesso sia a livello locale sia nazionale: un aspetto cruciale per proteggere e salvaguardare il nostro futuro”.

Per la Cranfield University, che ha sviluppato per decenni competenze specifiche nell’analisi della qualità del suolo, nella gestione dei dati e nello studio degli ecosistemi, l’apertura del portale è un’azione in linea con il Land Use Framework nazionale, il piano strategico con cui il governo britannico intende coordinare l’uso del territorio bilanciando agricoltura, tutela ambientale, sviluppo urbano e obiettivi climatici. Il programma prevede in particolare la condivisione dei dati ambientali per migliorare le decisioni a livello pubblico e privato.