22 Marzo 2021

Perdita di sostanza organica del suolo, una “tassa occulta” da 4,5 miliardi di euro

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La sostanza organica è essenziale per la funzionalità dei terreni. Intervenire per contrastarne il depauperamento è fondamentale per continuare a poter usufruire delle funzioni ecosistemiche che essa assicura. E per evitare ingenti costi economici che ricadono su tutti noi

 

di Claudio Ciavatta*

Ascolta “Sostanza organica, la sua perdita è una tassa occulta” su Spreaker.

Il tema della sostanza organica del suolo è centrale. Il suolo è un sistema vivente, popolato da una quantità abnorme, miliardi di miliardi, di microrganismi eterotrofi che hanno bisogno di carbonio organico come unica fonte energetica. Senza carbonio organico un suolo non può essere tale, svolgere le essenziali funzioni ecologiche che consentono la vita sul Pianeta. Il suolo è essenziale per lo sviluppo dei vegetali che attraverso le foglie compiono la fotosintesi clorofilliana, mirabile processo capace di trasformare l’energia luminosa in energia chimica, motore di qualsiasi essere vivente, dall’unicellulare al più complesso.

Perché è così importante la sostanza organica

La composizione della sostanza organica del suolo è molto diversa. Si va da composti organici freschi, a molecole organiche in via di composizione per arrivare a macromolecole molto complesse e stabili che prendono il nome di sostanze umiche, l’humus di antica memoria. Questo termine ha la stessa radice nella lingua latina ed ebraica di uomo ed è indissolubilmente legato alla sua vita. Quindi il suolo è un sistema vivente al cui interno abbiamo una componente fondamentale che è l’humus.

Sintetizzando potremmo dire che la sostanza organica del suolo è vita nella vita.

La sostanza organica, pertanto, è un elemento fondamentale per la funzionalità del suolo, cioè della sua fertilità. Nel 1843 il marchese Cosimo Ridolfi, agronomo e politico, fondatore dell’Accademia dei Georgofili, definì come “la mirabile capacità che ha il suolo a produrre”. In realtà il concetto di fertilità del suolo è ben più ampio, ci si riferisce, ad esempio, alle funzioni ecosistemiche, anche se la funzione primaria resta di produrre molecole organiche (carbonio organico) sotto forma di alimenti per i viventi. Compito degli scienziati del suolo è quello di valutare il potenziale che ciascun suolo può esprimere, di mantenerlo e se possibile di promuoverne la fertilità.

Il suolo non è un museo

Occorre, quindi, favorire tutte le azioni capaci di conservare e migliore la fertilità. L’azione primaria è garantire che una parte dei prodotti della fotosintesi restino nel suolo e che tornino al suolo. Dobbiamo garantire apporti di sostanza organica costanti che ne garantiscano la piena funzionalità. Ne va della sua e della nostra vita. Tuttavia, sarebbe sbagliato pensare il suolo in termini museali, cioè di un sistema statico e rigido nel quale la fotografia di oggi debba rappresentare quella del futuro. Anche rifarsi a foto storiche potrebbe non essere la soluzione ideale. Si tratta di un aspetto di estrema importanza per potere avere con il suolo un rapporto corretto, per dare la possibilità di esprimersi al meglio in termini di potenzialità produttiva. Potremmo raffigurare il suolo come un atleta: occorre conoscerne le potenzialità e, in base ai possibili obiettivi raggiungibili, occorre allenarlo per permettere di ottenere i risultati migliori.

Pertanto, la sostanza organica ha un ruolo chiave nell’ecosistema terrestre: rappresenta la più importante riserva di carbonio rispetto alla biosfera e all’atmosfera. Si accumula nel suolo prevalentemente negli orizzonti più superficiali (primi 50 cm), con una distribuzione varia da suolo a suolo. Il contenuto di sostanza organica, quindi, varia da meno dell’1% in peso in suoli sabbiosi e aridi, all’1-5% negli orizzonti superficiali di suoli coltivati: solo nei suoli organici può essere superiore, fino anche a quasi il 100% delle torbe. Le differenze di contenuti di sostanza organica dipendono dalla copertura vegetale, dal clima, dal substrato pedogenetico, dal tempo e dagli interventi antropici (tipo, profondità e periodo delle lavorazioni).

Un complesso eterogeneo di composti organici diversi

La sostanza organica del suolo è costituita da un insieme complesso ed eterogeneo di composti organici diversi per composizione chimica, struttura fisica e funzioni. La sua dinamica è regolata da processi di idrolisi, decomposizione e resintesi di residui organici di origine vegetale, animale e microbica. La sua componente più recalcitrante, le sostanze umiche, hanno origine da processi di natura prevalentemente microbica. La quantità di sostanza organica, la sua composizione, la sua distribuzione spaziale e la dinamica che ne caratterizza l’evoluzione nel tempo, sono tutti fattori che ne determinano gli effetti su: fertilità chimica, fisica e biologica del suolo; ruolo come sink di CO2 per contrastare il cambiamento climatico; capacità di interagire e influenzare il destino degli xenobiotici. In altri termini sulle funzioni agronomiche riconosciute alla sostanza organica del suolo.

Degrado del suolo, un costo di 80 euro pro capite all’anno

Nei Paesi del Mediterraneo il contenuto medio di sostanza organica si aggira intorno all’1,5%. Si stima che in Italia oltre l’85% della superficie totale dei suoli sia caratterizzata da valori di carbonio organico inferiori al 2%: limite di poco superiore alla soglia di rischio “desertificazione”. È stato calcolato che il degrado del suolo ogni anno costi a ciascun cittadino dell’Unione europea almeno 80 euro. Si stima che i costi annui connessi alla diminuzione di sostanza organica del suolo vadano da 3 a 6 miliardi di euro. Quelli dovuti all’erosione variano tra 1 a 14 miliardi.

Contrastare l’erosione del suolo si può ma solo con l’apporto di sostanza organica, utilizzando tutte le fonti oggi a disposizione, nessuna esclusa, senza preconcetti o che dir si voglia “senza puzza sotto il naso”, previa valutazione tecnica. La scienza e la tecnologia possono darci una grossa mano a migliorare la qualità di molte biomasse di scarto e rifiuto mediante opportuni processi. Il non farlo sarebbe imperdonabile agli occhi delle future generazioni.

 

* Claudio Ciavatta è ordinario di Chimica Agraria presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari (DISTAL) dell’Alma Mater Studiorum all’università di Bologna. Già presidente della Società italiana di Chimica Agraria, studia in particolare gli aspetti chimico-strutturali e biochimici della sostanza organica di suoli, fertilizzanti, di biomasse di riciclo e di rifiuto, e della fertilità del suolo, con particolare riferimento ai cicli dell’azoto e del fosforo. Ha al suo attivo oltre 300 pubblicazioni.