12 Aprile 2021

Il Brasile salverà l’Amazzonia… se pagano USA e Norvegia

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La richiesta del ministro Salles: un miliardo di dollari per frenare la deforestazione in Amazzonia. Un messaggio “diplomatico” e controverso alla luce della politica ambientale del presidente Bolsonaro

di Matteo Cavallito

 

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Il Brasile è pronto a soccorrere l’Amazzonia riducendone drasticamente la deforestazione. Ma l’operazione, secondo il governo, non potrà realizzarsi pienamente senza un aiuto estero quantificato nella modica cifra di un miliardo di dollari. Lo ha affermato il ministro dell’Ambiente Ricardo Salles in un’intervista concessa nei giorni scorsi al quotidiano O Estado de Sao Paulo e ripresa dalla Reuters. Parole che non mancheranno di alimentare discussioni quelle pronunciate dal titolare del dicastero. Il governo brasiliano presieduto da Jair Bolsonaro, infatti, è accusato da tempo di perseguire una politica del tutto inadeguata in campo ambientale. Nonché di aver favorito il fenomeno dell’accaparramento della terra (land grabbing) proprio all’interno del celebre polmone verde del Paese.

Il Piano Amazzonia: fino al 40% di deforestazione in meno

Nell’intervista Salles ha ipotizzato che il suo Paese sarebbe in grado di ridurre la deforestazione in una misura compresa tra il 30% e il 40% impiegando risorse estere nello spazio di 12 mesi. Secondo i piani, un terzo della cifra verrebbe impiegata per il contrasto al disboscamento mentre la parte restante sarebbe destinata a finanziare progetti di sviluppo economico. “Ci siamo rivolti agli Stati Uniti e abbiamo già chiesto alla Norvegia se intende collaborare” ha dichiarato il titolare del dicastero. “Se non dovessimo ricevere il denaro faremo il massimo con le nostre risorse ma in quel caso non posso assumere l’impegno di fornire percentuali”.

Un messaggio diplomatico

Le parole del ministro si prestano a una lettura diplomatica. Nel 2019, in risposta alla contestata politica del presidente Bolsonaro, la Norvegia ha imitato la Germania sospendendo i propri finanziamenti al Fondo per la tutela dell’Amazzonia promosso dal governo brasiliano. Gli USA, ha ricordato lo stesso Salles, hanno promesso di stanziare 20 miliardi per la tutela della principale foresta del Pianeta. “Chiediamo un ventesimo della cifra” ha dichiarato il ministro. Oslo e Washington, per ora, non si sono espresse. Resta evidente in ogni caso come la posizione del Brasile in campo ambientale abbia contribuito negli ultimi anni ad alimentare una certa tensione con i Paesi del G20.

L’Amazzonia ha perso oltre 20 milioni di ettari in 16 anni

Quella di Salles resta una figura controversa. Il ministro è considerato molto sensibile agli interessi dell’agroindustria, uno dei gruppi di pressione più vicini, a sua volta, allo stesso Bolsonaro. Non sorprende che, nel corso degli anni, il titolare del dicastero abbia ammesso l’esistenza di un problema legato alla deforestazione chiamando però in causa soprattutto le responsabilità dell’industria mineraria e sottostimando, al tempo stesso, quelle del settore alimentare.

La tesi contrasta con la denuncia delle Ong. “La produzione di carne bovina in Brasile è il principale motore delle emissioni causate dalla deforestazione in tutta l’America Latina” ha sostenuto in particolare Global Witness. Tra il 2002 e il 2018 l’Amazzonia brasiliana ha perso più di 20 milioni di ettari di foresta tropicale. “Un’area grande quasi quanto il Regno Unito”.