6 Agosto 2021

L’olivello cinese batte la desertificazione. Una speranza per l’Asia?

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L’esperienza del Tibet e la fiducia degli scienziati segnano un nuovo capitolo nella lotta alla desertificazione. Un fenomeno pericoloso che colpisce in particolare l’area centrale del continente

di Matteo Cavallito

 

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La desertificazione? Si batte con una barriera verde. Arriva dalla Cina un esempio di best practice pensata per contrastare uno dei fenomeni più minacciosi per la salute del suolo e dell’ecosistema. Siamo a Mangtso, Tibet, e l’immagine di copertina è per lei: Samten, 70 anni. Per tutti, spiega l’agenzia governativa Xinhua, la “nonna dell’olivello spinoso”. E non a caso: da circa mezzo secolo infatti, la signora cura ciò che con il tempo si è trasformato in un’area verde capace di sconfiggere la sabbia. Alimentando così una vera e propria rivoluzione con un impatto positivo, assicurano le autorità, sotto il profilo ecologico ed economico.

Una barriera contro il deserto che avanza

Il villaggio di Mangtso sorge nell’area di Luntse, dove scorre l’omonimo fiume. Collocata su un altipiano dove la quota media supera i 3.800 metri sul livello del mare, la zona è storicamente soggetta alla desertificazione. Periodicamente, dopo la conclusione della stagione delle piogge, il principale corso d’acqua si prosciugava liberando, a causa dei venti, la sabbia che si era accumulata nel suo letto. Cinquant’anni fa l’amministrazione locale ha risposto con impianti di varie specie arboree incluso l’olivello. Oggi gli esemplari hanno messo solide radici e la distesa di piante è arrivata a coprire un’area di 50 chilometri quadrati. Secondo le autorità cinesi si tratterebbe del bosco di origine artificiale più ampio del mondo.

Benefici ambientali ed economici

Le conseguenze, prosegue Xinhua, sono evidenti: “la vegetazione è gradualmente cresciuta, il bestiame e le pecore ora hanno erba da foraggio da brucare. Anche le precipitazioni sono aumentate, migliorando la qualità dell’aria della zona, mentre la salinità della terra è diminuita, aumentando la produzione di orzo d’alta quota”. Nel 2020 l’area contava oltre duemila guardie forestali mentre la vendita di piantine e frutti di olivello spinoso generava circa 3 milioni di yuan (quasi mezzo milione di dollari) di entrate.

I toni trionfalistici, ovviamente, vanno accolti con cautela visto che la vicenda, riportata dai media di Stato, è stata sì ripresa all’estero ma senza particolari approfondimenti. Al di là questo, tuttavia, le notizie provenienti dalla Cina potrebbero essere comunque incoraggianti.

Una speranza per le aree più fragili

Le potenzialità dell’olivello nel contrastare la desertificazione, infatti, sono da tempo oggetto di studio. Nel 2019, una ricerca condotta da alcuni scienziati dell’ICAR-National Bureau of Plant Genetic Resources di Dehli ha evidenziato come alcune caratteristiche peculiari – ampia capacità di adattamento, crescita veloce, efficiente fissazione dell’azoto – rendano la pianta particolarmente adatta alla conservazione del suolo e dell’acqua e al rimboschimento delle aree montane più fragili. Proprio per questo le caratteristiche dell’olivello assumono una notevole rilevanza nel contesto dell’Asia Centrale dove la desertificazione, sostengono alcuni osservatori, avanza a ritmo crescente, complici gli effetti del cambiamento climatico. Minacciando, secondo le stime, la sicurezza di mezzo miliardo di abitanti.