7 Febbraio 2024

Senza il cambiamento climatico, rileva uno studio internazionale, l’Amazzonia non avrebbe sperimentato l’eccezionale siccità agricola che ha interessato l’area attorno al principale fiume della regione

di Matteo Cavallito

 

L’eccezionale siccità registrata nel Bacino dell’Amazzonia nel corso del 2023 sarebbe stata provocata principalmente dagli effetti del cambiamento climatico. Il fenomeno, in altre parole, sarebbe legato più al rialzo generale delle temperature che all’azione del Niño, ovvero del riscaldamento periodico delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico Centro-Meridionale e Orientale nei mesi invernali che si verifica mediamente ogni cinque anni. A sostenerlo è uno studio che ha coinvolto, tra gli altri, ricercatori dell’Imperial College di Londra e dell’Universidade Federal do Rio de Janeiro.

“Scienziati brasiliani, olandesi, britannici e statunitensi hanno utilizzato metodi pubblicati e sottoposti a peer-review per valutare se e in che misura la siccità sia stata influenzata dai cambiamenti climatici e da El Niño, notoriamente associato alla presenza del fenomeno in Amazzonia”, si legge in una nota diffusa dal World Weather Attribution (WWA), un gruppo di scienziati formatosi per studiare l’incidenza degli eventi estremi.

Lo studio

L’indagine ha preso in esame l’eccezionale ondata di siccità che ha colpito l’area lo scorso anno. Il fenomeno si è manifestato sia sul fronte meteorologico, con un basso livello di precipitazioni, che su quello agricolo, con una forte incidenza del rilascio dell’acqua da parte del suolo. “La variabile principale utilizzata per caratterizzare la siccità agricola è l’Indice di Evapotraspirazione Precipitativa Standardizzata (SPEI) che utilizza la differenza tra le precipitazioni e l’evapotraspirazione potenziale stessa per stimare la disponibilità di acqua”, spiega il World Weather Attribution.

“Più i valori sono negativi, più la siccità è classificata come grave”.

A livello meteo, invece, il fenomeno è descritto da un indice noto come SPI (Standardised Precipitation Index) e basato soltanto sulle piogge. Secondo gli scienziati i livelli di siccità osservati sono assolutamente eccezionali, al punto da verificarsi una (a livello meteo) o due volte (sul fronte agricolo) in un secolo.

El Niño? No, il clima

L’oscillazione del Niño ha contribuito certamente ad alimentare il fenomeno, spiegano gli autori. Ma il rialzo delle temperature avrebbe avuto in realtà un ruolo più rilevante. “I due fenomeni hanno contribuito più o meno allo stesso modo alla riduzione delle precipitazioni nella regione”, spiega la nota.

“Tuttavia, la forte tendenza all’inaridimento è stata quasi interamente dovuta all’aumento delle temperature globali, ragion per cui la gravità della siccità attualmente in corso è in gran parte determinata dai cambiamenti climatici”.

Combinando l’analisi degli indici con i modelli climatici gli scienziati hanno evidenziato come la probabilità che si verifichi la siccità meteorologica sia aumentata di dieci volte. Contemporaneamente la siccità agricola è diventata circa trenta volte più probabile.

In Amazzonia l’effetto sul suolo è determinante

Il problema è noto da tempo. Lo scorso anno, uno studio cinese pubblicato sulla rivista Science, ha osservato come la siccità lampo, ovvero il fenomeno della carenza idrica improvvisa, stia diventando sempre più frequente su scala globale proprio a causa del cambiamento climatico. L’intensificazione del fenomeno, nel dettaglio, interesserebbe oggi il 74% delle regioni globali identificate dal Rapporto speciale sugli eventi estremi negli ultimi 64 anni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change dell’ONU.

Gli interventi sul suolo, ovviamente, sono decisivi. Come dimostra il caso emblematico dell’Amazzonia. “L’esposizione agli impatti della siccità è stata aggravata da pratiche storiche di gestione della terra, dell’acqua e dell’energia, tra cui la deforestazione, la distruzione della vegetazione, gli incendi, la combustione di biomassa, l’agricoltura industriale, l’allevamento di bestiame e altri problemi socio-climatici”, evidenzia ancora il World Weather Attribution. Questi eventi “hanno ridotto la capacità del terreno di trattenere l’acqua e l’umidità, facendo così peggiorare le condizioni di siccità”.