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Pesticidi, nei campi USA 146 mila tonnellate di "sostanze proibite”
14 Luglio 2021

Pesticidi, nei campi USA 146 mila tonnellate di “sostanze proibite”

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La denuncia delle associazioni: “Molti pesticidi banditi in Europa trovano spazio negli Stati Uniti”. I danni per il suolo e la biodiversità sono evidenti. Pressing sull’Agenzia per l’Ambiente USA

di Matteo Cavallito

 

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Non si ferma negli Stati Uniti il dibattito sull’uso eccessivo dei pesticidi in agricoltura. L’ultimo affondo, in ordine di tempo, è arrivato dal sempre attento The Intercept, celebre pubblicazione di inchiesta attiva ormai da diversi anni. Sotto la lente dei suoi reporter, in particolare, è finita addirittura l’EPA, l’Agenzia americana per la Protezione dell’Ambiente, accusata di non aver fatto abbastanza per contrastare l’uso di agenti chimici dannosi in agricoltura. Le conseguenze di una politica troppo morbida nei confronti dei produttori, sostiene la rivista, si fanno sentire tuttora. Evidenziando, verrebbe da aggiungere, la necessità di una svolta a favore di un modello agricolo rispettoso del suolo, del clima e della salute.

Agricoltura USA in grave ritardo

“La crescente evidenza dei pericoli ha indotto i governi di altre grandi economie a rimuovere alcune sostanze chimiche”, scrive The Intercept. “Gli USA, un tempo faro di speranza per la regolamentazione dei pesticidi, restano indietro. Nel 2016, gli Stati Uniti hanno usato 322 milioni di libbre (o 146mila tonnellate) di pesticidi già vietati altrove secondo uno studio pubblicato nel 2019 dal biologo Nathan Donley del Center for Biological Diversity“, un’organizzazione con sede a Tucson, in Arizona. All’epoca almeno 85 pesticidi banditi in Cina, Brasile o Unione Europea per motivi sanitari e ambientali erano ancora utilizzati in America. “Da allora il loro numero è quasi certamente aumentato”.

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Più pesticidi, meno biodiversità

L’uso eccessivo dei pesticidi, ha ricordato lo stesso Center for Biological Diversity, “è il fattore più significativo di perdita di biodiversità del suolo nell’ultimo decennio”.  Una recente indagine commissionata dal governo britannico e nota come “The Dasgupta review“, ad esempio, ha evidenziato come il nostro sistema economico sia dipendente dalla biodiversità stessa. Tutelare quest’ultima, sostengono da tempo gli osservatori, significa di riflesso proteggere la salute del suolo (e viceversa). Garantendo, tra le altre cose, la sicurezza alimentare e il contrasto al cambiamento climatico.

“Si stima che il 95% del cibo del Pianeta provenga direttamente o indirettamente dal suolo e che una gestione sostenibile del terreno possa far crescere la produzione alimentare del 58%” ricorda ancora il Centro studi. “I suoli sono i maggiori accumulatori di carbonio terrestre sulla Terra e la loro capacità di sequestro è legata intrinsecamente alla salute e al corretto funzionamento degli organismi che vi abitano”.

Danni conclamati per il 71% degli invertebrati del suolo

A maggio, in collaborazione con Friends of the Earth, la stessa organizzazione, ha diffuso una petizione legale per sollecitare l’EPA ad assumere criteri più severi nella valutazione dei danni agli ecosistemi del terreno generati dai pesticidi. La lettera, firmata da 67 associazioni a sostegno della salute pubblica, della giustizia ambientale, dei diritti umani e della salute del suolo, chiede in particolare all’agenzia di assumere “un quadro di valutazione del rischio più completo”. Con l’obiettivo di “valorizzare adeguatamente i servizi ecologici di tutte le forme di vita sulla Terra”.

I promotori sottolineano come la diffusione e la tossicità dei pesticidi siano cresciute negli ultimi decenni. “Una recente indagine sull’impatto dei pesticidi sul suolo ha rilevato danni agli invertebrati utili (all’equilibrio del suolo, ndr) nel 71% dei casi. Questo risultato dimostra l’urgente necessità di considerare la salute del suolo come obiettivo ultimo nelle decisioni di autorizzazione dei pesticidi”.

Pesticidi e fertilizzanti fatturano $300 miliardi l’anno

Sul tema è intervenuta di recente anche l’ONU. A marzo, un rapporto a cura dall’UNEP (l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Ambiente) realizzato in collaborazione con la FAO e l’OMS, ha dato una dimensione del boom registrato dal mercato. Secondo le stime, le vendite globali di pesticidi e fertilizzanti “continuano a crescere di circa il 4,1% all’anno e si prevede che raggiungeranno i 309 miliardi di dollari entro il 2025”. Nonostante le attese, il mondo non è riuscito a ridurre il peso della chimica in agricoltura. E i rischi per la salute restano. Secondo l’UNEP, in particolare, i pesticidi causerebbero circa 385 milioni di casi di avvelenamento non intenzionale e 11mila morti all’anno. Senza contare gli impatti negativi “sulle api e sui nemici naturali dei parassiti, sulle popolazioni di uccelli, sugli organismi acquatici e sulla perdita di biodiversità”.