5 Maggio 2022

L’erosione avanza: negli Stati Uniti numeri reali peggiori del previsto

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L’indagine dell’Università del Massachusetts: i campi del Midwest hanno perso quasi 58 miliardi di tonnellate di suolo in un secolo e mezzo. Determinante l’effetto del dissodamento, tuttora ignorato nelle stime governative. Produzione alimentare a rischio

di Matteo Cavallito

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Negli ultimi 150 anni l’erosione ha sottratto al Midwest statunitense 57,6 miliardi di tonnellate di suolo a seguito di pratiche agricole non sostenibili. Lo sostiene uno studio dell’Università del Massachusetts Amherst ripreso dalla rivista Science News. Il dato evidenzierebbe un livello di degrado assai più alto rispetto alle stime del Dipartimento dell’Agricoltura.

Al centro dell’indagine le pratiche di aratura (tillage) utilizzate nel processo di conversione dei terreni incolti in campi agricoli. Secondo i ricercatori, solo lo 0,1% delle praterie originarie americane sopravvive tutt’oggi. Contemporaneamente, la produttività futura dei campi è messa a rischio proprio dal processo di sottrazione del suolo.

L’erosione ammonta a 37 centimetri in 150 anni

“L’erosione degrada i suoli, riduce la resa delle colture e i servizi ecosistemici”, si legge nello studio. “Nel Midwest degli Stati Uniti, questo fenomeno ha fatto sì che i resti di prateria nativa si agganciassero ai terreni agricoli circostanti, fornendo l’opportunità di misurare i tassi storici di distruzione del suolo”. Analizzando 20 siti distribuiti in 9 diversi Stati, i ricercatori hanno usato un Sistema GPS per la rilevazione dell’altitudine valutando così le differenze registrate tra la prateria e il terreno agricolo.

Così facendo, è stato possibile rilevare una differenza media di 37 centimetri che corrisponde a un’erosione media stimata in 1,9 millimetri all’anno dall’introduzione dell’agricoltura tradizionale. Che, in quest’area, risale a circa un secolo mezzo fa.

Stime peggiori del previsto

I dati diffusi dalla ricerca evidenzierebbero una situazione peggiore di quella descritta dalle analisi dello US Department of Agricolture (USDA). A seconda del metodo di rilevazione applicato, infatti, gli osservatori dell’ente governativo hanno registrato negli anni numeri pari rispettivamente a un terzo e un ottavo del valore ottenuto dai ricercatori dell’ateneo del Massachusetts.

Il fatto, nota Science News, è che le stime dello USDA “non includono il dissodamento, un processo agricolo convenzionale in cui si usano macchinari per rivoltare il suolo e prepararlo alla semina”. Questo processo, che altera la struttura stessa del terreno, “aumenta il deflusso superficiale e l’erosione dovuta allo spostamento della terra verso il basso”. Se il dissodamento fosse preso in considerazione, concludono quindi gli scienziati, la dimensione dell’erosione potrebbe essere stimata in modo decisamente più corretto.

Danni per la produzione alimentare

Nel frattempo la diffusione del fenomeno impatta negativamente anche sulle rese. Il degrado del suolo, notano infatti i ricercatori, “riduce la fertilità del terreno rimuovendo la materia organica e le sostanze nutritive che, senza pratiche compensative come la fertilizzazione e i miglioramenti genetici delle colture, porta a un calo dei raccolti”.

L’uso dei fertilizzanti, tuttavia, “non ripristina completamente la produttività dei suoli erosi”. Inoltre, “poiché sono necessari combustibili fossili per alimentarne la produzione, tale pratica non è sostenibile”.

Ad oggi, “la perdita del suolo sta già causando il declino della produzione alimentare“, ha dichiarato a Science News Isaac Larsen, geologo dell’Università del Massachusetts. E i dati sono lì a dimostrarlo. “Con la diminuzione dello spessore del suolo”, scrive infatti la rivista, “la quantità di mais coltivato con successo in Iowa si sta riducendo. E le interruzioni dell’approvvigionamento potrebbero continuare o peggiorare se il tasso di erosione stimato persiste”.

L'andamento dell'erosione dei suoli nei diversi continenti. FONTE: FAO, 2019.

L’andamento dell’erosione dei suoli nei diversi continenti. FONTE: FAO, 2019.

Le colture di copertura come possibile soluzione

L’erosione del suolo è un fenomeno diffuso in tutto il mondo. A favorirla, ricorda la FAO, sono soprattutto le attività umane e, in particolare, alcune pratiche dannose come l’agricoltura intensiva, la deforestazione, l’eccesso di pascolo e i cambiamenti impropri nella destinazione d’uso del terreno.

Tra le soluzioni proposte spiccano in particolare l’introduzione di colture di copertura e l’utilizzo di un’agricoltura senza rassodamento. Negli Stati Uniti, ricorda ancora la rivista, circa la metà degli agricoltori di mais, soia, cotone e grano avrebbe applicato almeno una volta una qualche strategia anti-erosione, secondo quanto riportato dallo stesso USDA. Le colture di copertura, tuttavia, sarebbero usate per contro molto di rado, ovvero in appena il 5% dei casi. Un dato su cui incidono gli alti costi della pratica e l’assenza di sussidi governativi.