6 Ottobre 2021

Gestendo correttamente i suoli mondiali risparmieremmo 2 miliardi di tonnellate di CO2

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FAO: “Con le azioni giuste, il suolo può sequestrare abbastanza carbonio da compensare fino a un terzo delle emissioni agricole globali”. Dall’organizzazione ONU due nuovi strumenti per la tutela del terreno

di Matteo Cavallito

 

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Una corretta gestione del suolo consente di mitigare il cambiamento climatico migliorando la qualità della nutrizione e favorendo la sicurezza alimentare. Lo ha ribadito nelle scorse settimane la FAO in occasione del lancio di due nuovi strumenti per il monitoraggio e il trattamento dei terreni. Si tratta, nel dettaglio, di una mappa digitale sulle potenzialità di cattura di carbonio nelle diverse aree del Pianeta e di un manuale tecnico sulle migliori pratiche di stoccaggio. Inserite all’interno del programma RECSOIL, sottolinea l’organizzazione ONU, le nuove risorse a disposizione sono pensate per incentivare la tutela della salute dei campi e la riduzione delle emissioni di gas serra.

Il suolo globale ha già rilasciato 78 miliardi di tonnellate di carbonio

Suolo e carbonio danno vita a una relazione decisiva, ricorda la FAO. Il degrado del terreno, ad esempio, favorisce il rilascio dell’elemento nell’atmosfera. Ad oggi il fenomeno ha già interessato un terzo delle aree del Pianeta generando emissioni complessive per 78 miliardi di tonnellate nel corso del tempo. “Di fronte al clima che cambia”, prosegue l’organizzazione, “se non si modificano le pratiche agricole è probabile che si perda nell’atmosfera più carbonio di quanto ne venga sequestrato dal suolo, dando luogo a una relazione ciclica in grado di accelerare ulteriormente il cambiamento climatico”.

E ancora: “A destare particolare preoccupazione sono zone come le torbiere, i suoli neri (ovvero i terreni minerali che hanno un orizzonte superficiale arricchito di carbonio organico profondo almeno 25 centimetri, ndr), il permafrost e le praterie, che contengono le maggiori quantità di carbonio”. Gestire i campi, coltivati o meno, le aree forestali e tutti gli altri ecosistemi in modo sostenibile, quindi, diventa quanto mai necessario.

Un suolo sostenibile bilancia un terzo delle emissioni agricole

L’aspetto più importante, però, è che la capacità di ciascun tipo di suolo di attrarre e catturare il carbonio è molto variabile. Frutto di un programma di lavoro avviato all’inizio di quest’anno, il GSOCseq, la nuova mappa interattiva lanciata dalla FAO serve proprio a descrivere contesti diversi.  Lo strumento, in particolare, rappresenta “la prima stima globale del potenziale di sequestro di carbonio in ogni singolo Paese del mondo”. Essa, inoltre, “offre vari livelli di informazione, aiutando gli utenti a visualizzare dati cruciali come gli stock iniziali e quelli previsti rispetto a diversi scenari di gestione sostenibile o meno del suolo e i relativi tassi di sequestro“.

I primi dati emersi sono impressionanti. Se trattati correttamente, prosegue la FAO, i terreni di tutto il mondo possono sequestrare ogni anno fino a 2,05 miliardi di tonnellate di carbonio controbilanciando il 34% delle emissioni agricole totali. Ma cosa intendiamo esattamente per sostenibilità applicata al terreno?

Una best practice per ogni terreno

A fornire una risposta ci pensa il manuale appena pubblicato e frutto di tre anni di lavoro di oltre 400 esperti. Il testo, è un compendio di operazioni per favorire la trattenuta del carbonio e il sequestro della CO2. Nonché “il primo tentativo di raccogliere buone pratiche di gestione del suolo supportate da solidi dati scientifici in una vasta gamma di ambienti e destinazioni d’uso”.

Attraverso sei volumi è possibile così individuare le migliori strategie da applicare. Dalla rotazione delle colture alla gestione delle tecniche più moderne per l’applicazione di sostanze nutritive al suolo. L’indagine, fondata su 81 casi studio individua un totale di 73 strategie da utilizzare a seconda delle esigenze di diversi tipi di terreno. La lista di questi ultimi include terreni coltivati, prati, foreste, zone umide e suoli urbani.