25 Marzo 2024

Nelle torbiere il clima favorisce il degrado del carbonio organico

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Un esperimento evidenzia come nelle torbiere tutti i componenti organici del suolo si decompongono con maggiore velocità quando le temperature sono più elevate

di Matteo Cavallito

 

Le torbiere sarebbero più vulnerabili del previsto al cambiamento climatico. L’aumento delle temperature, in particolare, stimolerebbe la disgregazione di tutte le componenti della materia organica nello stesso modo smentendo così una precedente ipotesi. Lo afferma una ricerca pubblicata sulla rivista Nature Communications.

Il clima impatta sulle torbiere

Il gruppo dei ricercatori, che comprende scienziati provenienti da diverse istituzioni tra cui l’Università di Zurigo, il CEREEP-Ecotron IleDeFrance di Saint-Pierre-lès-Nemours, l’Oak Ridge National Laboratory e altre università americane, hanno lavorato in un sito sperimentale denominato SPRUCE e situato nel nord del Minnesota, negli Stati Uniti, riscaldando l’ambiente per simulare gli effetti del cambiamento climatico nelle torbiere. Lo studio, durato quattro anni, ha analizzato l’impatto dell’aumento delle temperature e della concentrazione di CO2 in atmosfera evidenziando la vulnerabilità di questo tipo di ecosistemi.

“Le torbiere sono fredde, sature d’acqua e acide”, spiega una nota ripresa dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. “Queste condizioni rallentano l’attività di decomposizione della materia organica da parte dei microbi e la sua trasformazione in gas serra. Tale processo consente di immagazzinare il carbonio nel suolo”.

I ricercatori hanno verificato la risposta della materia organica al cambiamento climatico”, segnala la nota. “A sorpresa, gli esperimenti hanno dimostrato che tutti i componenti organici si decompongono più rapidamente quando le temperature sono più calde”.

Lo studio

Nel dettaglio: “Quattro anni di riscaldamento indotto nel sito sperimentale hanno diminuito il contenuto di carbonio organico nella torba superficiale ovvero nei primi 30 centimetri di profondità”, spiega lo studio. “I composti solvibili di origine vegetale e microbica sono diminuiti del 30% a fronte di un riscaldamento massimo di 9°C”.

Inoltre, nelle stesse condizioni, “i biopolimeri idrolizzabili di origine vegetale, che presumibilmente hanno un ciclo più lento, sono diminuiti del 14%”. I ricercatori, in altre parole, hanno scoperto che tutti i composti molecolari sono vulnerabili alle variazioni dei fattori climatici.

La distribuzione delle torbiere in Europa. FONTE: JRC Commissione Europea.

La distribuzione delle torbiere in Europa. FONTE: JRC Commissione Europea.

Nelle torbiere un terzo del carbonio organico del Pianeta

Le torbiere, osservano i ricercatori, conservano un terzo del carbonio organico del suolo terrestre e da millenni continuano a sequestrare l’elemento. Il rialzo delle temperature minaccia ora “di destabilizzare” questo serbatoio stimolando “la decomposizione microbica che alimenta la produzione di gas serra in risposta al riscaldamento”. L’aumento della temperatura e della concentrazione della CO2, infine, “potrebbe determinare un aumento delle quantità di sostanze degradabili prodotte dalle piante che, a loro volta, alimentano i microbi che producono gas serra”. Aggravando così il cambiamento climatico.

“Le torbiere possono accumulare scorte di carbonio per secoli”, ricorda la ricerca. Ma le rinnovate condizioni di temperatura e anidride carbonica in atmosfera “hanno rapidamente modificato l’equilibrio nel sito sperimentale SPRUCE in un arco di tempo di quattro anni, evidenziando la vulnerabilità di questi ecosistemi ai cambiamenti globali”.