3 Settembre 2021

Foreste, torbiere e terre aride: al via la ricerca degli “ambasciatori del ripristino”

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Via alla selezione degli aspiranti “Restoration Stewards”: i gestori di 5 progetti di ripristino dei terreni e delle loro risorse vitali. Il piano, in linea con le raccomandazioni ONU, coinvolge ecosistemi diversi. Talvolta sottovalutati

di Matteo Cavallito

 

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Leader, attivista, professionista: è l’identikit condiviso dai Restoration Stewards, i gestori del ripristino degli ecosistemi coinvolti nell’omonimo programma lanciato dalle organizzazioni Youth in Landscapes Initiative (YIL) e Global Landscapes Forum (GLF). L’iniziativa, giunta alla sua seconda edizione, intende sostenere gli sforzi di cinque giovani e dei loro rispettivi staff impegnati nel recupero di aree ambientali a rischio.

Dagli oceani alle foreste, passando per le torbiere, le montagne e non solo, le occasioni di intervento non mancano. Ma per garantire la buona riuscita dei progetti occorrono anche adeguate risorse. Per questo precisano i promotori, il programma fornirà sostegno economico e formazione ai cinque vincitori selezionati tra i candidati che hanno presentato le proprie idee nelle scorse settimane. I loro nomi saranno annunciati in occasione dell’evento GLF Climate: Forests, Food, Finance – Frontiers of Change, in programma a Glasgow dal 5 al 7 novembre a margine della COP26 sul clima.

Il ripristino degli ecosistemi alla base dello sviluppo sostenibile

Il programma si colloca in linea con lo UN Decade on Ecosystem Restoration, il decennio dedicato al contrasto del degrado ambientale globale. “Il ripristino dell’ecosistema è fondamentale per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare quelli relativi al cambiamento climatico, alla lotta alla povertà, alla sicurezza idrica e alimentare e alla conservazione della biodiversitàsegnalano le Nazioni Unite. Un concetto ribadito due anni fa in occasione dell’incontro promosso da Global Landscapes Forum a Accra, in Ghana, e dedicato in particolare a uno dei fronti più caldi della lotta al deterioramento del suolo: l’Africa.

In un continente caratterizzato da una forte crescita demografica – “La sola popolazione dell’area subsahariana dovrebbe raddoppiare raggiungendo i 2,4 miliardi entro il 2050”, sottolinearono allora gli organizzatori – il ripristino del territorio è decisivo. Gli obiettivi possono essere raggiunti “sviluppando nuove pratiche agricole, adattando i metodi tradizionali alle nuove condizioni”. Ma anche “integrando il futuro della produzione alimentare con soluzioni alle problematiche sociali”. Strategie, queste ultime, che restano valide in ogni caso per ogni regione e territorio del Pianeta.

Gli steward al lavoro

Nel corso del programma, spiegano gli organizzatori, i cinque steward selezionati e i loro rispettivi team saranno aiutati nello sviluppo dei loro progetti e diventeranno “ambasciatori locali e globali” delle pratiche di ripristino. Le iniziative, precisano, saranno ampiamente documentate al pubblico attraverso blog e video-diari. Nei luoghi che li vedranno impegnati, inoltre, gli operatori saranno chiamati a “innescare un movimento per il recupero dell’ecosistema, creando percorsi per connettersi, condividere, imparare e agire per creare territori più sostenibili”.

Il programma, che prevede una sovvenzione di 5mila euro, garantirà ai professionisti coinvolti il sostegno di esperti con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente i progetti. Sono previste anche attività di formazione per migliorare la gestione del paesaggio e la comprensione dell’ecosistema.

La riforestazione non basta

I dettagli dei progetti non sono ancora noti. Ma è probabile che essi riguarderanno ambienti e contesti molto diversi tra loro. L’idea era già emersa con forza al vertice di Accra: “L’impianto di alberi potrebbe essere l’attività-simbolo del ripristino degli ecosistemi”, spiegavano i promotori. “Ma la narrazione si sta ampliando, con le foreste affiancate da altri ecosistemi – zone aride e terre selvagge, mangrovie, torbiere, montagne, oceani – nell’agenda del risanamento”.

Non solo boschi, dunque. Ma anche altri ambienti preziosi quanto sottovalutati. Emblematico, in particolare, il caso delle terre aride. Che, ricordano gli organizzatori dell’iniziativa, occupano il 40% del territorio emerso del Pianeta e ospitano oltre due miliardi di abitanti. Oltre a contribuire – con il 44% della loro superficie destinato alla coltivazione – alla tutela della sicurezza alimentare.