26 Luglio 2022

UE: la neutralità climatica passa dal suolo (e dal compost)

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In Europa il 31,7% degli stock totali di carbonio organico si trova nel suolo agricolo. Alcune buone pratiche, come l’uso del compost, possono far crescere il sequestro dell’elemento favorendo al contempo le rese dei campi. A ricordarlo, un rapporto dell’Europarlamento

di Matteo Cavallito

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La gestione corretta del suolo e del concime naturale rappresenta il 55% del potenziale di mitigazione climatica del settore agricolo europeo. Lo segnala un rapporto diffuso dalla Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale dell’Europarlamento. Lo studio fa riferimento agli obiettivi fissati da Bruxelles per il raggiungimento del saldo zero nelle emissioni nette del settore.

Nel 2019 il comparto agricolo continentale ha generato 429 milioni di tonnellate di CO2, pari all’11% del totale registrato nella UE. Negli ultimi 30 anni, ricordano gli autori, le emissioni di gas serra di origine agricola sono diminuite di 108 milioni di tonnellate. Il calo, tuttavia, si è registrato interamente nel periodo 1990-2005. Da allora, precisano, l’ammontare delle emissioni è rimasto stabile.

Il sequestro di carbonio è destinato a crescere

“Per raggiungere gli obiettivi di neutralità del Green Deal sarà necessario rimodellare il nostro sistema alimentare e ridurre le emissioni agricole ma anche promuovere il sequestro del carbonio nei suoli coltivati”, si legge nell’indagine. Ma qual è, ad oggi, la situazione nelle diverse aree oggetto di studio? Secondo le stime i suoli europei conservano 34 miliardi di tonnellate di carbonio nei primi 20 centimetri di profondità. Un dato che sale a 75 miliardi se si scende a quota 30 centimetri.

Il 31,7% degli stock totali di carbonio organico si trova nei suoli agricoli (9,3% nei prati e 21,4% nei terreni coltivati). Particolarmente rilevante il ruolo delle torbiere: pur coprendo appena il 6% delle terre emerse della UE, questi terreni trattengono attualmente da un quinto a un quarto del carbonio organico del Continente.

“Nello scenario base”, proseguono gli autori, “a seconda delle diverse condizioni climatiche dal 2010 al 2050 gli stock totali di carbonio organico nei suoli agricoli europei potrebbero salire fino a quota 13,9-14,1 miliardi di tonnellate – contro i 12,8 miliardi attuali – e raggiungere un ammontare compreso tra 8,9 e 9,4 miliardi di tonnellate – rispetto ai 6,7 miliardi odierni – nei pascoli”. Il potenziale di sequestro, aggiungono, è maggiore nei terreni aridi e semiaridi dell’Europa centrale e meridionale.

Il compost svolge un ruolo cruciale per il suolo

Secondo lo studio l’aumento degli stock di carbonio organico nel suolo è essenziale non solo per la regolazione del clima, ma anche per mantenere e migliorare la fertilità naturale dei terreni e la loro salute. Tra le buone pratiche finalizzate a raggiungere questo duplice obiettivo spicca in particolare l’uso del compost. Una strategia, quest’ultima, che al pari di altre operazioni – come l’applicazione di colture di copertura o intercalari – potenzia le funzioni naturali del sistema pianta-terreno a fronte di un rischio ecologico basso o nullo.

Il compostaggio di rifiuti organici selezionati per garantire la qualità del prodotto finito, inoltre, non rappresenta solo una strategia agricola. Dal momento che il riciclo della materia organica contribuisce a creare nuove opportunità di economia circolare.

Decisivo, in ogni caso, l’utilizzo congiunto di pratiche diverse. L’aggiunta di compost quando si incorporano colture intercalari nel terreno e la concimazione di una coltura sottoposta a lavorazione occasionale, ad esempio, producono un miglioramento della biologia del suolo, un aumento delle scorte di carbonio organico e, possibilmente, un aumento delle rese.

Carbon farming decisivo

Gli autori, infine, ricordano come la PAC, la Politica Agricola Comune, fornisca agli agricoltori gli strumenti per impegnarsi in pratiche sostenibili per il sequestro del carbonio. Queste strategie, che rientrano nella categoria del cosiddetto carbon farming, dovranno tuttavia essere sostenute ulteriormente attraverso il monitoraggio e il campionamento del suolo per sopperire alle lacune tuttora esistenti sui dati.

Per questo gli esperti raccomandano di costruire un sistema integrato e affidabile di rilevamento del terreno. E di far crescere, di conseguenza, il numero di siti sperimentali. Questi elementi sono necessari per sviluppare un mercato dei crediti di carbonio retribuendo gli agricoltori per il loro contributo alla riduzione delle emissioni di CO2.