2 Febbraio 2023

Le patate USA sopravvivono ai parassiti… grazie alle aragoste

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I gusci macinati delle aragoste  possono nutrire le comunità di microbi benefici creando una linea di difesa contro i parassiti del suolo. Dai ricercatori dell’Università del Maine una possibile soluzione circolare a tutela della principale coltivazione dello Stato. Che eviterebbe anche tonnellate di rifiuti

di Matteo Cavallito

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Alcuni ricercatori dell’Università del Maine ipotizzano di utilizzare i gusci delle aragoste per contrastare in modo naturale gli agenti patogeni che infestano i campi di patate. Lo riferisce lo stesso ateneo statunitense in una nota ufficiale. L’indagine, tuttora in corso, punta a offrire una soluzione capace di collegare “due pietre angolari del sistema agroalimentare del Maine migliorando l’economia circolare dello Stato”.

Le patate sono il principale prodotto agricolo dello Stato nordorientale degli USA, con un fatturato che nel 2021 si è attestato oltre quota 215 milioni di dollari. Ma le malattie rappresentano da sempre una grave minaccia tanto che nelle colture più colpite dai patogeni il tasso di mortalità tra i tuberi può raggiungere il 50%. L’ipotesi dei ricercatori è che differenti concentrazioni di gusci di aragosta cotti, essiccati e macinati possano prevenire la malattia delle patate in combinazione con diversi fattori: le comunità microbiche del suolo, la resa complessiva del raccolto e le caratteristiche delle piante.

I microbi apprezzano le aragoste

Al centro dell’interesse degli scienziati c’è la chitina, sostanza che costituisce il 75% dell’esoscheletro delle aragoste e che è anche presente nei patogeni fungini e batterici. Secondo Katie Ashley, una delle ricercatrici coinvolte, l’aggiunta dei gusci nel terreno potrebbe stimolare la crescita di alcuni microorganismi benefici specializzati nella scomposizione della chitina stessa. Questi ultimi, già presenti nel suolo, potrebbero trasformarsi in una linea di difesa contro i parassiti.

L’idea si fonda sui risultati di alcune esperienze precedenti. “La chitina ricavata da altri tipi di molluschi è già inclusa in altri programmi di gestione integrata dei parassiti in aziende agricole della Corea del Sud, del Giappone e della California”, si legge infatti nella nota.

La prima sperimentazione in serra, condotta su 90 piante nel campus dell’Università del Maine in autunno, ha dato indicazioni positive. I risultati preliminari, infatti, “indicano che l’ammendante apporta benefici anche alla crescita delle piante in superficie, con un incremento medio del 200%”. Ulteriori prove sul campo sono previste nei prossimi mesi.

I microorganismi battono i pesticidi?

La ricerca si colloca nel solco delle iniziative pensate per sfruttare le potenzialità dei microbi nella promozione dell’equilibrio e della produttività del terreno. “I microrganismi sono la chiave per migliorare la qualità del suolo e possono essere valutati come un indicatore della sua salute”, ha ricordato Jianjun Hao, docente dell’Università del Maine e direttore del laboratorio coinvolto nella ricerca.

E ancora: “Questi microbi  sono fortemente stimolati dagli ammendanti del suolo come le colture, i residui vegetali, i concimi animali e, in questo caso, la farina di gusci d’aragosta”.

L’eventuale successo della tecnica proposta, inoltre, garantirebbe ai coltivatori una valida alternativa all’impiego delle sostanze chimiche. “Ridurre la dipendenza dai pesticidi per la gestione delle malattie a favore di un miglioramento dell’ecologia microbica del suolo potrebbe portare benefici sia all’agricoltura che all’ambiente”, ricorda Ashley.

Una soluzione circolare

Uno degli aspetti più interessanti della ricerca consiste infine nella circolarità della soluzione ipotizzata. L’impiego dei gusci delle aragoste consentirebbe di sfruttare una risorsa troppo spesso sprecata dall’industria ittica locale. Nel 2021, dicono i dati del Dipartimento delle risorse marine del Maine, ripresi dallo stesso ateneo USA, i pescatori dello Stato hanno catturato circa 45mila tonnellate di esemplari.

Quasi metà di queste è stata lavorata prima di essere immessa sul mercato determinando in larga parte lo smaltimento dei gusci (che rappresentano un quarto del peso di ogni aragosta) in discarica. Aprire un nuovo mercato per questo sottoprodotto, spiegano i ricercatori, consentirebbe di ridurre il flusso di rifiuti offrendo al tempo stesso rilevanti benefici per il suolo.