14 Febbraio 2024

La siccità limita l’assorbimento di carbonio più del previsto

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Uno studio cinese mette in discussione i metodi di individuazione dei fenomeni di siccità composta che interessano la vegetazione. L’impatto del fenomeno è destinato ad aumentare in futuro

di Matteo Cavallito

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I fenomeni di siccità caratterizzati da un basso livello di umidità del suolo e da un forte deficit di pressione di vapore, ovvero la differenza tra la quantità di umidità presente nell’aria e l’ammontare che quest’ultima può contenere quando è satura, “rappresentano una minaccia significativa per i serbatoi di carbonio terrestri e per la produzione agricola”. La concomitanza degli eventi, in particolare, limiterebbe la capacità di assorbimento del carbonio da parte delle vegetazione più di quanto si pensi. Lo sostiene uno studio pubblicato sulla rivista Climate and Atmospheric Science.

“Si riscontrano frequenti e gravi siccità composte nella vegetazione con notevoli impatti negativi sull’assorbimento di carbonio nelle regioni a media e bassa latitudine, in particolare nelle zone aride”, spiegano gli autori.

I fenomeni composti di siccità sono sottostimati

L’indagine, a cura di un gruppo di ricercatori della Normal University di Pechino, contesta i metodi di analisi fin qui utilizzati e basati sui quantili sostenendo che questi ultimi abbiano indotto gli scienziati a sottostimare il fenomeno. Gli eventi composti, in particolare, sono stati tipicamente definiti come fenomeni caratterizzati dal simultaneo superamento di alcune soglie estreme misurabili da parte di più variabili dipendenti coinvolte.

Tuttavia, rilevano, gli autori, gli impatti negativi di questi eventi possono verificarsi in realtà anche quando non tutte le variabili segnano valori superiori alle soglie critiche.

Semplificando: il metodo comunemente utilizzato non sembra funzionare risultando incapace di cogliere la reale incidenza dei fenomeni osservati. “L’approccio basato sui quantili comunemente adottato identifica solo l’11% delle siccità composte della vegetazione e il 26% delle anomalie da essa provocate nella produttività primaria lorda globale (ovvero, secondo il programma UN-REDD delle Nazioni Unite, nella “quantità totale di composti di carbonio prodotti dalla fotosintesi delle piante in un ecosistema in un determinato periodo di tempo”, ndr)”.

Un nuovo metodo

In alternativa al metodo tradizionale, quindi, gli autori hanno creato un nuovo quadro di riferimento per definire le siccità composte in base alla risposta della produttività primaria di composti di carbonio a un basso livello di umidità del suolo e a un alto deficit di pressione di vapore.

Questo approccio basato sull’impatto si combina con l’analisi delle misurazioni disponibili tra il 1981 e il 2017. E, soprattutto, con le simulazioni storiche per il passato (1930-2014) e il futuro (2016-2100). “Abbiamo valutato i cambiamenti assoluti nella frequenza, nell’intensità e nelle anomalie di produttività dovute alle siccità composte nella vegetazione tra questi ultimi due periodi”, spiegano gli autori.

Il fenomeno aumenterà nell’81% dei territori

“Per facilitare il confronto e definire la siccità composta per i due scenari futuri sono state utilizzate le soglie storiche di umidità del suolo e gli estremi di deficit di alta pressione di vapore, assumendo una risposta invariata da parte della vegetazione alla siccità stessa”, rilevano ancora i ricercatori. Nelle simulazioni future, aggiungono, ” riscontriamo una maggiore frequenza di siccità dovuta al cambiamento climatico in oltre l’81% delle regioni terrestri valutate, a eccezione dell’Africa tropicale e dell’Asia meridionale che registrano una maggiore umidità del suolo”.

Nel confronto con i dati storici, inoltre, la frequenza del fenomeno su scala globale segna aumenti compresi tra il 10,9 e il 16,5% in base ai diversi scenari considerati.

Lo studio, infine, avverte come la perdita di carbonio causata dai fenomeni di siccità possa contribuire ad accelerare i futuri cambiamenti climatici. Per questo occorre elaborare migliori strategie di mitigazione, come la riduzione dell’impiego dei combustibili fossili, il miglioramento delle pratiche di gestione del territorio e il ripristino delle foreste. Prestando inoltre maggiore attenzione agli ecosistemi dei terreni aridi, che sono più vulnerabili al fenomeno.