1 Ottobre 2021

Allarme sale: dalla FAO un simposio per tutelare i terreni del Pianeta

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L’eccesso di sale interessa 11 milioni di chilometri quadrati di suolo nel mondo. Sotto accusa anche la cattiva gestione dell’irrigazione. Un evento  FAO per approfondire il fenomeno e proporre soluzioni

di Matteo Cavallito

 

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Per incrementare la produttività agricola occorre frenare l’accumulo di sale nei terreni. È il messaggio della FAO in vista dell’imminente simposio online in programma dal 20 al 22 ottobre prossimo. L’evento (qui il link per registrarsi) è realizzato, tra gli altri, dalla Global Soil Partnership della stessa organizzazione, dall’Intergovernmental Technical Panel on Soils (ITPS) e dal governo dell’Uzbekistan. Obiettivo dell’iniziativa è quello di inquadrare possibili soluzioni a un fenomeno preoccupante che contribuisce alla perdita di biodiversità favorendo, al tempo stesso, l’erosione. “I suoli colpiti dall’eccesso di sale riducono sia la capacità delle colture di assorbire acqua sia la disponibilità di micronutrienti“, rileva la FAO. ” Essi inoltre accumulano anche ioni tossici per le piante che possono degradare la struttura del terreno stesso”.

I terreni salini e sodici si estendono per 1,1 miliardi di ettari

Nel novero dei cosiddetti Salt-affected soils (SAS), per citare la definizione ufficiale, si segnalano i terreni salini e quelli sodici (categoria, quest’ultima, che comprende anche i suoli alcalini, quelli cioè in cui il pH supera quota 8,5). Nel mondo, sostiene la FAO, i terreni in questa condizione si estenderebbero per 1,1 miliardi di ettari, 11 milioni di chilometri quadrati. Un’estensione, per capirci, superiore alla superficie degli Stati Uniti (9,6 milioni). Il 60% del totale è costituito da terreni salini, il 26% da suoli sodici e la quota restante da territori soggetti a entrambi i fenomeni. Le aree più colpite sono Medio Oriente, Australia, Nord Africa ed Eurasia.

L’eccesso di sale è una minaccia per la salute del suolo

La salinizzazione si verifica quando una quantità eccessiva di elementi come sodio, calcio, potassio, magnesio e altri ancora si accumula nel terreno dopo l’evaporazione dell’acqua. Parte del fenomeno è di origine naturale, l’intervento umano fa il resto. Sotto accusa, in particolare, le pratiche insostenibili di gestione del terreno come lo scarso intervento di drenaggio o l’irrigazione realizzata utilizzando acqua con eccessivo contenuto di sale. Il risultato è che il terreno perde di fertilità e si espone a un crescente rischio di degrado e desertificazione. L’impatto negativo si fa così sentire sulla produzione agricola, la sicurezza alimentare e la fornitura di servizi ecosistemici essenziali. La salinizzazione e la sodificazione dei suoli, in altre parole, rientrano a pieno titolo nell’elenco delle peggiori minacce alla salute dei terreni.

Gli obiettivi del simposio

“Gli obiettivi principali del simposio consistono nel condividere le conoscenze sulla prevenzione, la gestione e l’adattamento alla salinità”, spiega quindi la FAO. Ma anche nello “stabilire connessioni critiche tra scienza, pratica e politica, facilitando la discussione tra i decisori, i produttori di cibo, gli scienziati e i professionisti”. Più nel dettaglio, proseguono gli organizzatori, si tratta di esaminare le conoscenze attuali, consolidare e armonizzare i dati, rivedere, discutere e migliorare le politiche e la valutazione esistente degli impatti del fenomeno sulla produzione agricola e l’ecosistema. Gli operatori coinvolti, inoltre, dovranno valutare nuove pratiche e tecnologie innovative per una gestione sostenibile dei suoli. Oltre a promuovere, infine, un programma di intervento per affrontare il fenomeno su scala globale.