11 Aprile 2024

Legge sul suolo, ok dell’Europarlamento. Ma niente obblighi vincolanti

,

Il Parlamento europeo ha approvato la proposta di legge sul monitoraggio dei suoli. Introdotti cinque livelli di classificazione per la salute dei terreni. Ma salta il cronoprogramma obbligatorio di miglioramento introdotto durante l’esame della Commissione Ambiente. Ora parola a Consiglio Ue e trilogo

di Emanuele Isonio

 

Sì alla proposta di legge europea sul monitoraggio dei suoli. Ma stop agli emendamenti migliorativi più ambiziosi, approvati nelle settimane scorse dalla Commissione parlamentare Ambiente, che chiedevano obblighi vincolanti per gli Stati membri, con precise scadenze temporali per migliorare la salute dei terreni. È il risultato della sessione plenaria dell’Europarlamento riunita ieri a Strasburgo.

Le novità rispetto al testo della Commissione europea

Il testo, approvato con 336 voti a favore, 242 contrari e 33 astensioni, rappresenta il primo tentativo di dotare la Ue di una legge espressamente dedicata alla salute dei suoli. La nuova norma, come già proposto nella versione presentata a luglio 2023 dalla Commissione Von der Leyen, obbligherà i Paesi membri a monitorare prima e poi a valutare lo stato di salute di tutti i suoli sul proprio territorio. Le autorità nazionali potranno applicare gli indicatori che meglio illustrano le caratteristiche di ciascun tipo di suolo a livello nazionale, partendo però da un set minimo di cui tenere conto. Un modo per poter contare su una base omogenea di dati, che era stato proposto durante l’esame preliminare in Commissione Ambiente.

“Siamo finalmente vicini al raggiungimento di un quadro comune europeo per proteggere i terreni europei dal degrado” ha commentato dopo il voto il relatore Martin Hoisìk (Renew Europe) subito dopo il voto. “Senza suoli sani, non ci sarà vita su questo pianeta. Il sostentamento degli agricoltori e il cibo sulla nostra tavola dipendono da questa risorsa non rinnovabile. Ecco perché è nostra responsabilità adottare il primo atto legislativo a livello europeo per monitorare e migliorare la salute del suolo”.

Il voto della plenaria ha inoltre confermato l’introduzione di una classificazione a cinque livelli dello stato ecologico del suolo: elevato, buono, moderato, degradato e gravemente degradato. Per essere considerato sano, un suolo deve collocarsi nei primi due livelli.

Dietrofront sul cronoprogramma vincolante

Non è stato invece approvata la proposta che avrebbe rappresentato la novità più ambiziosa rispetto al testo originario: quella di introdurre un preciso cronoprogramma di ripristino che avrebbe obbligato gli Stati membri a migliorare entro un decennio i “suoli gravemente degradati” in “suoli degradati” e di far salire di un livello gli altri entro 6 anni.

La bocciatura è stata commentata negativamente dall’area progressista e ambientalista. “Di fronte alla forte opposizione dei gruppi di destra – osserva ad esempio la deputata italiana Beatrice Covassi, negoziatrice per il gruppo dei Socialisti e Democratici – il Parlamento europeo non è riuscito a includere obblighi temporali che avrebbero prevenuto ulteriori danni: un buon suolo è infatti fondamentale per far fronte agli impatti dei cambiamenti climatici come siccità e inondazioni, invertire la perdita di biodiversità e fornire cibo sulle nostre tavole”. La deputata sottolinea comunque che “nonostante alcune battute d’arresto la legge includerà comunque l’obiettivo di mantenere tutti i suoli in condizioni sane entro il 2050. Il voto rappresenta un passo storico verso la prima legge europea sulla qualità del suolo, simile alla legislazione già esistente sugli standard di qualità dell’aria o dell’acqua”.

Nella legge un registro dei siti contaminati

Nel testo approvato, il Parlamento europeo chiede inoltre alla Commissione di elaborare un pacchetto di strumenti per la gestione sostenibile del suolo, con informazioni pratiche per gli agricoltori.

Confermate anche le novità relative ai siti contaminati (sono circa 2,8 milioni in tutta la Ue): entro 4 anni dovrà essere creato un registro pubblico che li riunisca. I Paesi Ue dovranno poi indagare, valutare e recuperare quelle aree per ridurre i rischi sanitari e ambientali legati alla contaminazione del suolo, addebitando i costi di ripristino ai responsabili della contaminazione, secondo il principio “chi inquina, paga”.

“Quella sui siti contaminati è sicuramente la parte più interessante della legge, perché colmerà un vuoto che ha causato molti danni” spiega Stefano Masini, responsabile Ambiente e Territorio di Coldiretti. “Se ora avessimo questo registro, potremmo usare molti di quei terreni per scopi energetici, senza dover depredare suoli agricoli e andare in competizioni con le produzioni a scopo alimentare. Questo ritardo a intervenire ci ha privato di una cartografia indispensabile per costruire progetti di recupero e valorizzazione dei siti contaminati”.

Che cosa manca per l’approvazione definitiva

L’approvazione in prima lettura del testo da parte dell’Europarlamento è un passo importante verso l’adozione definitiva della direttiva. Al traguardo, mancano ancora due tappe fondamentali: il Consiglio dell’UE (che riunisce i rappresentanti dei diversi Stati) dovrà adottare una propria posizione rispetto al testo della Commissione europea. A quel punto si aprirà il “trilogo”, nel quale i rappresentanti di Commissione, Parlamento e Consiglio dovranno trovare l’accordo su un testo condiviso.

Se si arriverà al via libera, servirà poi un ulteriore voto da parte della plenaria di Strasburgo. Passaggio formale, di solito. Ma non in questo caso: perché l’iter non si concluderà prima del voto di giugno che ridisegnerà gli assetti dell’assemblea parlamentare. E l’atteggiamento del nuovo Parlamento rispetto alla legge sul suolo, soprattutto in caso di affermazione dei partiti conservatori e sovranisti, potrebbe essere decisamente meno benevolo. Anche perché dalla composizione del nuovo Parlamento dipenderà anche l’orientamento della futura Commissione. Due questioni decisamente non secondarie.