15 Novembre 2021

FAO-NASA-Google: un patto a tre per battere la deforestazione con i dati

,

La FAO annuncia l’avvio di una Data Partnership per contrastare la deforestazione. L’iniziativa si basa sulle informazioni geospaziali. Una ricorsa sempre più usata, in questi anni, per il monitoraggio del suolo e delle aree a rischio

di Matteo Cavallito

 

Ascolta “FAO NASA Google un patto a tre per battere la deforestazione con i dati” su Spreaker.

La FAO annuncia l’avvio di una Data Partnership per contrastare la deforestazione. L’iniziativa si basa sulle informazioni geospaziali. Una ricorsa sempre più usata, in questi anni, per il monitoraggio del suolo e delle aree a rischio

Utilizzare i dati geospaziali per frenare la deforestazione alimentata dall’agroindustria. È l’obiettivo dell’iniziativa lanciata dalla FAO e dal World Resources Institute (WRI) con il sostegno dell’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale degli Stati Uniti (USAID). I contenuti dell’operazione, per un investimento complessivo da 13,7 milioni di dollari, sono stati resi noti nel corso della COP26 di Glasgow. La FAO, in particolare, intende coinvolgere i singoli Paesi, a cominciare dalla nazioni in via di sviluppo, per contrastare il fenomeno e con esso il cambiamento climatico. L’operazione coinvolge diversi partner tra cui Google e l’Agenzia Spaziale americana (NASA).

Allarme deforestazione: la Dichiarazione della COP26

Il problema è noto da anni. L’eccezionale sviluppo dell’agricoltura intensiva e dell’allevamento su vasta scala ha favorito il fenomeno del disboscamento soprattutto nelle aree economiche emergenti. Osservata speciale resta la Foresta Amazzonica, vero e proprio epicentro del fenomeno. Tra il 2002 e il 2018, ha sostenuto la Ong Global Witness, l’Amazzonia brasiliana ha perso oltre 20 milioni di ettari di foresta tropicale, “un’area grande quasi quanto il Regno Unito”. Nei primi cinque mesi del 2021, ha ricordato la Reuters, la deforestazione nel territorio brasiliano è cresciuta del 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Sul tema, in ogni caso, sono intervenuti nei giorni scorsi 138 Paesi. Che, nel corso del vertice di Glasgow, hanno firmato una dichiarazione di intenti, ricorda la FAO, con l’obiettivo di “frenare e invertire il processo di deforestazione e degrado del suolo entro il 2030 generando sviluppo sostenibile e promuovendo una trasformazione rurale inclusiva”.

Il ruolo dei dati

Nell’attività di prevenzione e contrasto, il monitoraggio risulta essenziale quanto complicato. L’esplorazione della foresta, infatti, non è sempre agevole. L’operazione richiede tempo e, in ogni caso, non permette di avere un quadro di insieme della situazione. L’utilizzo della tecnologia, però, consente di risolvere il problema. Decisivi, in particolare, i dati geospaziali. Ovvero tutte quelle informazioni costituite da immagini aeree o satellitari catturate a distanza da sensori o strumenti vari e rese accessibili agli operatori.

Il progetto annunciato in questi giorni darà vita a un’iniziativa denominata Forest Data Partnership che coinvolgerà anche Unilever e si baserà sull’uso del programma NASA-USAID SEVIR. “L’iniziativa servirà a creare un ecosistema di dati geospaziali coerenti in modo che tutti gli attori – residenti locali, governi, produttori, trader e finanziatori – siano in grado di accedere a informazioni coerenti, open-source, disponibili al pubblico e convalidate, relative al rischio forestale e al ripristino”, spiega la FAO. Questi dati, precisa l’organizzazione, “consentiranno un monitoraggio e una verifica credibili e sistematici”. Due elementi “essenziali per capire e prevenire la deforestazione e ripristinare le terre degradate”.

Esperienze di successo

Non è la prima volta che gli operatori utilizzano il rilevamento a distanza con l’obiettivo di controllare e preservare la salute del suolo. Di recente, ad esempio, i ricercatori della University of Massachusetts Amherst hanno usato le immagini satellitari raccolte dalla NASA per valutare le condizioni dei terreni agricoli della Corn Belt, nel Midwest statunitense. La University of Illinois, inoltre, ha costruito con l’aiuto della stessa Agenzia Spaziale un modello capace di descrivere la storia di un campo agricolo e valutarne le migliori scelte di gestione.

Diverse migliaia di chilometri più a Sud, le comunità indigene dell’Amazzonia peruviana monitorano dal 2018 i loro territori grazie all’uso di droni e di un’applicazione per smartphone. Le informazioni raccolte in questo modo vengono elaborate in un centro regionale che si avvale anche delle immagini provenienti dai satelliti. In questo modo, sostengono le tre organizzazioni non governative che hanno promosso il progetto – la Rainforest Foundation US, il World Resources Institute (WRI) e ORPIO – le aree interessate hanno registrato un forte calo della deforestazione: meno 52% il primo anno, meno 21% nel secondo.