15 Gennaio 2024
Nel suo rapporto, la Banca di Grecia avverte che l'attuale trend porterà a un aumento tra 2 e 5 gradi delle temperature entro il 2060, con un impatto diretto sulla quantità di acqua disponibile, siccità estrema e perdita di colture.FOTO: John from Pixabay

Analisi della Banca di Grecia: senza interventi per la riduzione delle emissioni di CO2, il 40% del territorio è a rischio desertificazione. Previsto un crollo delle rese agricole, soprattutto nei suoli poco profondi

di Emanuele Isonio

 

Temperature in deciso aumento, oltre un mese in più di ondate di calore, incendi più frequenti. Al contrario, precipitazioni in sensibile calo, al pari delle rese agricole e degli afflussi turistici. Il tutto si tradurrà in danni economici di 2,2 miliardi di euro all’anno, ovvero circa l’1% del Prodotto interno lordo. I calcoli sono contenuti in uno studio presentato dalla Banca di Grecia e dedicato ai costi che i cambiamenti climatici stanno già producendo nel Paese e che aumenteranno anno dopo anno nei decenni prossimi.

La situazione fotografata nel documento realizzato dal Comitato di studio sugli impatti dei cambiamenti climatici riguarda le diverse aree della penisola greca. Ma le indicazioni e le previsioni in esso contenute rivestono grande interesse per l’intero bacino del Mediterraneo. Uno dei più esposti, ricordano da tempo climatologi e pedologi, all’aumento delle temperature e al rischio di desertificazione.

Quasi due mesi di ondate di calore?

In primo luogo, il documento, che rappresenta una versione preliminare dello studio completo che aggiornerà un analogo rapporto stilato nel 2011 e che verrà pubblicato entro fine anno, presenta nuovi modelli climatici da applicare da qui al 2100. Si prevede che la temperatura media entro metà secolo aumenterà tra 1,2 e 2 °C, in funzione di quanto saranno consistenti le azioni di riduzione dei gas serra. Nel periodo successivo, la crescita della temperatura media sarà ancora più rilevante: tra 2 e 5 gradi in più.

Un aumento talmente marcato da avere conseguenze dirette sul numero di ondate di calore: nelle pianure elleniche, i giorni di caldo estremo, che fino a qualche anno fasi contavano sulle dita di una mano, saranno tra 10 e 15 entro metà secolo e saliranno a 30-50 entro il 2100.

“Le condizioni dovute alla riduzione delle precipitazioni e al minor numero di giorni di pioggia, combinate con l’aumento delle temperature, porteranno il nostro Paese a spostarsi verso un clima più secco” sottolinea il documento della Banca centrale.

“Di conseguenza, circa il 40% della Grecia, soprattutto nella parte orientale e meridionale, potrebbe trovarsi ad affrontare la desertificazione entro la fine del secolo”.

Il caso studio della Tessaglia

Tra i settori più colpiti dal fenomeno, c’è ovviamente l’agricoltura. “Nello scenario peggiore – prevede il rapporto – la produzione di mais potrebbe ridursi fino al 41,7%, quella di cotone fino al 34,2%. Al contrario la produzione di grano potrebbe aumentare del 13,4% entro la fine del secolo”.

Per far capire meglio le dimensioni del fenomeno e i suoi impatti sulle risorse del suolo e sulle principali colture, la Banca centrale dedica un focus alle conseguenze del cambio di clima sulla Tessaglia, regione della Grecia centrale in cui più rilevante è l’incidenza del settore primario.

I tecnici del gruppo di lavoro sono convinti che il climate change accelererà la desertificazione attraverso una maggiore erosione del suolo e la salinizzazione. Come conseguenza si assisterà a una progressiva limitazione delle terre coltivabili: la diminuzione delle rese agricole sarà però diversa in base alla profondità del terreno. Nello scenario più grave in termini di emissioni di gas serra, nei terreni profondi si prevede una diminuzione delle rese di mais e cotone rispettivamente del 29,3 e 29,6% e un aumento delle rese di grano del 68,6% entro fine secolo. Nei terreni poco profondi (meno di 60 cm) le rese di cotone e mais risulteranno azzerate, mentre le rese di grano rimarranno basse. Nei terreni erosi si prevedono ulteriori diminuzione del 3,6% nella produzione di tutte e tre le colture.

I fattori che influenzano l'accumulo di sali nei suoli. FONTE: FAO.

I fattori che influenzano l’accumulo di sali nei suoli. FONTE: FAO.

I suggerimenti della Banca centrale

Le previsioni spingono la Banca di Grecia a suggerire una serie di misure di adattamento. In particolare, molto urgente appare la diffusione di pratiche di conservazione del suolo nei terreni in pendenza e misure di bonifica nei terreni ad alto rischio di salinizzazione. Viene inoltre suggerito di adeguare il tempo di semina, ritardando le colture invernali e anticipando le colture primaverili, prediligendo in quest’ultimo caso quelle con cicli di vita più brevi, per risparmiare acqua di irrigazione. Proprio per usare al meglio le risorse idriche, sempre più scarse, i tecnici ellenici consigliano lo sviluppo di strategie di utilizzo delle acque superficiali piuttosto che su quelle sotterranee, costruendo al tempo stesso adeguate infrastrutture anti-inondazioni.

Incendi e turismo

Ma, per quanto importante, non c’è solo l’agricoltura tra i settori più colpiti dal cambio di clima. “Il turismo diminuirà con l’aumento delle temperature” ammonisce il rapporto. In questo caso, oltre alle ondate di calore, viene posto l’accento sul livello del mare, previsto in aumento di 15-20 cm entro metà secolo e 20-80 cm entro il 2100. Altrettanto preoccupanti le conseguenze prodotte dagli incendi su foreste e territorio.

Secondo lo studio, gli episodi diventeranno più frequenti e aumenteranno di 10-20 giorni entro la metà del secolo, e di 15-50 giorni entro la fine del secolo. I territori più colpiti saranno la Grecia centro-occidentale, il Peloponneso, la Macedonia orientale e la Tracia.

“Negli ultimi anni, l’umanità ha dovuto affrontare molteplici sfide che hanno influito sulla stabilità geopolitica, finanziaria e sociale, e il cambiamento climatico è emerso come la sfida più importante del nostro tempo” ha commentato il governatore della Banca di Grecia, Yannis Stournaras. “Spero che l’annuncio dei risultati preliminari del nostro studio contribuirà alla discussione sull’adattamento e, soprattutto, rafforzerà l’azione per il clima in Grecia”.