19 Luglio 2022

Il boom del turismo favorisce la deforestazione nelle Filippine

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Il fenomeno si accompagna all’espansione dell’edilizia alberghiera e della domanda di legname da costruzione. Tragico il bilancio della repressione: nel 2020 gli attivisti ambientali uccisi sono stati 29

di Matteo Cavallito

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Cresce la preoccupazione per la deforestazione nelle Filippine. Lo evidenzia il network giornalistico Quartz citando i dati di Global Forest Watch, un progetto promosso dall’organizzazione non profit statunitense World Resources Institute Tra il 2002 e il 2021 il Paese ha perso 158mila ettari di foreste primarie oltre a 1,34 milioni di ettari di copertura arborea (il 7,2% del totale).

Le vicende del Paese si collocano in un quadro globale ancora molto problematico. Nonostante un ritmo di distruzione più lento rispetto al passato – “Il tasso di scomparsa è sceso quasi del 30% tra il primo decennio del secolo e il periodo 2010-2018″, ha rilevato di recente la FAO – le foreste del Pianeta restano in pericolo sotto la spinta dell’estensione delle aree da pascolo e delle piantagioni. A cominciare da quelle destinate alla produzione di olio di palma in Asia.

Turismo, edilizia, deforestazione

“I fattori che provocano la deforestazione sono molteplici: l’espansione dell’agricoltura, l’urbanizzazione e la crescita stessa del settore forestale”, scrive Quartz. “Ma un fenomeno spicca su tutti: lo sfruttamento delle materie prime. La lista include i minerali, l’olio di palma e i materiali da costruzione”. In passato, nota ancora il network, ad alimentare il settore del legname era soprattutto il mercato estero, con Malesia e Indonesia principali destinazioni della materia prima raccolta nelle Filippine.

Lo sviluppo del comparto turistico, tuttavia, ha fatto crescere la domanda interna poiché il legno viene sempre più impiegato come materiale da costruzione delle nuove strutture ricettive.

Secondo le statistiche ufficiali, nel 2019, ovvero nell’ultimo anno precedente alla pandemia, il Paese ha accolto 8,26 milioni di turisti con una crescita del 15,2% rispetto all’anno precedente. Nel 2015, per fare un confronto, il dato si attestava attorno a quota 5,4 milioni.

La provincia di Palawan nell’occhio del ciclone

Epicentro del fenomeno è la provincia di Palawan che nel XXI secolo ha perso 170mila ettari di foresta, un dato dieci volte superiore alla media delle singole aree del Paese. La preoccupazione degli osservatori è legata principalmente alle caratteristiche specifiche del luogo: il territorio, infatti, ospita molti parchi e zone protette. Un vero e proprio tesoro di biodiversità oggi sotto attacco.

Gli sforzi della comunità locale nel contrasto alla deforestazione, scrive Quartz, “sono evidenziati nel documentario Delikado. Il film, presentato di recente allo Human Rights Watch Festival di New York, evidenzia gli interessi commerciali del governatore di Palawan Jose Alvarez nello sfruttamento del territorio per l’olio di palma, l’estrazione mineraria e il settore immobiliare per il turismo”.

Attivisti sotto attacco: nelle Filippine un bilancio tragico

Stando alle denunce degli attivisti locali e ai rapporti della polizia, la crescente richiesta di legno da parte del settore edilizio favorisce anche lo sviluppo di un mercato illegale della materia prima. E non senza conseguenze.
Nel 2018, secondo la Ong Global Witness, erano stati 30 gli attivisti ambientali uccisi nelle Filippine. Nessun altro Paese, osservava l’organizzazione, aveva fatto registrare quell’anno un bilancio così sanguinario. Il fenomeno si è mantenuto tristemente costante nel tempo.

Nel 2020, l’ultimo anno per il quale esistono dati completi, gli omicidi sono stati 29. Nello stesso periodo, nel mondo, “227 attivisti sono stati uccisi per aver difeso la loro terra e il Pianeta. Si tratta, per il secondo anno consecutivo, del numero più alto mai registrato”.