18 Dicembre 2023

La Società Italiana di Chimica Agraria: gli scienziati dovrebbero considerare la salute del suolo come un principio generale che contribuisce al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità, piuttosto che solo come una proprietà da misurare

di Giovanni Gigliotti*, Luciano Cavani** e Claudio Ciavatta**

 

“Il suolo è un sistema complesso all’intersezione tra atmosfera, litosfera, idrosfera e biosfera, fondamentale per la produzione alimentare e per la sostenibilità attraverso il suo sostegno a importanti servizi sociali ed ecosistemici”. È in questo contesto che il concetto di salute del suolo è emerso all’inizio degli anni 2000 e oggi presenta collegamenti con il concetto emergente “One Health” in cui la salute degli esseri umani, degli animali e dell’ambiente sono tra loro collegati.

La salute del suolo è da intendersi come la sua continua capacità di funzionare come un ecosistema vivente che sostiene le piante, gli animali e gli esseri umani e di collegare la scienza agraria in generale e del suolo in particolare alla politica, ai bisogni delle parti interessate e alla gestione sostenibile della catena di approvvigionamento.

Definire e valutare la salute del suolo

Storicamente, le valutazioni del suolo si concentravano sulla produzione agricola, ma oggi la salute del suolo comprende anche il suo ruolo sulla qualità dell’acqua, il cambiamento climatico e la salute umana. Tuttavia, la quantificazione della salute dei suoli è ancora dominata dagli indicatori chimici, nonostante il crescente apprezzamento dell’importanza della sua biodiversità. In questa prospettiva, la definizione e la storia della salute del suolo vengono descritte e confrontate con altri concetti di suolo. Gli scienziati dovrebbero considerare la salute del suolo come un principio generale che contribuisce al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità, piuttosto che solo come una proprietà da misurare.

Pertanto, la salute del suolo è essenziale per la produzione agricola, ma è anche fondamentale per molti servizi ecosistemici. Con questa prospettiva le scienze devono occuparsi della definizione, dell’impatto e della valutazione quantitativa della salute del suolo per delinearne le linee della ricerca.

Salute e qualità vanno di pari passo. Una delle definizioni più accettate di qualità del suolo è quella della Soil Science Society of America degli anni ‘90 del XX secolo che si basa sul concetto di funzionalità:

“capacità di un suolo di sostenere, nel contesto di uno specifico ecosistema naturale o antropico, la produzione vegetale o animale, di contribuire a migliorare la qualità dell’aria e dell’acqua, e di supportare la salute dell’uomo e l’abitabilità ambientale”.

Proprietà intrinseche e dinamiche

Molti ricercatori che si occupano di Scienze del Suolo concordano sulla definizione di qualità dei suoli, ma si trovano in parziale disaccordo sulle procedure da utilizzarsi per la sua misura, dipendendo da proprietà intrinseche (o statiche) e da proprietà dinamiche.

Le proprietà intrinseche, spesso identificate con la tessitura, la pendenza, la struttura e il colore, tendono ad essere stabili e rispondono molto lentamente alla pressione esercitata da fattori di cambiamento.

Le proprietà dinamiche tendono a rispondere rapidamente alla pressione esercitata da fattori di cambiamento e, nel tempo, si mettono in equilibrio con essi. Il punto di equilibrio che determinati processi raggiungono sarà di fatto specifico per ciascun ecosistema e l’effetto dei fattori di cambiamento sulla qualità/funzionalità dei suoli sarà quindi valutato come funzione delle variazioni che i medesimi processi subiscono. Da questo punto di vista, le proprietà dinamiche sono più rispondenti all’approccio scientifico che individua la qualità del suolo con la sua funzionalità. Le proprietà dinamiche rappresentano correntemente il punto focale per sostanziare il termine “qualità del suolo”.

Un indice per la qualità del suolo

La qualità del suolo non può essere misurata direttamente, ma deve essere ricavata da variazioni nei suoi attributi o negli attributi dell’ecosistema, chiamati indicatori. È chiaramente irrealistico usare tutti gli attributi del suolo o dell’ecosistema come indicatori, ma un minimo data set (MDS) comprendente proprietà chimiche, fisiche e biologiche, può essere selezionato per la valutazione della qualità del suolo.

Una via per integrare le informazioni ottenute con la misura di un minimo data set di indicatori è quello di sviluppare un indice di qualità, che può essere un semplice rapporto tra due indicatori o più spesso è un modello multiparametrico che si basa su un MDS di indicatori. Un indice può essere utilizzato per monitorare e predire gli effetti dei sistemi agrari, delle pratiche agronomiche sulla qualità dei suoli, o può evidenziare i primi segni di degradazione.

Gli indicatori proposti dalla Mission Soil dell’Unione europea

La Mission Soil promossa dalla UE propone, per verificare lo stato qualitativo dei suoli, 6 indicatori fondamentali ai quali associare soglie che permettano di verificare l’effetto delle pratiche di gestione del suolo che operano in un determinato momento all’interno di un determinato ecosistema. Gli indicatori proposti sono:

  • presenza di inquinanti,
  • eccesso di nutrienti e sali,
  • copertura vegetale,
  • contenuto di carbonio organico,
  • struttura, includendo anche densità apparente e assenza di compattamento ed erosione,
  • biodiversità,
  • presenza di nutrienti e
  • reazione (pH).

In ambito europeo è prossima l’uscita, su proposta della Commissione Europea, della direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio sul Monitoraggio e la Resilienza del Suolo. Nell’indicare motivi e obiettivi della proposta, la Commissione scrive che “il suolo è una risorsa vitale, limitata, non rinnovabile e insostituibile. Un suolo sano costituisce la base essenziale dell’economia, della società e dell’ambiente, in quanto produce alimenti, accresce la nostra resilienza ai cambiamenti climatici, agli eventi meteorologici estremi, alla siccità e alle inondazioni e favorisce il nostro benessere. Riesce inoltre a immagazzinare carbonio, ha una maggiore capacità di assorbire, conservare e filtrare l’acqua e fornisce servizi vitali come alimenti sicuri e nutrienti e biomassa per i settori non alimentari della bioeconomia”.

L’intervento della prof.ssa Maria Rao, rappresentante SICA alla presentazione del Rapporto Re Soil Foundation

Gli autori

Il presente editoriale è contenuto nel Rapporto 2023 “Il suolo italiano al tempo della crisi climatica”. Giovanni Gigliotti è Presidente della Società Italiana di Chimica Agraria e docente del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, Università degli Studi di Perugia. Luciano Cavani e Claudio Ciavatta sono docenti del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari, Alma Mater Studiorum Università di Bologna.