14 Marzo 2024

Legge Ue sul suolo, le novità dopo il voto in Commissione Ambiente

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La proposta di relazione sulla EU Soil Monitoring Law è stata approvata dalla Commissione ENVI dell'Europarlamento lunedì 11 marzo. FOTO: EP Press Archive

L’organismo interno dell’Europarlamento ha adottato il progetto di relazione sulla Soil Monitoring Law. I deputati chiedono set di indicatori della qualità del suolo, un’accelerazione nei tempi di ripristino dei terreni degradati e un registro pubblico dei suoli contaminati. Prossima tappa: la plenaria dell’11 aprile

di Emanuele Isonio

 

Introdurre un cronoprogramma più stringente per il ripristino della salute dei suoli, dotarsi di un set di indicatori di qualità e prevedere un registro pubblico obbligatorio dei terreni contaminati. Sono le tre novità più rilevanti contenute nella proposta di relazione sulla Legge europea per il monitoraggio del suolo, approvata nella serata di lunedì 11 marzo dalla commissione Ambiente del Parlamento europeo.

Un testo rafforzato

La proposta, adottata con 42 voti favorevoli, 26 contrari e 14 astensioni, è il primo passo nel percorso che porterà l’Europarlamento ad adottare il testo con il quale si presenterà alle successive trattative con il Consiglio dell’Unione europea. Se l’assemblea plenaria dell’11 aprile dovesse confermare gli emendamenti, la legge originariamente proposta dalla Commissione europea a luglio 2023 ne uscirebbe indubbiamente rafforzata.

“Siamo finalmente vicini al raggiungimento di un quadro comune europeo per proteggere i nostri suoli dal degrado” ha commentato l’europarlamentare slovacco Martin Hoisìk (Renew Europe) relatore del provvedimento. “Senza suoli sani, non ci sarà vita su questo pianeta. Mezzi di sussistenza e cibo degli agricoltori sulla nostra tavola dipendono da questa risorsa non rinnovabile. Ecco perché è nostra responsabilità adottare la prima legislazione a livello comunitario per il suo monitoraggio e la sua salute”.

Un cronoprogramma e tre livelli di monitoraggio

Il testo proposto dalla Commissione Ambiente dell’Europarlamento prevede infatti l’esigenza di introdurre alcuni obblighi temporali cui gli Stati membri dovrebbero aderire. In particolare, i deputati hanno ipotizzato che il livello di ripristino della salute dei suoli segua una tempistica precisa:

  • entro dieci anni, i Paesi UE devono trasformare i “suoli gravemente degradati” in “suoli degradati”;
  • entro sei anni i “suoli degradati” dovranno migliorare fino a raggiungere uno “stato ecologico moderato”;
  • nello stesso lasso di tempo, i suoli con uno “stato ecologico moderato” dovranno essere migliorati fino ad avere uno stato ecologico “buono”.

Per raggiungere questi obiettivi, fondamentali sono ovviamente le azioni di monitoraggio. I deputati hanno quindi proposto che ai Paesi membri vengano proposti tre diversi livelli di monitoraggio, contenenti ciascuno una serie di indicatori e criteri per valutare la salute di un suolo. Nel livello 1 sarà contenuto un “insieme minimo” di indicatori. Viene lasciato al governo di ciascun Paese la libertà di scegliere quale set di monitoraggio adottare.

Entro 4 anni la mappa dei terreni contaminati

La proposta di modifica relativa ai terreni contaminati parte da un dato, proveniente peraltro dalla Commissione Ue: sul territorio Ue ci sono circa 2,8 milioni di siti potenzialmente contaminati. Ma troppo spesso, soprattutto in alcuni Stati, non si hanno adeguate informazioni su di essi. Per colmare tale lacuna, i deputati della Commissione Ambiente propongono l’obbligo di stilare entro 4 anni dall’approvazione della direttiva un elenco pubblico di tali siti. I Paesi Ue dovranno poi indagare, valutare e recuperare quelle aree per ridurre i rischi sanitari e ambientali legati alla contaminazione del suolo. “I costi – si legge in una nota della commissione parlamentare – devono essere sostenuti dai responsabili della contaminazione in linea con il principio ‘chi inquina paga’ ”.

La mappa dei siti di interesse nazionali e regionali in attesa di bonifica. FONTE: ISPRA.

La mappa dei siti contaminati di interesse nazionali e regionali in attesa di bonifica. FONTE: ISPRA.

Un percorso in salita

Il percorso per l’adozione definitiva del testo con le modifiche richieste dalla commissione Ambiente non è però semplice. Ci sono le elezioni europee che incombono e che rischiano di bloccare l’iter di approvazione. Ma non solo. Il voto di lunedì ha mostrato che il consenso attorno al nuovo testo è tutt’altro che ampio. Al momento i rappresentanti del PPE si sono in gran parte astenuti. Alcuni di loro hanno invece votato contro, al fianco dei conservatori del gruppo ECR e dei nazionalisti di Identità e Democrazia, che per tutta la legislatura sono stati all’opposizione della Commissione von der Leyen.

C’è poi tutto il capitolo delle negoziazioni con i rappresentanti dei governi in seno al Consiglio Ue, da sempre molto sensibili alle dinamiche e pressioni nazionali. Tanti elementi che portano gli analisti a dubitare di poter arrivare a un accordo su un testo definitivo della direttiva entro giugno prossimo. E anche dopo, la strada rimarrà decisamente in salita: bisognerà infatti vedere quale sarà il peso che i diversi gruppi politici avranno nel nuovo Parlamento e quale maggioranza esprimerà la prossima Commissione europea.