Clima e impollinatori, per i bombi il caldo non è sempre un nemico
Lo studio americano: i principali impollinatori agricoli riescono ad adattarsi meglio del previsto al rialzo delle temperature moderato. Ma le ondate di calore estremo possono compromettere un’intera colonia
di Matteo Cavallito
Il cambiamento climatico potrebbe avere effetti più complessi del previsto sui bombi, insetti impollinatori fondamentali per l’agricoltura e gli ecosistemi naturali. Lo segnala nuovo studio pubblicato sul Journal of Animal Ecology che sottolinea come l’aumento delle temperature non sia necessariamente un fenomeno negativo per tutte le specie.
“Il riscaldamento climatico è una delle principali cause del declino globale degli impollinatori, comprese le api sociali che vivono in grandi colonie e forniscono servizi di impollinazione essenziali”, spiega la ricerca. “La biologia della nidificazione gioca un ruolo chiave nel determinare la resilienza della colonia ai cambiamenti climatici, ma la sua influenza sulle prestazioni della colonia ha ricevuto finora poca attenzione”. Per comprendere a fondo i meccanismi in atto, precisano gli scienziati in una nota, occorre in particolare estendere le osservazioni dai singoli esemplari all’intera colonia, dal cui equilibrio dipende la sopravvivenza di ogni insetto.
Lo studio in laboratorio e nei campi
I bombi, spiegano i ricercatori, hanno sviluppato sofisticati sistemi di termoregolazione: quando fa caldo ventilano il nido battendo rapidamente le ali, mentre nelle giornate fredde riscaldano la covata facendo vibrare i muscoli. A oggi, tuttavia, sono ancora pochi i tentativi di monitoraggio diretto delle temperature nei nidi e, con essi, i dati sull’effetto del clima sull’equilibrio biologico degli impollinatori.
Nel corso dello studio gli scienziati hanno esaminato “in che modo il riscaldamento climatico influenzi l’efficienza di foraggiamento dei bombi e i comportamenti di termoregolazione secondo gli scenari climatici previsti per la metà e la fine del secolo”.
La ricerca, che si è concentrata sul Bombus impatiens, una specie molto diffusa nell’est degli Stati Uniti e ampiamente utilizzata in agricoltura, si è articolata in quattro fasi. Prima sono state confrontate le temperature di nidi sotterranei simulati e di cassette artificiali fuori terra. Successivamente alcune colonie sono state trasferite in laboratorio e sottoposte a diverse condizioni termiche per osservare come cambiavano i comportamenti delle api. Lo studio ha poi analizzato l’impollinazione dei fiori di cetriolo in sei località comprese tra Georgia e Michigan. Tutti i dati, infine, sono stati integrati in modelli matematici per stimare l’impatto del clima sulle colonie.
I benefici del caldo e i rischi delle ondate estreme
I dati sono stati sorprendenti: le colonie che nidificano sottoterra sembrano essere infatti protette dal caldo grazie all’isolamento naturale del terreno con conseguenze favorevoli per la raccolta di nettare e polline. “Contrariamente alle previsioni, i nostri risultati mostrano che il riscaldamento aumenterà le ore ottimali di foraggiamento per i bombi e ridurrà le necessità di incubazione della covata, migliorando potenzialmente l’efficienza nella raccolta di risorse”, si legge nello studio.
Più delicata la situazione dei nidi fuori terra, dove le api devono spendere molte energie per raffreddare l’ambiente interno. Anche in questo caso, però, i vantaggi del clima più mite sembrano compensare in parte i costi energetici.
Il problema vero, però, emerge quando si superano determinate soglie. “Le temperature estreme estive potrebbero aumentare notevolmente la necessità di ventilazione, soprattutto nei nidi fuori terra”, spiega infatti lo studio, “distogliendo le operaie dalla raccolta di cibo e da altre attività essenziali per la colonia”. In Georgia i nidi esposti raggiungono temperature insostenibili per circa nove ore all’anno che, secondo gli scenari climatici più critici, potrebbero aumentare in futuro fino a 200. Bastano pochi episodi estremi, in ogni caso, per provocare la morte delle larve o alterarne lo sviluppo. Compromettendo in questo modo l’intera colonia.
Come proteggere gli impollinatori
Secondo i ricercatori, i risultati suggeriscono la necessità di ripensare le pratiche agricole legate all’allevamento dei bombi, soprattutto migliorando il raffreddamento delle cassette artificiali utilizzate per l’impollinazione. Altre azioni semplici ma concrete per aiutare gli impollinatori includono piantare fiori autoctoni nei giardini o sui balconi per ridurre le distanze che le api devono percorrere per trovare nutrimento. Fondamentale, infine, la tutela delle aree boschive, che offrono ombra e habitat adatti alla nidificazione.
Quello della tutela degli insetti resta un problema chiave considerando che, come ha ricordato in passato la FAO in occasione del World Bee Day, che si celebra ogni anno il 20 maggio, tre quarti delle colture alimentari nel mondo dipendono in una qualche misura dalle api e dagli altri impollinatori.
Il fattore climatico, ha dimostrato lo studio, ha un impatto potenzialmente enorme. E se è vero che un riscaldamento moderato può garantire per gran parte dell’anno condizioni migliori per i bombi, ha osservato la ricercatrice Elsa Youngsteadt, “bastano poche ore dannose per compromettere seriamente una colonia, per esempio se le larve muoiono o si sviluppano in modo anomalo”. Per questo, conclude la ricerca, gli sforzi di conservazione “dovrebbero considerare l’ambiente di nidificazione come un fattore critico nelle strategie di resilienza climatica per le api e le altre specie animali”.

pixnio Public Domain – Free Creative Commons Zero (CC0) Photos
Circular Economy Network
Pixabay Creative Commons CC0 1.0 Universal Public Domain Dedication license 


