5 Dicembre 2023

La sfida agli ingenti danni ambientali, sociali ed economici connessi al degrado del suolo è complessa. Per vincerla diffondiamo i tanti esempi virtuosi di gestione. Senza interventi efficaci, a rischio il 90% dei terreni entro il 2050

di Maurizio Martina *

 

ll suolo è una risorsa limitata. Il suo impoverimento e conseguente degrado non sono recuperabili se non nel corso di moltissimi anni. Occorrono fino a 1000 anni per formare circa 3 cm di terra fertile, mentre oggi l’equivalente di un campo da calcio di suolo è eroso ogni 5 secondi.

L’inversione di tendenza è indispensabile

La degradazione del suolo rappresenta una grave minaccia per il pianeta, poiché dai suoli dipendono una serie di servizi ecosistemici fondamentali per il benessere umano, come la protezione dell’ambiente e della biodiversità, la tutela del paesaggio, l’architettura e i processi urbani, oltre alle attività agricole. Il 95% del cibo globale viene prodotto direttamente o indirettamente dal suolo, e con il tasso corrente di erosione si stima che circa il 90% dei suoli sarà a rischio entro il 2050, con tutte le conseguenze che si possono immaginare per la sicurezza alimentare globale. Senza un’inversione di tendenza, potremmo perdere la totalità della terra fertile e coltivabile entro i prossimi 60 anni. In Italia, il 28% dei terreni coltivabili è andato perso negli ultimi 25 anni, mentre un terzo dei suoli mondiali è già soggetto a degradazione.

Le minacce sono molteplici: urbanizzazione, erosione, acidificazione, inquinamento chimico e impoverimento dei nutrienti sono considerati tra i problemi più importanti a livello globale per la produzione agricola, e quindi per la sicurezza e la sostenibilità alimentare.

Ogni anno $400 miliardi di costi

Tutelare la salute del suolo è vitale. La perdita di terreno coltivabile non influisce solo sulla sicurezza alimentare, ma ha anche un costo economico stimato di circa 400 miliardi di dollari all’anno di produzione agricola persa. In Europa, poi, la degradazione dei suoli arriva a costare decine di miliardi di euro all’anno.

Oltre al danno economico, si devono considerare anche le dinamiche relative alla migrazione delle popolazioni costrette ad abbandonare terre ormai improduttive. Numeri già elevati che potrebbero triplicare entro fine secolo se non interveniamo con nuovi modelli produttivi e di tutela per questa preziosa risorsa.

Il legame tra erosione, compattazione del suolo e l'aumento degli eventi catastrofici. FONTE: FAO, 2023.

Il legame tra erosione, compattazione del suolo e l’aumento degli eventi catastrofici. FONTE: FAO, 2023.

Senza suolo sano, impossibile contrastare il climate change

Il suolo, oltre ad essere essenziale per la produzione di cibo, negli ultimi anni si è rivelato anche un alleato fondamentale per mitigare le emissioni di gas serra. La terra, infatti, costituisce il più grande serbatoio naturale di carbonio del pianeta. E se gestito con pratiche sostenibili è in grado di trattenere una grande quantità di carbonio, riducendo così l’emissione di CO2 nell’atmosfera.

Un suolo sano, infatti, immagazzina più carbonio rispetto a quello immagazzinato nell’atmosfera e nella vegetazione combinati e può rimanere sequestrato nel terreno per migliaia di anni.

Esistono strumenti utili ed esempi virtuosi di gestione sostenibile dei suoli che adottano un approccio multidisciplinare per far fronte alla complessità della sfida. Soluzioni positive per la natura, come biofertilizzanti, aumento della materia organica del suolo e diversificazione delle colture. Innovazioni tecnologiche per un uso più preciso dei fertilizzanti e promozione di modelli di economia circolare, l’agroecologia, l’agricoltura biologica, l’agricoltura di conservazione e l’agroselvicoltura che consentono di ottenere risultati efficaci e duraturi nel tempo, sia riducendo il degrado del suolo, sia sviluppandone le funzioni produttive ed ecologiche.

* L’autore è vicedirettore generale FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura)