Il vento dall’Africa fertilizza l’Amazzonia. Pioggia permettendo
Uno studio internazionale svela come i sistemi atmosferici regolino la disponibilità di nutrienti trasportati dalle correnti d’aria sopra l’Atlantico che dall’Africa arrivano in Amazzonia
di Matteo Cavallito
L’avanzata di masse d’aria fredda nell’emisfero settentrionale può influenzare la fertilità dei suoli amazzonici. A rivelarlo è uno studio coordinato da ricercatori brasiliani e tedeschi e pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters, secondo cui i sistemi atmosferici su larga scala controllano il trasporto di aerosol ricchi di nutrienti dall’Africa all’Amazzonia. Secondo gli autori, in particolare, le ondate di freddo e le anomalie di alta pressione nell’Atlantico meridionale modificherebbero il regime delle precipitazioni e, con esso, la possibilità che la maggiore foresta tropicale del Pianeta foresta amazzonica riceva aria “pulita” oppure carica di particelle.
La scoperta porta a un ripensamento delle cause del fenomeno. Finora, infatti, gli scienziati ritenevano che a giocare un ruolo pressoché esclusivo fossero i cambiamenti nella direzione dei venti. Lo studio, invece, ha mostrato la centralità della pioggia e della sua capacità di “lavare” l’atmosfera durante il tragitto degli aerosol sopra l’Atlantico.
I suoli in Amazzonia dipendono dai nutrienti africani
Per i terreni amazzonici l’apporto esterno di nutrienti è da sempre decisivo. “Il trasporto atmosferico di gas in tracce e particelle aerosol svolge un ruolo cruciale nelle dinamiche degli ecosistemi, fornendo macro e micronutrienti essenziali”, spiega lo studio. “Nei suoli delle foreste pluviali fortemente alterati e soggetti a lisciviazione, il fosforo è l’elemento più carente, seguito da calcio, potassio e magnesio”.
Per comprendere i meccanismi che regolano il trasporto atmosferico tra Africa e Sud America, i ricercatori hanno utilizzato le misurazioni giornaliere di “black carbon” raccolte dall’Amazon Tall Tower Observatory (ATTO), una torre alta 325 metri situata nella riserva di Uatumã, in Brasile.
Lo studio
Il black carbon è una fuliggine prodotta dalla combustione di biomassa e combustibili fossili e rappresenta un indicatore utile per tracciare il trasporto di particelle su grandi distanze. Nella stagione delle piogge, il 60% del suo ammontare totale presente in Amazzonia proviene dall’Africa.
Nella ricerca, i dati, registrati tra il 2015 e il 2022, sono stati confrontati con informazioni meteorologiche globali per individuare eventuali correlazioni tra circolazione atmosferica, precipitazioni e concentrazione di aerosol.
Gli studiosi hanno individuato i giorni caratterizzati da massimi e minimi di precipitazioni lungo la fascia tropicale atlantica, distinguendo così periodi “puliti” e periodi “inquinati”. Le mappe atmosferiche ottenute hanno permesso di osservare come gli aerosol attraversino l’oceano per poi essere distribuiti nel bacino amazzonico grazie alle correnti a getto a bassa quota.
La pioggia, non il vento, determina l’apporto di nutrienti
I risultati hanno mostrato che i giorni più piovosi nella fascia tropicale coincidono generalmente con condizioni di aria pulita sopra l’Amazzonia. Inoltre, spiegano gli autori, “l’analisi composita ha collegato questi eventi piovosi a sistemi sinottici come le irruzioni di aria fredda dagli Stati Uniti e alle anomalie di alta pressione nel Sud Atlantico, che aumentano la convergenza dell’umidità e le precipitazioni, favorendo la rimozione degli aerosol”.
Questa configurazione atmosferica rafforza la convergenza dei venti a bassa quota sull’Atlantico equatoriale, facendo aumentare il trasporto di umidità verso il Sudamerica e intensificando le precipitazioni.
La pioggia, a sua volta, “ripulisce” l’atmosfera rimuovendo gran parte delle particelle sospese prima che raggiungano la foresta amazzonica. La scoperta smentirebbe così l’ipotesi comunemente accettata dagli studiosi. Non sarebbe dunque la direzione delle masse d’aria, in altre parole, a determinare principalmente il trasporto di nutrienti che, invece, sarebbe influenzato soprattutto dall’intensità delle precipitazioni lungo il percorso transatlantico.
Equilibrio climatico a rischio
Secondo Luiz Augusto Toledo Machado, docente dell’Università di San Paolo e coautore dello studio, ripreso dall’Agenzia FAPESP, i dati “dimostrano che esiste un’interconnessione, una simbiosi della vita sul Pianeta”. Tuttavia, aggiunge lo stesso Machado, anche collaboratore del Max Planck Institute di Magonza, in Germania, “il cambiamento climatico altera questo schema, causando una perturbazione i cui effetti e conseguenze sugli ecosistemi futuri sono ancora sconosciuti”.
Comprendere come la variazione delle temperature influenzerà la circolazione atmosferica diventa quindi essenziale non solo per prevedere il futuro della foresta amazzonica, ma anche per valutare gli effetti sull’equilibrio climatico della Terra. Se il trasporto di nutrienti dovesse diminuire o cambiare traiettoria, infatti, potrebbe essere messa a rischio la capacità dell’Amazzonia di assorbire carbonio. E, con essa, quella di mitigare gli effetti del riscaldamento globale.

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