29 Febbraio 2024

L’umidità del suolo cresce nonostante il clima

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Studio dell’Università di Harvard: sono le precipitazioni, non la temperatura, a spiegare l’andamento dell’umidità del suolo. Fondamentale migliorare le previsioni sulle variazioni a lungo termine delle piogge in risposta ai cambiamenti climatici

di Matteo Cavallito

 

Il cambiamento climatico non sta rendendo i suoli più secchi favorendo, al contrario, un incremento delle precipitazioni che, a sua volta, determina una crescita dell’umidità del terreno. È questa la conclusione di uno studio realizzato da tre ricercatori dell’Università di Harvard e pubblicato sulla rivista Nature Water.

“Le simulazioni dei modelli climatici e i differenti indici di aridità indicano generalmente una diminuzione dell’umidità superficiale estiva del suolo negli Stati Uniti continentali come conseguenza del cambiamento climatico antropogenico”, si legge nella ricerca. “Tuttavia, le osservazioni effettuate da sonde a terra e da satelliti dal 2011 al 2020 indicano tendenze positive per l’estate nel 57% della superficie del Paese”.

L’indagine

I ricercatori hanno confrontato le osservazioni al suolo condotte tra il 2011 e il 2020, ovvero il breve periodo di tempo per il quale sono disponibili adeguate misurazioni dell’umidità del suolo negli Stati Uniti. In seguito, hanno combinato tali informazioni con quelle ottenute dai dati satellitari.

“Per valutare i meccanismi che guidano queste tendenze, abbiamo sviluppato un modello a due strati della superficie terrestre che consente di prevedere la temperatura superficiale e l’umidità del terreno sulla base delle variazioni delle precipitazioni osservate, della radiazione solare, della pressione del vapore e del disgelo della neve”, spiegano gli autori. Che aggiungono: ” Tra questi quattro fattori, la variabilità delle precipitazioni spiega la maggior parte dell’andamento dell’umidità del suolo osservato tra il 2011 e il 2020″.

Le precipitazioni sono decisive per il suolo

L’incremento dell’umidità che accompagna il riscaldamento globale può apparire controintuitivo. La spiegazione del fenomeno, tuttavia, è piuttosto convincente ed è legata all’effetto complessivo di tutte le forze in gioco. L’aumento della temperatura, ad esempio, favorisce l’essicazione del suolo. Questo fenomeno, tuttavia, “è stata ampiamente bilanciata dalla fertilizzazione con CO2, che consente alle piante di utilizzare l’acqua in modo più efficiente”, sottolinea una nota della stessa università statunitense.

Entrambi questi effetti, insomma, tendono ad annullarsi a vicenda, lasciando alle precipitazioni il ruolo di motore principale dell’umidità del suolo.

“Anche il riscaldamento dell’aria superficiale e la risposta delle piante all’aumento della CO2 atmosferica influenzano le tendenze dell’umidità del suolo, ma questi effetti, che sono modesti e si verificano su scale temporali decennali, si compensano in parte l’uno con l’altro”, spiega lo studio. “In prospettiva, i nostri risultati indicano che le tendenze decennali dell’umidità del suolo saranno dettate dalla variabilità interna delle precipitazioni”. L’andamento del fenomeno su scala centenaria, osservano i ricercatori, è legato a “cambiamenti delle precipitazioni attualmente molto incerti”.

La minaccia della siccità

Il ruolo chiave delle precipitazioni, di riflesso, pone implicitamente una certa enfasi sul problema della carenza idrica. Un recente studio della Beijing Normal University pubblicato sulla rivista Climate and Atmospheric Science, in particolare, ha sottolineato come i fenomeni di siccità caratterizzati da un basso livello di umidità del suolo e da un forte deficit di pressione di vapore, rappresentino “una minaccia significativa per i serbatoi di carbonio terrestri e per la produzione agricola”. Limitando, più del previsto, la capacità di assorbimento dell’elemento da parte della vegetazione.

Grande incertezza

I ricercatori di Harvard, da parte loro, evidenziano l’importanza di migliorare le previsioni delle variazioni a lungo termine delle precipitazioni in risposta ai cambiamenti climatici. Soprattutto, sottolineano gli autori, in relazione alla produzione alimentare. “Non disponiamo di misurazioni particolarmente accurate dell’umidità del suolo a lungo termine, ma le conseguenze delle alte temperature sui raccolti agricoli hanno molto a che fare con la disponibilità di acqua”, spiega Lucas Vargas Zeppetello, principale autore dell’indagine.

Le piante, aggiunge, “sono generalmente meno sensibili alla temperatura se dispongono di acqua a sufficienza, ma in condizioni di siccità possono trovarsi in grossi guai”.

Secondo Peter Huybers, docente della School of Engineering and Applied Sciences di Harvard. i risultati dello studio “suggeriscono che la riduzione dell’umidità superficiale del suolo è tutt’altro che scontata, vista l’incertezza delle tendenze delle precipitazioni in tutto il mondo”. Tale incertezza rende “virtualmente impossibile predire l’andamento dell’umidità del suolo nei prossimi decenni”. Facendo diventare sempre più importante, di conseguenza, lo sviluppo di valide strategie di gestione delle risorse idriche per le coltivazioni.