15 Dicembre 2020

Il muro che unisce: la grande muraglia verde promette di sconfiggere il deserto

La creazione della cinta alberata di 7600 km lungo il continente africano prosegue a ritmo lento. Ma potrebbe davvero centrare l’obiettivo: arrestare la desertificazione, migliorare clima, cibo, biodiversità ed economie locali

di Emanuele Isonio

 

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Una linea di alberi dalle dimensioni imponenti: 15 chilometri di larghezza e oltre 7600 chilometri di lunghezza. Un’opera che le Nazioni Unite hanno già indicato come progetto di punta del prossimo decennio. Obiettivo: ripristinare l’avanzata della desertificazione, curare gli ecosistemi degradati, per combattere crisi climatica, tutelare la sicurezza alimentare, la disponibilità di risorse idriche e la biodiversità. La Grande Muraglia Verde (GGWSSI il suo acronimo: The Great Green Wall of the Sahara and the Sahel Initiative), taglierà trasversalmente l’intero continente africano. Una fascia di territorio rigenerato e fertile che argini il Sahara ma sia anche uno strumento per ripensare l’idea di sviluppo, in un’ottica olistica che tenga in conto la stretta connessione tra rischi ambientali e condizioni socio-economiche.

Il tracciato della Grande Muraglia Verde africana

Il tracciato della Grande Muraglia Verde africana.

Grande muraglia verde, un sogno che parte da lontano

Il progetto ha ormai 15 anni: era stato approvato dalla Comunità degli Stati del Sahel e del Sahara nel 2005 ed è partito ufficialmente due anni più tardi. Nel tempo, l’idea iniziale di una grande linea di alberi che si sviluppasse da Est a Ovest lungo la parte meridionale del deserto africano, la Grande Muraglia Verde si è evoluta in un mosaico di interventi, in modo da rispondere con maggiore precisione alle esigenze delle comunità locali, che sono diventate man mano protagoniste attive del progetto.

In 13 anni di lavoro, si legge nel rapporto, il Green wall ha permesso di rigenerare circa 18 milioni di ettari di terra. Per capire meglio di che numeri parliamo: in Italia i suoli utilizzati a scopo agricolo sono 13 milioni, secondo le stime di Coldiretti. I numeri sono contenuti nel primo rapporto sullo stato dei lavori della Grande Muraglia Verde, presentato in occasione della riunione dei ministri degli 11 Paesi fondatori dell’iniziativa. All’incontro hanno preso parte anche i rappresentanti delle diverse organizzazioni coinvolte.

Il delegato Onu: “Bisogna fare di più”

I lavori di risanamento del suolo e la nuova vita donata agli ecosistemi coinvolti hanno creato circa 350mila posti di lavoro. L’indotto generato – si legge nel dossier – ha così raggiunto i 90 milioni di dollari. Una buona notizia, senz’altro. Ma certo la strada per trasformare il sogno in realtà è ancora lunga. Lo ammette la stessa vicesegretaria generale Onu, Amina Mohammed. Ciò che è stato fatto finora è “troppo poco” ammonisce la dirigente delle Nazioni Unite, che al progetto partecipano con diverse agenzie, con capofila quella specializzata nella lotta alla desertificazione, Unccd. L’obiettivo del progetto prevede infatti di rigenerare 100 milioni di ettari di terreni. Proprio l’agenzia Onu sottolinea come, è stata ripristinata solo il 4% della zona di intervento delimitata specificamente sotto il Great Green Wall. Il 16% aggiuntivo proviene da suoli ripristinati in altre località dei Paesi coinvolti.

“È necessario fare di più” aggiunge Mohammed, soprattutto per le difficoltà aggiuntive causate dalla pandemia del nuovo coronavirus. Il Covid-19 ha cambiato le nostre vite e dobbiamo quindi modificare le modalità di risposta alle crisi per raggiungere gli Obiettivi 2030 sullo Sviluppo sostenibile”.
Preoccupazione comprensibile, quella della delegata Onu perché dal buon esito della Grande Muraglia Verde dipende il recupero di decine di milioni di ettari di terreni tra il Senegal, all’estremità occidentale del Sahel, e Gibuti, nel Corno d’Africa. Attraverso di essi, si può dare una risposta alla sicurezza alimentare della regione (una delle più aride del pianeta) aumentare il benessere delle popolazioni locali, creare occupazione, rilanciare quindi gli investimenti in istruzione.

Quadro d'insieme delle aree rigenerate grazie al progetto Grande Muraglia Verde al 2019, divise per Stato (dati in migliaia di ettari). FONTE: Great Green Wall Status implementation report 2020.

Quadro d’insieme delle aree rigenerate grazie al progetto Grande Muraglia Verde al 2019, divise per Stato (dati in migliaia di ettari). FONTE: Great Green Wall Status implementation report 2020.

8 milioni di ettari di suolo da rigenerare ogni anno

Tutti tasselli per eliminare, in buona sostanza, le cause profonde che portano poi alla nscita di gruppi armati e instabilità. “È urgente convogliare quanti più finanziamenti possibili sul progetto” ha quindi sottolineato Mohammed, coinvolgendo anche banche di sviluppo e investimenti privati. Al momento, si stima che lo sforzo economico previsto ammonti a 4,3 miliardi di dollari l’anno. Per raggiungere l’obiettivo previsto entro il 2030, sarà necessario rigenerare circa 8 milioni di ettari l’anno, per i prossimi 10 anni.

Nonostante la sfida sia complessa, la fiducia non manca. “Il finanziamento di attività che generano reddito legato alla terra, risorsa principale di cui dispongono le persone più povere, è il modo più conveniente per perseguire la pace, la sicurezza, lo sviluppo e la salute” osserva Ibrahim Thiaw, segretario esecutivo della Convenzione Onu per la lotta alla desertificazione. “La Grande Muraglia Verde sta producendo già ora benefici immediati per le comunità locali e benefici ecosistemici a lungo termine a livello internazionale” ha aggiunto Thiaw. “Mostra che dove emergono idee innovative, avverrà un cambiamento positivo e radicale a vantaggio delle comunità locali e internazionali”.