18 Ottobre 2023

L’Europa farà sempre più spesso i conti con la siccità

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La Commissione ha messo a disposizione una banca dati e un atlante continentale del rischio siccità. Dallo studio dei dati del passato emergono previsioni negative: in futuro il fenomeno si verificherà più spesso

di Matteo Cavallito

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Contrastare la siccità e la carenza idrica. Sono gli obiettivi dei due nuovi strumenti lanciati in questi giorni dalla Commissione UE: la Banca dati europea sugli impatti del fenomeno e l’Atlante continentale del rischio. Queste risorse sono ora disponibili al pubblico su iniziativa dell’Osservatorio europeo della siccità.

“La scarsità d’acqua e la siccità avranno un impatto negativo sulla natura”, ha affermato la Commissione. “Le proiezioni indicano che la salute degli ecosistemi acquatici e terrestri sarà influenzata dalla mancanza di precipitazioni”.

La siccità sarà sempre più frequente

Comprendere le tendenze del passato è il punto di partenza per stimare le evoluzioni del fenomeno nei prossimi anni. Il database europeo presenta i dati sull’impatto delle siccità tra il 1977 e il 2022. Contemporaneamente, l’Atlante del rischio siccità utilizza l’apprendimento automatico per simulare l’impatto che un aumento della temperatura – di 1,5, 2 e 3 gradi centigradi – può avere in futuro. In questo modo è possibile capire in quali regioni dell’Unione europea l’acqua diventerà più scarsa che altrove e quali settori economici saranno maggiormente colpiti.

“Le proiezioni suggeriscono che la siccità si verificherà molto più spesso che in passato. I cambiamenti climatici hanno un impatto diretto sulla frequenza e sull’intensità delle precipitazioni”, spiega la Commissione. “La scarsità d’acqua potrebbe aumentare in modo significativo, in particolare nel Mediterraneo e nell’Europa orientale”.

Conseguenze per agricoltura, energia e trasporti

Quello agricolo sarà ovviamente uno dei settori maggiormente colpiti anche se le differenze a livello geografico potranno essere significative. “A causa dell’aumento del rischio siccità, le rese di alcune colture potrebbero diminuire in modo significativo soprattutto nell’Europa meridionale e in parte anche in quella occidentale, pur rimanendo più sostenibili nelle regioni settentrionali del continente”, sottolinea la Commissione.

Il fenomeno interessa diversi comparti, dall’energia ai trasporti passando per i consumi privati. “Le proiezioni suggeriscono che l’approvvigionamento idrico pubblico, compreso quello di acqua potabile, potrebbe essere messo sotto pressione anche in Paesi nordici come Svezia e Finlandia”, scrive ancora la Commissione. “Nel settore energetico, l’abbassamento dei livelli d’acqua nei fiumi può rendere più difficile il raffreddamento delle centrali nucleari in Francia, mentre i rischi di impatto per la navigazione fluviale potrebbero rimanere significativamente elevati in Germania aumentando soprattutto nella regione del Danubio”.

Metà della UE già colpita dalla siccità

Sul tema della diffusione della siccità era intervenuta in estate l’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) evidenziando come questo genere di eventi fosse ormai distribuito lungo tutto l’anno interessando il Continente a ogni latitudine. Dal 2018, dicono le stime, oltre il 50% del suolo europeo è stato colpito da condizioni di siccità estrema. Emblematico quanto accaduto nella scorsa stagione invernale quando la congiuntura meteorologica ha ridotto il tasso di umidità del suolo, le portate dei fiumi e l’accumulo di acqua nei bacini idrici nella maggior parte della Ue.

“Le proiezioni climatiche a lungo termine indicano che l’Europea meridionale e centrale diventeranno ancora più secche e calde nel corso del XXI secolo”, aveva scritto la EEA. “Le conseguenze per il settore agricolo saranno devastanti. Le perdite economiche totali, previste in tutti i settori economici a causa dell’aumento della siccità, cresceranno entro fine secolo dagli attuali 9 miliardi di euro fino a 25 miliardi. E ciò avverrà se manterremo il riscaldamento globale entro 1,5 °C (ovvero l’obiettivo massimo contenuto negli Accordi di Parigi. Se invece il riscaldamento dovesse salire di 2°C i costi saranno di 31 miliardi di euro. E cresceranno a 45 miliardi se la temperatura media dovesse salire di 3°C”.