2 Maggio 2024

L’ultima frontiera: usare l’intelligenza artificiale per salvare le api

Gli algoritmi di machine learning permetteranno di analizzare grandi set di dati su habitat delle api e sui pericoli sanitari e ambientali, a partire dal rischio Varroa. L’iniziativa è alla base della partnership tra la società B Corp italiana Apicoltura urbana e la norvegese BeeFutures

di Emanuele Isonio

 

Sfruttare il grande potenziale nascosto dell’intelligenza artificiale per raggiungere l’obiettivo di frenare la perdita di api e di altri insetti impollinatori. Un’idea pionieristica resa realtà da una collaborazione tra una società B Corp italiana – Apicoltura Urbana – è la società norvegese BeeFutures, leader nell’innovazione biotecnologica, annunciata nelle settimane scorse.

L’urgenza di intervenire

L’urgenza di individuare soluzioni a tutela delle api è ormai nota, tanto da aver spinto le Nazioni Unite a dedicare a questi preziosi insetti una Giornata che si celebra in tutto il mondo ogni 20 maggio. Le api, sia domestiche che selvatiche, svolgono infatti un ruolo cruciale nell’impollinazione del 70% delle specie vegetali del pianeta e contribuiscono al 35% della produzione alimentare globale. Cambiamenti climatici, malattie, uso di pesticidi, perdita di habitat naturali rappresentano però altrettante pericolose minacce per la sopravvivenza. Loro e nostra: La perdita di questi impollinatori porterebbe inevitabilmente a una drastica riduzione della biodiversità vegetale e aumentare significativamente i costi di produzione agricola a causa della necessità di ricorrere a metodi di impollinazione artificiale. Monitorare le api oggi significa proteggere tutti gli impollinatori.

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Le api e insetti impollinatori in generale hanno un ruolo cruciale per la nostra sicurezza alimentare e per gli ecosistemi. Qui, 5 dei “servizi” garantiti dalla loro presenza. FONTE: Archivio FAO.

Da qui l’idea dei tecnici di Apicoltura Urbana: “Con questa nuova tecnologia – spiega Giuseppe Manno, Ceo e fondatore di Apicoltura Urbana – realizziamo un tracciamento reale della biodiversità, con interventi che non sono più basati su modelli ma su dati reali dalla presenza di fioriture all’impatto di azioni concrete che si possono misurare nel tempo”.

Api come bioindicatori

Considerato lo straordinario raggio di azione del volo delle api di circa 3000 ettari, l’equivalente di 4000 campi da calcio, e il loro contatto con le matrici ambientali (aria, acqua e suolo) – con circa 18 milioni di micro campionamenti riportati ogni giorno all’alveare – questo permette di avere dei dati in tempo reale sulle condizioni ambientali e sullo stato di salute degli insetti, informazioni successivamente processate all’interno del sistema digitale proprietario.

Le api diventano bioindicatori efficaci, capaci di rilevare precocemente squilibri che potrebbero nuocere alla biodiversità e alla salute umana. Gli algoritmi di machine learning implementati permettono di analizzare vasti set di dati relativi all’habitat delle api, ai loro comportamenti, alle malattie che le affliggono e alle minacce ambientali, offrendo così una visione più ampia e dettagliata delle sfide che questi impollinatori devono affrontare.

Utilizzando gli stessi algoritmi di intelligenza artificiale delle auto a guida autonoma e con una tecnologia video avanzata, vengono riconosciute le api, il loro movimento e il polline presente nelle loro zampe.

Un occhio sempre aperto

La tecnologia è in grado di catalogare il colore del polline, individuare il tipo di pianta e misurare lo stato di salute della biodiversità, identificando in tempo reale situazioni di allarme come gli avvelenamenti nel contesto agricolo e di conseguenza reagire da remoto chiudendo l’accesso all’alveare e preservando la salute della colonia.

“L’intelligenza artificiale – prosegue Manno – aiuta a monitorare l’ambiente circostante e prevenire anche i parassiti, come il Varroa, spesso mortali per questi animali”. Un acaro non autosufficiente che si attacca al corpo delle api per sopravvivere, trasmettendo malattie e causando spesso la morte di intere colonie. L’adozione del sistema di IA abbatte naturalmente questo parassita attraverso l’innalzamento della temperatura in modo controllato, rendendo superfluo l’uso di trattamenti chimici.

“Con l’introduzione di questi algoritmi possiamo rilevare pattern e anomalie importanti che possono essere utilizzati per prendere decisioni informate sulla gestione e la conservazione della biodiversità e consapevoli sulle attività di un’azienda”, spiega Andrea Grieco, Impact Manager di Apicoltura Urbana.

Non solo api

Usare l’intelligenza artificiale per salvare le api è sicuramente un’idea innovativa. Ma non è il solo ambito applicativo del comparto agricolo che può sfruttarne i vantaggi. L’interazione tra IA, algoritmi, immagini satellitari, droni, sensori e app può infatti risultare determinante per la diffusione di tecniche di agricoltura 4.0, capace di ridurre l’impronta ecologica del settore e anche i costi dei mezzi di produzione, a partire dai costosi (e controversi) fertilizzanti. Non a caso, i dati dell’Osservatorio Smart Agrifood segnalano che il mercato dell’agricoltura 4.0 nel 2022 è cresciuto del +31% rispetto all’anno precedente, con valore stimato di 2 miliardi di euro.