27 Dicembre 2021

Gli esperti FAO: “Suolo, acqua e agricoltura: il peggioramento è sconvolgente”

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Gli autori del Rapporto FAO sul Suolo intervistati da Re Soil Foundation: “Abbiamo sempre meno terra da destinare all’agricoltura”. E manca un organismo internazionale di tutela dei terreni

di Matteo Cavallito

 

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Ormai non ci sono dubbi: per salvare l’agricoltura globale occorrono scelte sostenibili. Ma quel che più conta è che bisogna agire subito con un coordinamento internazionale senza precedenti. Sia da parte dei governi che delle società private. Lo spiegano a Re Soil Foundation due esperti della FAO commentando l’ultima edizione del SOLAW 2021, o “The state of the world’s land and water resources for food and agriculture”. Il rapporto sullo stato di salute del suolo agricolo e delle risorse idriche diffuso in queste settimane dalla stessa organizzazione ONU.

“I sistemi interconnessi di terra, suolo e acqua sono spinti al limite e i sistemi agricoli sono giunti al punto di rottura”, spiega Feras Ziadat, il coordinatore dello studio. “Le pressioni sulla terra e sulle risorse idriche sono arrivate al punto in cui la produttività dei sistemi agricoli chiave è compromessa e i mezzi di sussistenza sono minacciati”.

I Paesi poveri nell’occhio del ciclone

Determinante il crescente peso dell’agroindustria che penalizza i piccoli proprietari, costretti a gestire quel che resta – ovvero un suolo a forte rischio degrado – con ovvie conseguenze.

“Attualmente il margine per invertire la tendenza al deterioramento e all’esaurimento delle risorse è ristretto” dice Ziadat, “ma la complessità e la portata del compito non devono essere sottovalutate”.

I numeri del resto parlano chiaro. Nel mondo, i terreni soggetti a degrado indotto dall’azione dell’uomo ammontano a 1,66 miliardi di ettari. Oltre un quarto dell’area, 466 milioni, si colloca nei Paesi in via di sviluppo. Il confronto con il precedente studio, condotto nel 2011, e con i numeri di inizio secolo è impietoso.

“I terreni agricoli? Meno 22% da inizio secolo”

“Dal 2011 il ritmo del cambiamento è stato sconvolgente e allarmante in termini di esaurimento del suolo, della terra e delle risorse idriche e di relativa perdita di biodiversità senza contare l’indebolimento delle funzioni ecosistemiche”, spiega ancora Ziadat.

Che aggiunge: “Nel 2050, avremo bisogno di produrre quasi il 50% in più di cibo, mangimi e biocarburanti rispetto al 2012. Tuttavia, la nostra superficie agricola totale è diminuita di 128 milioni di ettari dal 2000, la superficie agricola disponibile pro capite è diminuita di oltre il 22% tra il 2000 e il 2019 e il degrado indotto dall’uomo colpisce il 34% dei terreni destinati all’agricoltura”.

L’emergenza climatica e le sue conseguenze – tra cui la salinizzazione del suolo – complicano ovviamente il quadro.

Tecnologia e investimenti a sostegno dell’agricoltura

Secondo il coordinatore del rapporto, le soluzioni al problema dovranno essere necessariamente pianificate su larga scala. “Possiamo prenderci cura dei suoli trascurati, affrontare la siccità e far fronte alla scarsità d’acqua attraverso l’adozione di nuove tecnologie e approcci di gestione”, sottolinea.

Il sostegno all’agricoltura e gli investimenti, inoltre, “possono essere riorientati tenendo conto dei benefici sociali e ambientali”. Occorrono in particolare “progressivi finanziamenti multifase di progetti agricoli legati a sussidi reindirizzati per mantenere in gioco i sistemi di terra e acqua”. Ma anche un’ampia raccolta dati per monitorare gli effetti del cambiamento climatico “che si rivelerà essenziale lungo tutta la catena del valore del settore alimentare”.

“I governi sono ancora in ritardo”

Il ruolo dei governi, in questo senso, è decisivo. Ma a incidere negativamente è ancora l’estrema variabilità delle regolamentazioni di tutela delle risorse naturali. Che, sottolinea Ronald Vargas, scienziato del suolo e Segretario della Global Soil Partnership della FAO, cambiano notevolmente da Paese a Paese.

“Diverse nazioni sono riuscite a muoversi verso quadri giuridici più completi che affrontano le minacce al suolo causate da una moltitudine di attività umane, e hanno adottato leggi nazionali sul tema”, dice. “Ma si tratta ancora di una minoranza di paesi”.

I problemi persistono anche a livello internazionale. Ad oggi, infatti, non esiste ancora un organismo specifico impegnato nella tutela del suolo e delle risorse idriche su scala planetaria. “Per colmare questa lacuna”, prosegue Vargas, “i membri della FAO hanno istituito nel 2012 la Global Soil Partnership (GSP), un meccanismo di collaborazione per far progredire la governance del suolo promuovendone una gestione sostenibile”. A dieci anni di distanza, aggiunge, “c’è ancora molta strada da fare, anche se la GSP ha dimostrato di essere un efficace meccanismo di cooperazione e di azione”.

“Serve il sostegno dei privati”

Secondo Vargas, tuttavia, il successo delle politiche di tutela del suolo e delle sue risorse dipenderà anche dal coinvolgimento dei privati. Chiamati a sostenere “strumenti importanti come le linee guida volontarie per la gestione sostenibile del suolo e il codice internazionale per l’uso responsabile dei fertilizzanti“. Ma non è tutto.

“Attualmente, c’è un enorme interesse da parte del settore privato nelle pratiche per favorire il sequestro di carbonio da parte dei suoli come un veicolo per compensare le emissioni”, aggiunge. “Ma abbiamo bisogno di garantire che i prezzi e gli investimenti appropriati promuovano la salute del suolo nel suo complesso, in modo da poter ottenere molteplici benefici per diversi soggetti senza concentrarci solo sui crediti di carbonio”.

Insomma, per garantire una protezione adeguata, come previsto per altro dagli stessi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, serve uno sforzo più ampio. “È importante – conclude Vargas – che il settore privato finanzi la gestione sostenibile del suolo nel mondo, per frenare il degrado e garantire i servizi ecosistemici”.