26 Settembre 2022

Le torbiere del Congo sono un argine contro il cambiamento climatico

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La ricerca diffusa da Nature: oltre un quarto del carbonio stoccato nelle torbiere del Pianeta si trova nel bacino del fiume Congo. Ma questi ambienti sono minacciati dallo sfruttamento del suolo

di Matteo Cavallito

 

Le torbiere del bacino del fiume Congo sono più estese del previsto. Lo riferisce una ricerca pubblicata in estate dalla rivista Nature. Il lavoro, che ha portato a una misurazione accurata di un habitat mappato la prima volta soltanto nel 2017 evidenzia l’importanza del territorio nel contrasto al cambiamento climatico.

Le torbiere locali, ricorda infatti Bloomberg, sequestrano attualmente circa 29 miliardi di tonnellate di carbonio, pari all’ammontare delle emissioni globali registrate in un periodo di tre anni. Ma attenzione: la conservazione di questo ambiente, avvertono i ricercatori, è minacciata dal possibile sfruttamento del territorio. Un fenomeno tuttora molto diffuso in diverse aree del Pianeta, inclusa l’Africa.

Lo studio

“Il più grande complesso di torbiere tropicali globali si trova nel bacino centrale del Congo”, scrivono i ricercatori. “Tuttavia, la mancanza di misurazioni sul campo non permetteva di comprendere la distribuzione di questi habitat e la quantità di carbonio in essi immagazzinata”. Lo studio, il primo del suo genere condotto sul campo nella Repubblica Democratica del Congo, che ospita due terzi delle torbiere che si estendono lungo il fiume, ha permesso di ottenere una misurazione più accurata.

“L’indagine mostra un’estensione pari a 167.600 km2, che rappresenta il 36% dell’area delle torbiere tropicali del mondo”, si legge nella ricerca. L’habitat osservato, rileva quindi Bloomberg, risulta più esteso del 15% rispetto a quanto precedentemente stimato.

Inoltre, prosegue il team degli studiosi, provenienti da diverse università del Regno Unito e della Repubblica Democratica del Congo, tra cui Leeds, Edimburgo, Kisangani e Mbandaka, “i risultati raccolti evidenziano come quelle congolesi conservino all’incirca il 28% del carbonio stoccato nelle torbiere tropicali del Pianeta”.

L’importanza delle torbiere

Caratterizzate da una particolare biodiversità, le torbiere attirano da sempre l’attenzione degli scienziati per il loro ruolo di mitigazione climatica. Ma l’efficacia di questi ambienti nello stoccaggio di carbonio può variare notevolmente nelle diverse regioni del Pianeta. “Rispetto a quelle recentemente mappate nell’Amazzonia peruviana”, rilevano ad esempio i ricercatori, “le torbiere del Congo immagazzinano quasi il doppio del carbonio per ettaro”.

Tutelare queste aree, aggiungono, significa anche preservarne la biodiversità sia vegetale che animale. I rischi però non mancano dal momento che nella fascia tropicale del Pianeta soltanto l’8% del carbonio stoccato in questi ambienti si trova all’interno di aree protette. Oltre il 90% dell’elemento sequestrato, in altre parole, si colloca in spazi soggetti allo sfruttamento del suolo.

Torbiere in pericolo

Il fenomeno, per altro, è già evidente. Le concessioni per il taglio del legname, l’esplorazione mineraria e la produzione dell’olio di palma interessano già il 26% delle torbiere dell’area. Alla fine di luglio, scrive Bloomberg, “Il Congo ha lanciato una gara d’appalto per 30 permessi di estrazione di petrolio e gas, molti dei quali interessano le torbiere”.

Inoltre, “il presidente Felix Tshisekedi ha dichiarato che il Paese si impegnerà a ridurre al minimo l’impatto ambientale, ma anche che la nazione ha bisogno di sviluppare l’industria petrolifera per migliorare le condizioni di vita dei suoi cittadini, che sono tra i più poveri del mondo”.

I timori riguardano soprattutto l’impatto delle operazioni sulla tenuta dell’umidità di questi ambienti. Già di per sé più secche rispetto alle omologhe presenti in altri Paesi come Indonesia e Perù, infatti, le torbiere del Congo appaiono in questo senso particolarmente vulnerabili. La riduzione della presenza di acqua, ricordano i ricercatori, favorisce la decomposizione di rami e radici morte nel terreno e il conseguente rilascio di CO2. Con evidenti danni per il clima.