27 Novembre 2023

World Economic Forum: per soddisfare la crescente domanda alimentare e sequestrare adeguati volumi di gas serra la salute del suolo deve essere una priorità. Decisiva l’agricoltura di precisione

di Matteo Cavallito

 

“Investire nella salute del suolo può far aumentare la produzione alimentare e ridurre parallelamente le emissioni di gas serra”. Lo ha affermato proprio in questi giorni il World Economic Forum (WEF) analizzando l’impatto delle strategie di intervento alla luce dell’obiettivo irrinunciabile della sicurezza alimentare.

“L’agricoltura – ha spiegato il WEF – contribuisce a circa il 25% delle emissioni mondiali di gas serra ed è vista storicamente come un gioco a somma zero: se riduce le emissioni non riesce a produrre tutto il cibo di cui il mondo ha bisogno; se si espande per sfamare una popolazione globale in crescita finisce per accelerare il cambiamento climatico”. Oggi, tuttavia, questo problema può essere superato.

Scommettere sul suolo

“Il suolo è tradizionalmente la risorsa più trascurata nel miglioramento dell’agricoltura e nella mitigazione dei cambiamenti climatici”, scrive il WEF. Eppure, stime FAO indicano che i terreni possano sequestrare oltre il 10% delle emissioni di origine umana. Recenti studi indicano un potenziale ancora più elevato. Alcune ipotesi parlano di una capacità di sequestro pari alla metà delle emissioni globali annue di CO2, Altre ricerche suggeriscono addirittura che i nostri suoli potrebbero potenzialmente sequestrare più CO2 di quanta ne emettiamo ogni anno.

Tra le strategie più importanti per frenare le emissioni di gas serra in agricoltura c’è la riduzione del disboscamento.

La distruzione delle aree forestali, infatti, determina il cambiamento dell’uso dei terreni, alla base, ricorda il Forum, di un terzo delle emissioni di gas serra dell’agricoltura. Queste strategie sono fondamentali per conciliare gli sforzi di mitigazione climatica con l’incremento produttivo. Sempre secondo la FAO, infatti, per soddisfare la domanda alimentare globale la produzione agricola dovrà aumentare del 60% entro la metà del secolo.

Usare i fertilizzanti più adatti

Un’altra strategia fondamentale è la massimizzazione del potenziale del suolo, che passa attraverso un adeguato e calibrato apporto di nutrienti.  I terreni di tutto il mondo, osserva il WEF, presentano carenze di sostanze chiave che ne limitano il potenziale di aumento delle rese e di massimizzazione del sequestro di carbonio. Il 46% dei suoli, in particolare, non contiene abbastanza fosforo, un elemento essenziale per l’agricoltura. Che fare, dunque?

“Il riequilibrio dei nutrienti del suolo richiede un investimento continuo, ma non quel genere di investimento che gli agricoltori potrebbero aspettarsi”, scrive il Forum.

“Non è necessario spendere ingenti capitali per nuove infrastrutture e tecnologie. Al contrario, la salute del suolo può essere migliorata semplicemente fornendo al terreno le sostanze nutritive di cui ha bisogno”. Un sistema valido, in questo senso, è costituito dalla sostituzione  dei fertilizzanti convenzionali con miscele personalizzate che possono intervenire sugli squilibri dei nutrienti del terreno.

Il ruolo dell’agricoltura di precisione

L’applicazione calibrata dei fertilizzanti è associata spesso alla cosiddetta agricoltura di precisione. Ovvero quell’insieme di tecniche che consentono agli agricoltori di ottimizzare l’efficacia delle risorse riducendo al minimo gli sprechi. “È importante notare che l’agricoltura di precisione non si traduce in un aumento dei costi per gli agricoltori”, sottolinea ancora il WEF.

“Al contrario, fornisce a questi ultimi un incentivo economico per gestire il nutrimento dei loro terreni in modo più efficiente, massimizzando al contempo il potenziale di sequestro del carbonio nel suolo”.

L’agricoltura, conclude il Forum, evidenzia una peculiarità nel confronto con altri comparti: essa può sperimentare al contempo un aumento della produzione e una riduzione dell’impatto. Per questo “Gli investimenti nella salute del suolo dovrebbero essere ampiamente accettati come un metodo facilmente scalabile e comprovato per ridurre le emissioni globali, colmare il divario di rendimento e migliorare la resilienza dell’agricoltura nei confronti del cambiamento climatico”.