29 Ottobre 2021

Da Ecomondo, l’appello alla Ue: “Su suolo, agricoltura e bioeconomia faccia presto”

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L’analisi degli esperti dalla fiera della Green economy: la tutela del suolo  decisiva per il raggiungimento degli obiettivi climatici. Per questo occorre accelerare sulle iniziative politiche e regolamentari. La bioeconomia deve essere protagonista. E le colture bio devono triplicare in un decennio

di Matteo Cavallito

 

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Il suolo e la sua tutela sono sempre più al centro del dibattito continentale. Ma le iniziative politiche, al momento, non si sono ancora tradotte in un adeguato sostegno normativo. Anche per questo, non bastasse la doppia emergenza “clima-biodiversità”, occorre agire subito accelerando sulle iniziative già intraprese. È questo, in sintesi, il messaggio lanciato dall’incontro “Caring for soil is caring for life” organizzato dal Comitato Tecnico Scientifico di Ecomondo in collaborazione con la European Mission for Soil Health and Food, Re Soil Foundation e Coldiretti e svoltosi ieri nell’ambito della kermesse riminese.

“I suoli occupano un quarto del nostro Pianeta e producono il 99% del nostro cibo” sottolinea César Luena, eurodeputato e rapporteur del Parlamento sulla Biodiversity Strategy 2030. “Tuttavia”, prosegue, “manca ancora un provvedimento specifico che ne garantisca la protezione a livello comunitario”.

Tutelare il suolo per proteggere il clima

Luena, in ogni caso, si è detto fiducioso circa la possibilità di colmare presto questa lacuna. Una speranza condivisa dai relatori che, al tempo stesso, sottolineano la necessità di fare presto. L’agenda, d’altra parte, è serrata. “Entro il 2030 dobbiamo ridurre le emissioni del 55% rispetto ai livelli del 1990 per poi raggiungere il net zero nel 2050 e in tutto questo il suolo resta un fattore decisivo”, spiega Andrea Tilche, membro della segreteria tecnica del Ministero della Transizione Ecologica. “È necessario contrastarne il consumo e promuovere buone pratiche per il mantenimento della sostanza organica nel terreno”.

“Siamo a un bivio: servono azioni coerenti”

Ma quali sono, esattamente, le iniziative di cui abbiamo bisogno? “Occorre fissare paletti normativi per indirizzare gli investimenti e le strategie per il suolo”, spiega Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti Piemonte e membro del CdA di Re Soil Foundation. Che aggiunge: “È necessario però che le regole siano precise, altrimenti si rischia di alimentare azioni incoerenti”. Il fatto, prosegue, è che l’Europa (e il mondo) sembrano trovarsi di fronte a un bivio. “Esistono due prospettive”, dichiara. “La prima, negativa, che vede il suolo come una semplice base d’appoggio per produrre energia e risorse in modo indiscriminato. La seconda, positiva, che considera la terra come un bene da proteggere limitandone il consumo e favorendone la fertilità”. Decisivi, in questo senso, gli investimenti nel compost e nel biochar, così come le iniziative di recupero dei terreni marginali.

Bioeconomia protagonista

Secondo i relatori, il filo conduttore delle iniziative europee può essere individuato in un settore in forte crescita: la bioeconomia circolare. “Si tratta di un comparto che è alla base del Green Deal ed è, al tempo stesso, un fattore chiave per un cambio di paradigma”, sottolinea  Catia Bastioli, membro del board della Mission europea Soil Health and Food. Importante, in questo senso, la posizione dell’Italia che, nota Angelo Riccaboni, rappresentante nazionale della stessa Mission UE, mantiene un ruolo di primo piano “essendosi affermata come uno dei grandi attori mondiali del settore”.

Ma se nella Penisola si registrano numeri di tutto rispetto –  317 miliardi di fatturato e 2 milioni di posti di lavoro – molto, a livello continentale, deve ancora essere fatto.  “Oggi restituiamo al suolo appena il 2% della materia organica estratta; il resto finisce in discarica” sottolinea David Newman, direttore generale della European Circular Bioeconomy Policy Initiative, Anche qui, insomma, l’auspicio è uno solo: accelerare sensibilmente.

Su clima, economia e biodiversità serve l’aiuto di tutti

La buona notizia, sottolinea Kerstin Rosenow, direttore della divisione ricerca e innovazione agricola della Commissione UE, è che il tema della salute del terreno attira crescente interesse. Di recente, non a caso, Bruxelles ha istituito l’Osservatorio Europeo sul Suolo, il cui compito consiste nel raccogliere dati a sostegno delle attività di ricerca e sviluppo. A conti fatti, spiega Giovanni De Santi, Direttore del Joint Research Centre della Commissione europea, si tratta di “contrastare il degrado, proteggere la biodiversità e ridurre l’acquisizione di terra con l’obiettivo di stoppare il consumo di suolo legato all’urbanizzazione entro la metà del secolo”.

Ma c’è dell’altro: l’Osservatorio, aggiunge, vuole essere anche “un punto di incontro per condividere esperienze diverse che sono alla base dell’attività normativa”. Per accumulare conoscenza e regolamentare la gestione della terra, insomma, occorre unire le competenze di tutti gli stakeholder, come conferma Marco Falzetti, Direttore dell’Agenzia per la promozione della ricerca europea (APRE). “La sfida è grande – spiega – ma sono tanti gli attori in grado di dare una mano”.

Obiettivo: triplicare i terreni bio

Infine la politica agricola, forse il principale banco di prova delle ambizioni UE. Il 2022 sarà ancora caratterizzato dalla presenza del regolamento transitorio. “Ma a partire dal 2023 la nuova PAC entrerà in vigore e allora sarà fondamentale misurare i risultati che si raggiungeranno nel corso del tempo”, sottolinea Tassos Haniotis, Direttore dell’area Strategia, Semplificazione e Analisi delle Politiche presso la Direzione Generale dell’Agricoltura della Commissione Europea. Osservate speciali, ovviamente, le coltivazioni biologiche.

“Ad oggi questo tipo di colture copre soltanto l’8% terreni agricoli e l’obiettivo è quello di arrivare a quota 25% entro il 2030″, segnala Eduardo Cuoco, Direttore dell’associazione europea di categoria IFOAM. “Per raggiungere questo traguardo dobbiamo promuovere la domanda dei prodotti bio”, aggiunge. “Ma anche sostenere la filiera dando il buon esempio all’intero settore alimentare”. Perché in fondo, conclude, “favorire la transizione al biologico significa anche contribuire a risanare il suolo”.