2 Gennaio 2024

Ottimizzare le combinazioni di colture per alleviare la carenza di acqua

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Uno studio americano evidenzia come sia possibile risolvere il problema della scarsità d’acqua nei sei maggiori bacini fluviali del Paese. Determinante il passaggio a colture a minore intensità idrica che garantiscono comunque redditi adeguati agli agricoltori

di Matteo Cavallito

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La sostituzione delle colture e l’applicazione di diverse strategie agricole possono ridurre di oltre il 50% il consumo di acqua nei sei maggiori bacini fluviali che alimentano i campi coltivati statunitensi. Lo sostiene un articolo pubblicato sulla rivista Nature Water che riporta i risultati di uno studio condotto dall’Università del Delaware, dall’organizzazione Sustainable Waters e dal Virginia Tech.

L’indagine, che ha interessato il Grande Lago Salato, il fiume Colorado inferiore, il Rio Grande, il fiume Snake, il fiume Platte e il fiume San Joaquin, affronta un tema di cruciale importanza come l’impatto dell’agricoltura irrigua sull’impoverimento idrico. Oggi, sottolinea una nota diffusa dai ricercatori, l’irrigazione assorbe l’88% di tutta l’acqua dolce consumata su scala globale.

Agricoltura e irrigazione

“Negli Stati Uniti, lo squilibrio tra la domanda di irrigazione e la disponibilità di acqua dolce si è aggravato negli ultimi decenni a causa delle ricorrenti siccità, dei cambiamenti climatici e dell’eccessiva estrazione che prosciuga i fiumi e impoverisce le falde acquifere”, si legge nello studio.

Tuttavia, “non c’è stata ancora una valutazione spaziale dettagliata del potenziale di passaggio a nuovi mix di colture per alleviare i rischi di carenza idrica”.

Lo studio ha potuto quantificare l’esaurimento dei fiumi, riscontrando livelli di scarsità irrigua da elevati a gravi nel 30% dei sottobacini degli Stati Uniti occidentali. In oltre la metà di essi le colture delle piante per l’alimentazione del bestiame – come erba medica e altri tipi di fieno – sono i maggiori consumatori di acqua.

Il consumo di acqua può ridursi del 57%

Nel corso dello studio i ricercatori hanno analizzato le statistiche agricole per stimare la redditività degli agricoltori rispetto alle diverse colture. Gli autori, inoltre, hanno stimato la quantità effettiva di acqua consumata elaborando anche i dati relativi al clima e al suolo. Nel proporre le combinazioni ideali, infine, gli studiosi hanno selezionato solo le colture presenti in precedenza nelle aree osservate.

“Le colture che abbiamo suggerito per sostituire quelle attualmente coltivate variano da zona a zona“, ha dichiarato Dongyang Wei, ricercatrice del Dipartimento di geografia e scienze spaziali dell’Università del Delaware coinvolta nello studio.

Le piante sostitutive consumano relativamente meno acqua ma garantiscono agli agricoltori un reddito adeguato. Un’altra importante strategia per risparmiare acqua è il maggese che consiste nel lasciare a riposo i terreni coltivabili per uno o più cicli vegetativi. “Per esaminare le opportunità di cambiamento di colture e di maggese per ottenere ulteriori riduzioni del consumo idrico, abbiamo esaminato scenari realistici, riscontrando un ulteriore risparmio idrico del 28-57% in tutte le aree osservate”, afferma  lo studio.

Nuove prospettive

Gli autori, sottolinea la nota, sperano ora che lo studio possa aprire la strada a una possibile soluzione nella gestione della crisi idrica che affligge da tempo le regioni dell’ovest degli Stati Uniti. In futuro, gli autori sperano di condurre esperimenti su larga scala retribuendo gli agricoltori per implementare le diverse colture e misurando i risultati dal punto di vista idrologico. In questo modo sarà possibile valutare meglio i benefici di queste soluzioni. Non solo in America.

I risultati emersi, sottolinea ancora la ricerca, “evidenziano la presenza di notevoli opportunità economiche e di sicurezza alimentare e ambientali nell’agricoltura irrigua. Esse inoltre offrono indicazioni e speranze alle regioni che fronteggiano la scarsità d’acqua nel mondo”.