22 Giugno 2021

Il mese più buio dell’Amazzonia: a maggio la deforestazione cresce del 67%

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Nell’Amazzonia brasiliana la deforestazione accelera come mai prima d’ora. Rischi per il clima e danni economici sono una certezza. La risposta del governo non convince.

di Matteo Cavallito

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La deforestazione dell’Amazzonia brasiliana è cresciuta del 67% a maggio nel confronto con il medesimo periodo dell’anno precedente. Lo segnalano le cifre diffuse dall’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile e riprese, tra gli altri, dalla Reuters. Numeri preoccupanti, ovviamente, che susciteranno, con ogni probabilità, ulteriori critiche all’esecutivo di Jair Bolsonaro. Da tempo, infatti, il presidente brasiliano è accusato di perseguire una politica nemica dell’ambiente e di favorire il fenomeno dell’accaparramento della terra o land grabbing. Ad aprile, la deforestazione aveva fatto segnare una crescita del 43%, l’incremento mensile più elevato da 5 anni a questa parte.

La deforestazione accelera

Quello della deforestazione rappresenta un fenomeno di lungo periodo. Alimentata dall’espansionismo dell’agroindustria, ha sostenuto l’Ong Global Witness, la distruzione dell’Amazzonia brasiliana ha portato alla scomparsa di oltre 20 milioni di ettari di foresta tropicale tra il 2002 e il 2018. Di fatto parliamo di “un’area grande quasi quanto il Regno Unito”. A spaventare ulteriormente è poi il pericoloso trend manifestatosi quest’anno. Nel 2021, ricorda infatti la Reuters, il fenomeno è cresciuto del 25%. A conti fatti, nei primi cinque mesi dell’anno, la foresta ha perso un’area di 2.548 chilometri quadrati, pari a tre volte l’estensione della città di New York.

SOS clima. E paga anche l’agroindustria

Le conseguenze sono evidenti, soprattutto sul fronte climatico. Nell’Amazzonia meridionale, ha sostenuto ad esempio una ricerca realizzata dal Terrestrial Ecosystem Dynamics Laboratory dell’Università di Helsinki, l’agricoltura condotta su larga scala determina “un maggiore aumento della temperatura” nel confronto con le attività agricole dei piccoli operatori. Il disboscamento ad ampio raggio, inoltre, “ha maggiori probabilità di ridurre le precipitazioni” danneggiando così il clima. Ma non solo.

Un recente studio pubblicato su Nature Communications ha evidenziato come la deforestazione impatti in ultima analisi proprio sul settore dell’agroindustria. Ovvero sul principale responsabile del problema. L’indagine coordinata dagli scienziati del Centre for Remote Sensing dell’Università Federale di Minas Gerais, stima che il decremento delle precipitazioni nel periodo 2015-50 si tradurrebbe in un significativo calo di produttività per gli operatori, determinando, ad esempio, danni complessivi pari a 5,6 miliardi di dollari per i soli coltivatori di soia. Nel settore dell’allevamento bovino le perdite supererebbero addirittura i 180 miliardi.

La risposta politica non convince

A preoccupare, infine, è la controversa risposta politica del governo brasiliano. Nei mesi scorsi, il ministro dell’ambiente Ricardo Salles ha previsto la possibilità di ridurre la deforestazione in una misura compresa tra il 30% e il 40% in un anno. Tale ipotesi, tuttavia, si fonda sulla disponibilità di Stati Uniti e Norvegia ad erogare importanti aiuti economici. In risposta alle contestate scelte del presidente Bolsonaro, Oslo ha sospeso nel 2019 i suoi finanziamenti al Fondo per la tutela dell’Amazzonia promosso dal governo brasiliano.

Ad aprile, ha ricordato ancora la Reuters, lo stesso Bolsonaro aveva promesso di raddoppiare i fondi per la tutela delle risorse naturali. Il bilancio federale 2021 approvato il giorno seguente, al contrario, ha registrato addirittura un taglio spesa ambientale.