21 Giugno 2024

Nature Restoration Law, ok definitivo dal Consiglio Ue

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L'aula del Consiglio dei ministri dell’Unione europea. FOTO: Archivio Media Ue.

Il Consiglio dei ministri Ue ha varato, a sorpresa, il regolamento europeo che impone di ripristinare il 20% delle zone terrestri e marine entro il 2030 (e il 100% entro il 2050). Gli Stati membri dovranno ora presentare alla Commissione Ue i piani nazionali per attuare i nuovi obblighi

di Emanuele Isonio

 

Ripristinare almeno il 20% delle zone terrestri e marine dell’UE entro il 2030 e tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino entro il 2050. Recuperare il 30% degli habitat in cattive condizioni sempre entro fine decennio, per poi salire al 60% entro il 2040 e al 90% entro metà secolo. Sono i traguardi fondamentali posti dalla Nature Restoration Law, il regolamento che il Consiglio dei ministri Ue ha approvato nei giorni scorsi a maggioranza qualificata (sei Stati hanno votato contro: Italia, Ungheria, Polonia, Olanda, Finlandia e Svezia. Astenuto il Belgio).

Un atto normativo “unico nel suo genere”, lo definisce una nota del Consiglio, perché si prevede, “per la prima volta in assoluto, l’adozione di misure volte non solo a preservare la natura ma anche a ripristinarla. Il regolamento aiuterà l’Ue a rispettare i suoi impegni internazionali, in particolare il quadro globale di Kunming-Montreal concordato in occasione della conferenza COP15 delle Nazioni Unite sulla biodiversità del 2022”.

Nuove norme direttamente applicabili in tutta la Ue

Il testo, che a questo punto entrerà in vigore non appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Ue, è direttamente applicabile nell’intero territorio europeo e stabilisce obblighi giuridicamente vincolanti per tutti gli Stati membri al fine di riportare in salute una serie di ecosistemi: terrestri, costieri e di acqua dolce, forestali, agricoli e urbani, comprendenti zone umide, formazione erbose, foreste, fiumi e laghi, nonché ecosistemi marini, inclusi praterie marine, banchi di spugne e banchi coralliferi. Sempre entro fine decennio, dovranno essere introdotte misure per ripristinare almeno il 30% dei tipi di habitat inseriti nell’elenco che si trovano in cattive condizioni.

Le prime azioni dovranno riguardare prioritariamente i siti Natura 2000, la rete di luoghi di interesse comunitario e di zone di protezione speciale creata dalla Ue per proteggere e conservare gli habitat e le specie, animali e vegetali, identificati come prioritari dai diversi Stati membri. Territori che, nonostante il loro particolare valore, sono spesso minacciati dall’azione dell’uomo e dai cambiamenti climatici.

Una delle prime azioni da fare, in base alle nuove norme, riguarderà i piani nazionali di ripristino. Il compito di elaborarli sarà de i singoli Stati membri che dovranno poi presentarli alla Commissione Ue. All’interno dovranno indicare le modalità con cui intendono conseguire gli obiettivi previsti dal regolamento. Sempre i governi nazionali avranno inoltre il compito di monitorare i progressi compiuti e a riferire in proposito, sulla base di indicatori di biodiversità a livello dell’UE.

Per passare dalle parole ai fatti, non ci sarà molto tempo a disposizione. La Nature Restoration Law stabilisce infatti obblighi specifici per i diversi tipi di ecosistema, fra cui terreni agricoli, foreste ed ecosistemi urbani.

Gli indicatori da migliorare

“Gli Stati membri – spiega la nota del Consiglio – metteranno in atto misure volte a migliorare almeno due dei seguenti tre indicatori: popolazione di farfalle comuni, stock di carbonio organico nei terreni minerali coltivati e percentuale di superficie agricola con elementi caratteristici del paesaggio con elevata diversità. Fra le principali misure del nuovo regolamento rientrano anche l’aumento della popolazione di uccelli in habitat forestale e la garanzia che non vi siano perdite nette di spazi verdi urbani e di copertura arborea urbana fino alla fine del 2030”.

Un’attenzione particolare è poi rivolta a quelle aree di particolare importanza ai fini ambientali e climatici. Dovranno infatti essere adottare misure per ripristinare le torbiere drenate e per piantare in tutta l’Unione almeno tre miliardi di alberi supplementari entro il 2030. Gli Stati membri dovranno adottare misure per rimuovere le barriere artificiali alla connettività delle acque superficiali, per rendere a scorrimento libero almeno 25mila chilometri di fiumi entro la fine dell’attuale decennio. Altri interventi specifici riguarderanno gli impollinatori, per riuscire a invertire la tendenza al loro declino entro i prossimi 6 anni.

Il calo di insetti impollinatori nella Ue. FONTE: Consiglio dei ministri Ue.

Il calo di insetti impollinatori nella Ue. FONTE: Consiglio dei ministri Ue.

Un primo “pit stop” per valutare l’efficacia della Nature Restoration Law è fissato per il 2033, quando i tecnici della Commissione europea dovranno effettuare una valutazione d’impatto delle nuove regole e introdurre, se necessari, i correttivi del caso. Particolare attenzione verrà riservata all’impatto delle nuove regole sui settori di agricoltura, pesca e silvicoltura nonché i suoi effetti socioeconomici più ampi.

Il valore economico dietro al ripristino

L’idea di introdurre un atto vincolante specificamente pensato per il ripristino della Natura è uno dei pilastri dela Green Deal sviluppato dall’ultima Commissione Ue. Il percorso è iniziato esattamente due anni fa, quando l’esecutivo europeo aveva presentato la sua proposta di regolamento, nell’ambito della strategia Ue sulla biodiversità 2030. L’urgenza di intervenire si basava in particolare su un dato: oltre l’80% degli habitat europei è in cattivo stato e gli sforzi profusi in passato per proteggerli e preservarli non sono stati sufficienti.

In particolare, sono colpite dal degrado delle aree di particolare pregio ambientale e climatico, come le torbiere, le dune, gli habitat costieri, foreste e pascoli. Una situazione che porta al calo di numerose specie vegetali e animali. Dal 1991, ad esempio, quasi il 30% delle 17 specie di farfalle comuni è andato perduto, una specie su tre di api e farfalle è in declino e il 10% è sull’orlo dell’estinzione.

Da non sottovalutare gli aspetti economici di questa situazione. “La natura è fondamentale per la produzione alimentare” spiegano i tecnici Ue, nella valutazione di impatto economico che accompagna il provvedimento legislativo. “Il valore della produzione agricola annuale dell’UE che può essere direttamente collegata agli insetti impollinatori ammonta a quasi 5 miliardi di euro. Tuttavia, circa il 50% delle zone in cui le colture dipendenti dagli impollinatori, come gli alberi da frutto, sono coltivate nell’UE non fornisce condizioni adeguate agli impollinatori, come siti di nidificazione”.
Secondo i calcoli contenuti nella valutazione, gli investimenti nelle attività di ripristino della natura sono decisamente vantaggiosi: “ciascun euro investito determina benefici decisamente superiori, compresi tra 8 e 38 euro”.

Thriller viennese

L’entrata in vigore del nuovo regolamento potrebbe però avere uno strascico giudiziario. L’approvazione infatti è arrivata dopo mesi di stallo all’interno del Consiglio dell’Ue. Finora non era stato raggiunto il quorum sufficiente della “doppia maggioranza qualificata” necessario al via libera (ovvero il voto favorevole di 15 Stati su 27, nei quali viva almeno il 65% della popolazione). Il disco verde definitivo è arrivato grazie al “sì” del ministro dell’Ambiente austriaco, Leonore Gewessler, che ha votato a favore del provvedimento nonostante la contrarietà del cancelliere Karl Nehmanner. Quest’ultimo ha quindi annunciato un ricorso per annullare il voto davanti alla Corte di giustizia europea, ritenendo “illegale” l’operato dell’esponente del suo governo.

I voti dei diversi Paesi sulla Nature Restoration Law espressi al Consiglio dei ministri Ue.

I voti dei diversi Paesi sulla Nature Restoration Law espressi al Consiglio dei ministri Ue.

La vicenda aggiunge un po’ di suspence al varo della Nature Restoration Law. Ma, dal punto di vista concreto, non dovrebbe produrre conseguenze concrete. Gli esperti del Servizio Giuridico dell’istituzione comunitaria hanno infatti chiarito che in seno al Consiglio Ue ogni ministro partecipa come rappresentante del proprio governo. I voti da lui espressi sono pertanto giuridicamente vincolanti.