25 Marzo 2021

Una mappa per scoprire la capacità dei suoli di sequestrare la CO2

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Dalla FAO corsi di formazione regionali per elaborare i dati attraverso il programma GSOCseq. L’obiettivo? Creare una mappa della propensione al sequestro di carbonio nei terreni in diversi scenari. Un’arma in più per migliorare clima e salute del suolo

di Matteo Cavallito

 

Ascolta “Una mappa per scoprire la capacità dei suoli di sequestrare CO2” su Spreaker.

L’analisi dei dati è un’opzione chiave per lo sviluppo delle strategie più efficaci nella tutela del terreno e del clima. Ne è convinta la FAO che all’inizio di quest’anno ha lanciato il nuovo ciclo dei corsi di formazione regionali sullo studio del sequestro globale di carbonio organico del suolo. Già avviata in America Latina, l’iniziativa denominata GSOCseq interessa ora Asia ed Europa. Scopo del lavoro è la creazione di una mappa della diversa capacità di cattura della CO2 nei differenti territori. Oltre alla valutazione delle diverse strategie di gestione dei terreni. Il risultato, spiega l’organizzazione, “fornirà una base di conoscenza per coordinare e promuovere la cooperazione internazionale per mitigare il cambiamento climatico e combattere l’insicurezza alimentare”.

La cattura della CO2 non è una costante

“Il sequestro del carbonio da parte del suolo attraverso le migliori pratiche di gestione di quest’ultimo potrebbe essere una valida strategia di rimozione dei gas serra” rileva la FAO nella sua analisi tecnica. “L’entità e i tassi di sequestro, tuttavia, possono variare notevolmente a seconda delle caratteristiche del terreno. È importante, dunque, identificare quali regioni, ambienti e sistemi agricoli presentano il maggior potenziale di aumento della CO2 catturata e stabilire le priorità per l’attuazione di politiche pubbliche e iniziative private”.

La questione è nota da tempo, così come la logica che ispira le soluzioni. Di recente, ad esempio, la Ue ha lanciato il progetto Landsupport con l’obiettivo di creare un sistema integrato basato sui dati e sulle simulazioni. L’idea è quella di mettere in rete le informazioni per fornire le indicazioni più adatte nella tutela di ogni suolo a seconda delle sue caratteristiche.

La mappa globale del carbonio organico del suolo (GSOCmap) ispira la sua omologa GSOCseq, anch’essa basata sulla raccolta e l’elaborazione dei dati. Immagine: FAO Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

La mappa globale del carbonio organico del suolo (GSOCmap) ispira la sua omologa GSOCseq, anch’essa basata sulla raccolta e l’elaborazione dei dati. Immagine: FAO Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

Elaborare i dati su quattro scenari diversi

Ispirato dalla mappa globale del carbonio organico del suolo (GSOCmap) e dalla sua omologa sulla salinità (GSSmap), il lavoro di GSOCseq sarà generato attraverso il contributo “dal basso” degli operatori. “I Paesi membri infatti saranno invitati a creare mappe nazionali del potenziale di sequestro simulando gli stock di CO2 nei terreni agricoli su un periodo di 20 anni ipotizzando quattro diversi scenari” rileva la FAO. Questi ultimi, nel dettaglio, “comprenderanno uno scenario Business as Usual e tre diverse prospettive che variano nel grado di adozione – basso, medio o alto – della gestione sostenibile del suolo. I corsi di formazione puntano a fornire ai partecipanti le competenze tecniche per l’uso del programma GSOCseq Capacity Development, alla base dell’elaborazione dei dati.

L’obiettivo del progetto

L’iniziativa GSOCseq intende sostenere i governi “nell’adempimento degli accordi ambientali bilaterali come l’Accordo di Parigi” e degli impegni regionali (tra cui il Green Deal europeo). Oltre che nel “raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) tra cui “fame zero”, “azione per il clima” e “vita sulla terra”. La mappatura in particolare servirà a identificare “le aree con un alto potenziale di sequestro”. In questo modo, precisa la FAO, sarà possibile “fornire ai Paesi un quadro per scambiare conoscenze in modo armonizzato ed efficace. E sostenere inoltre l’offerta di incentivi agli agricoltori che attuano pratiche di gestione sostenibile del terreno”.