25 Ottobre 2023

Il consumo di suolo accelera: mai così male negli ultimi 11 anni

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L’Snpa ha presentato il 10° rapporto sul consumo di suolo in Italia: in un anno, sigillati altri 77 km2. Ovvero: 2,4 metri quadri ogni secondo. I costi per i servizi ecosistemici persi raggiungono i 9 miliardi. Le attività di ripristino invece procedono lentissime: appena 6 km2. L’obiettivo “net zero” è sempre più un miraggio

di Emanuele Isonio

 

Ventuno ettari di suolo che ogni giorno vengono persi. Nascosti sotto coperture artificiali che il più delle volte rispondono ad appetiti speculativi e non a reali esigenze collettive. Per di più, spesso sotto al cemento finiscono le aree più fertili del Paese, aggravando i problemi per il comparto agricolo. Il dato è contenuto nella nuova edizione del rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” redatto come di consueto dal Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale (Snpa) e presentato in occasione della 40a assemblea annuale ANCI.

21 ettari al giorno persi

La cementificazione del territorio non è certo una novità per il nostro Paese, che da anni viaggia a ritmi doppi rispetto alla media della Ue. A preoccupare però è la velocità del fenomeno. I suoi ritmi di crescita non si vedevano da anni. Con buona pace dell’obiettivo “consumo netto zero” che dovrebbe essere raggiunto entro fine decennio.

“Nell’ultimo anno – si legge nel nuovo rapporto, il decimo da quando è stato istituito dall’Ispra nel 2013 – le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 76,8 km2, il 10,2% in più del 2021. Si tratta, in media, di più di 21 ettari al giorno, il valore più elevato degli ultimi 11 anni, in cui non si erano mai superati i 20 ettari”. Le nuove coperture portano il totale delle aree cementificate a oltre 21.500 km2: 7,14% del suolo italiano (7,25% al netto di fiumi e laghi).

Stima del suolo consumato (2006-2022) in percentuale a livello nazionale. Fonte: elaborazioni ISPRA su cartografia SNPA

Stima del suolo consumato (2006-2022) in percentuale a
livello nazionale. FONTE: elaborazioni ISPRA su cartografia SNPA

Giusto per rendere l’idea: la crescita delle superfici artificiali interessa 2,4 metri quadri ogni secondo. Al contrario, vanno lentissime le attività di ripristino di aree naturali: appena 6 kmq, per lo più associate al recupero di aree di cantiere o di altro suolo consumato reversibile. Il consumo netto quindi è di 70,8 km2 (19,4 ettari al giorno, 2,2 m2 al secondo), dei quali 14,8 kmq di consumo permanente. E ad aessi vanno aggiunti altri 7,5 kmq passati, nell’ultimo anno, da suolo consumato reversibile a permanente.

Più cemento, più caldo e rischi idrogeologici

Il fenomeno – sottolineano gli estensori del rapporto – non fa che accentuare l’impatto dei cambiamenti climatici. Il consumo dei suoli è uno dei fattori principali che rende il suolo cittadino ancora più caldo, soprattutto nei periodi estivi. Nei principali centri urbani italiani, la temperatura cresce all’aumentare della densità delle coperture artificiali, raggiungendo nei giorni più caldi valori compresi tra 43 e 46 °C nelle aree più sature e seguendo andamenti diversi a seconda delle caratteristiche del territorio circostante. In media, la differenza di temperatura del suolo nelle aree urbane di pianura rispetto al resto del territorio è di 4°C d’estate con massime di 6°C a Firenze e di oltre 8°C a Milano.

Ma il consumo di suolo incide anche sull’esposizione della popolazione al rischio idrogeologico. Sono oltre 900 – in un solo anno – gli ettari di territorio nazionale reso impermeabile nelle aree a pericolosità idraulica media. In queste ultime il suolo impermeabilizzato è ormai pari all’11%, valore sensibilimente superiore alla media nazionale. Non va poi dimenticato che, considerando il consumo di suolo totale dell’ultimo anno, più del 35% (più di 2.500 ettari) si trova poi in aree a pericolosità sismica alta o molta alta. Infine, il 7,5% (quasi 530 ettari) è nelle aree a pericolosità da frana.

Aree agricole minacciate

Al tempo stesso i dati fotografano una costante diminuzione della disponibilità di aree agricole. In 12 mesi sono stati eliminati altri 4.800 ettari, il 68% del consumo di suolo nazionale. I cambiamenti dell’ultimo anno si concentrano infatti in alcune aree del Paese tra le più fertili: nella pianura Padana, nella parte lombarda e veneta e lungo la direttrice della via Emilia, tutta la costa adriatica, in particolare in alcuni tratti del litorale romagnolo, marchigiano e pugliese.

Tutto ciò ha ovviamente un costo, connesso con la perdita di servizi ecosistemici persi, a partire dalla capacità di assorbire l’acqua. Considerando i nuovi dati, i costi nascosti del consumo di suolo sono arrivati a 9 miliardi di euro ogni anno, se si considera solo la perdita di suolo rilevata tra il 2006 e il 2022.