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Biochar e crediti di carbonio: due opportunità per il settore agroforestale
4 Luglio 2022

Biochar e crediti di carbonio: due opportunità di reddito per il settore agroforestale

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Accademia dei georgofili

L’Accademia dei Georgofili ha ospitato a Firenze una giornata di studio per illustrare le occasioni offerte dal carbon farming e dalla crescita dei mercati del carbonio. E il biochar può rivelarsi in tal senso un alleato prezioso

di David Chiaramonti *

 

Inquadrare le possibilità che i mercati di carbonio possono offrire al settore agroforestale come nuova forma di reddito collegata alle attività di contrasto al cambiamento climatico e alla salute del suolo: un obiettivo cruciale, tanto da essere stato l’oggetto di una giornata di studio presso l’Accademia dei Georgofili nei giorni scorsi.

La possibilità di generare crediti di carbonio per il mondo agricolo diverrà infatti molto importante nei prossimi anni e decenni. Non solo per ridurre le emissioni proprie del settore agroindustriale, ma anche per la possibilità di valorizzare l’enorme potenziale di compensazione (offset) del mondo agroforestale nei molti settori soggetti ad una drastica riduzione delle proprie emissioni di gas serra (sino alla completa riduzione al 2050).

Le speranze nel biochar

In questo contesto, il biochar rappresenta una opzione di particolare rilievo: può essere prodotto da biomasse residuali lignocellulosiche o di altra natura, ad esempio digestati, e persino da flussi derivanti dal trattamento della frazione organica dei rifiuti urbani, come previsto dal nuovo regolamento EU Fertilizzanti, in vigore dal luglio 2022.

Dopo una breve introduzione al “prodotto biochar”, sono state discusse le diverse forme di sequestro del carbonio nel suolo (labile e recalcitrante), e come queste si collochino rispetto ai mercati di carbonio (volontari ed obbligati), con un particolare focus sul sistema EU ETS (Emission Trading Scheme).

Adattare la regolamentazione Ue

La possibilità di collegare le rimozioni (Removal Unit) di carbonio ai crediti obbligati ETS (Allowances) è una significativa occasione. Essa però richiede di adattare la regolamentazione esistente in Europa. Una tale azione azione è non solo necessaria, ma quantomai opportuna, sia perché sviluppare ex novo un nuovo mercato Carbon Farming è una operazione complessa che richiede tempo e risorse, sia perché l’urgenza di contrastare il cambiamento climatico – dispiegando nella sua interezza il potenziale agroforestale – richiede azioni rapide ed immediate. Questo è ancor più vero sin da quando la COP21 (e successive COP, Conference Of Parties) ha sottolineato la necessità ormai imprescindibile di sviluppare non solo progetti Carbon Neutral, quali ad esempio l’introduzione a grande scala delle fonti rinnovabili di energia, ma progetti Carbon Negative, in grado cioè di rimuovere permanentemente (cioè per un tempo superiore ai 100 anni) Carbonio dall’atmosfera.

Questa rappresentazione grafica aiuta a capire quanto sia diverso il peso mondiale dei Paesi responsabili delle emissioni di CO2 e i Paesi che subiscono le principali conseguenze dei cambiamenti climatici.

Questa rappresentazione grafica aiuta a capire quanto sia diverso il peso mondiale dei Paesi responsabili delle emissioni di CO2 e i Paesi che subiscono le principali conseguenze dei cambiamenti climatici. FONTE: Rapporto “I Padroni della Terra”, 2021.

Un beneficio contro la desertificazione

La soluzione offerta dalla pirolisi delle biomasse lignocellulosiche per produrre biochar consente chiaramente di conseguire risultati win-win, in grado cioè di portare benefici su diversi piani e rispetto a molteplici degli obiettivi Europei e globali: in sostanza, attraverso la produzione e l’impiego di biochar nel terreno (tipicamente nei primi 30 cm di suolo, topsoil), la rimozione del carbonio avviene contestualmente all’aumento della resilienza dei suoli rispetto agli effetti del cambiamento climatico, generando un percorso virtuoso nel lungo periodo. Il beneficio è particolarmente rilevante per le aree mediterranee, soggette a desertificazione e marginalizzazione, aree stimate in 8.5 Mha nei soli Paesi Europei dell’aera del EU MED. Tutto ciò, ovviamente, se combinato con l’impiego di pratiche agronomiche sostenibili, la selezione di colture idonee alle mutate condizioni climatiche, l’intensificazione ed alla valorizzazione dei nutrienti organici recuperabili da molteplici stream, a partire dall’impiego del compost.

Cambiamento previsto per quanto concerne il rischio di desertificazione, in base agli scenari 2,4°C (a sinistra) e 4,3°C), nel periodo 2071‑2100 rispetto al 1981‑2010. FONTE: Fonte: Spinoni, J., Barbosa, P., Dosio, A., McCormick, N., Vogt, J., “Is Europe at risk of desertification due to climate change?”, Geophysical Research Abstracts Vol. 20, 2018, EGU2018‑9557, Assemblea generale dell’EGU 2018.

Cambiamento previsto per quanto concerne il rischio di desertificazione, in base agli scenari 2,4°C (a sinistra) e 4,3°C), nel periodo 2071‑2100 rispetto al 1981‑2010. FONTE: Fonte: Spinoni, J., Barbosa, P., Dosio, A., McCormick, N., Vogt, J., “Is Europe at risk of desertification due to climate change?”, Geophysical Research Abstracts Vol. 20, 2018, EGU2018‑9557, Assemblea generale dell’EGU 2018.

Rispetto ad altre forme di valorizzazione della sostanza organica, il biochar presenta infatti caratteristiche peculiari, e per questo può essere efficacemente impiegato in combinazione e sinergia con altre forme, quali appunto il compost.

In particolare, come ormai ampiamente riportato nella letteratura scientifica e da organismi internazionali quali l’International Panel on Climate Change (IPCC), il biochar rappresenta una forma molto stabile di sequestro ed utilizzo del carbonio, e questo lo rende particolarmente idoneo alla valorizzazione sui mercati del Carbonio.

CO2, nell’EU-ETS sfiorati i 100 €/t nel 2022

La giornata di studio, introdotta dalla Fondazione ReSoil e dal Politecnico di Torino, ha affrontato non tanto gli aspetti tecnici del biochar, ma soprattutto quelli relativi alla possibile connessione ai mercati del Carbonio, in forte crescita in tutto il mondo. I valori economici raggiunti dalla tonnellata di CO2 in mercati quali, ad esempio, l’EU-ETS (Emission Trading Scheme) hanno sfiorato i 100 €/t nel 2022.

Al momento il settore agricolo non è un soggetto compreso nel mercato EU ETS. Per questo a breve il Politecnico di Torino sta proponendo di aprire una procedura a Bruxelles, chiamata Innovation Deal, finalizzata a poter discutere con la Commissione Europea la rimozione di barriere non tecniche ai mercati. Tra le altre, anche la possibilità di introdurre la generazione di crediti di carbonio nel reddito agrario, sui cui – come illustrato dal presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei deputati, Filippo Gallinella – il nostro Paese si sta impegnando, e dove possono essere mobilitati fondi del PNRR, tema esposto dal Direttore Generale del MIPAAF, Paolo Casalino.

L'andamento dei diversi mercati per i crediti di carbonio. FONTE: D. Chiaramonti, presentazione Giornata studio Georgofili 20.6.2022

L’andamento dei diversi mercati per i crediti di carbonio. FONTE: D. Chiaramonti, presentazione Giornata studio Georgofili 20.6.2022

All’incontro hanno contribuito la Commissione Europea (European Innovation Council), la FAO (bioenergie e sequestro carbonio nei Paesi Terzi), l’European University Institute (che ha fornito una fotografia aggiornata sul tema del mercato del Carbonio) e la Regione Toscana, che ha dato il patrocinio all’evento e lo ha inserito nel contesto del PSR.

L’autore

David Chiaramonti, PhD, Professore Ordinario di Sistemi Energetici ed Economia dell’energia presso il Politecnico di Torino e presiede il Renewable Energy COnsortium for R&D. È autore di oltre 180 pubblicazioni. Ha partecipato ad oltre 27 progetti Europei su biocarburanti, biochar e bioeconomia. Già membro di IEA-Bioenergy, è membro della task force UN-ICAO sui combustibili alternativi per l’aviazione, EU ETIP-B e consiglio direttivo del Cluster italiano SPRING sulla chimica verde. Ha coordinato l’ART Fuel Forum della DG ENER ART. Ha ricevuto il Linneborn Prize all’EUBCE-2017 di Stoccolma ed è nella lista della Stanford University del 2% degli scienziati più citati.