25 Giugno 2024

Ripristino degli ecosistemi, nasce il Nature Positive Network

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L’iniziativa è della Fondazione Sviluppo sostenibile e l’Autorità di Bacino Distrettuale del Po. Obiettivo: costuire una rete di imprese impegnate in azioni a favore della natura e invertire il degrado degli ecosistemi terrestri

di Emanuele Isonio

 

Stimolare e promuovere in Italia un’economia nature-positive, capace di migliorare lo stato di conservazione degli ecosistemi e l’adattamento del nostro territorio ai cambiamenti climatici, creando le condizioni per una economia più resiliente e competitiva. In che modo? Partendo dal coinvolgimento delle imprese, per renderle protagoniste della transizione ecologica e creando opportunità di confronto tra il settore privato e gli enti territoriali. Nasce con questi obiettivi il Nature Positive Network (NPN). Promotori: la Fondazione Sviluppo Sostenibile e l’Autorità di Bacino Distrettuale del Po.

Il nuovo network organizzerà attività di sensibilizzazione e divulgazione, realizzerà ricerche, raccoglierà e diffonderà documentazione tecnica e casi di successo nazionali e internazionali, supportando le imprese nell’identificazione di azioni concrete di ripristino di sistemi naturali e di tutela della biodiversità, oltre a far dialogare i privati e gli enti di gestione del territorio sulle iniziative di ripristino della natura.

Il sostegno delle imprese essenziale per le attività di ripristino

“Il preoccupante peggioramento della crisi climatica e i rapidi tassi di riduzione del capitale naturale possono essere affrontati con un approccio più efficace perché coordinato e integrato, in un’ottica nature positive” spiega il presidente della Fondazione Sviluppo sostenibile, Edo Ronchi. “Il nuovo regolamento europeo sul Ripristino della natura, appena approvato in via definitiva, prescrive l’obbligo di ripristinare gli ecosistemi degradati entro il 2050, con obiettivi intermedi per il 2030 e 2040. Questo nuovo regolamento e l’attuazione dei piani nazionali di ripristino richiedono un preciso monitoraggio delle situazioni di degrado degli ecosistemi e della biodiversità, un maggiore impegno nelle misure di ripristino che coinvolgeranno i nostri territori, diverse attività anche economiche, che richiederanno un ruolo più attivo anche delle nostre imprese”.

Un buon investimento contro una “tassa nascosta”

D’altro canto, a livello mondiali, un approccio che agevoli la transizione verso un’economia nature-positive è già stato sposato da numerose imprese, oltre a istituzioni internazionali e governi nazionali. Peraltro, investire in natura può essere anche molto conveniente. L’ultima edizione del Global Risk Report del World Economic Forum riporta i risultati di un sondaggio realizzato con più di 1.200 esperti: la perdita di biodiversità e il conseguente collasso degli ecosistemi sono considerati uno dei fattori di rischio più intensi in un orizzonte temporale di 10 anni.

La stessa istituzione stima inoltre che 44 trilioni di dollari di valore aggiunto dipendono strettamente o moderatamente dai servizi ecosistemici e sono quindi messi a repentaglio dalla perdita di biodiversità.

Oltre a fermare questa “tassa nascosta”, l’implementazione su scala globale di politiche e iniziative per la tutela e il recupero dei sistemi naturali – sempre secondo le stime del WEF – potrebbe portare alla creazione di 395 milioni di posti di lavoro entro il 2030 e generare circa 10 trilioni di dollari di nuovo valore aziendale annuale.

Dove opererà il nuovo Network

Le attività del Nature Positive Network si concentreranno inizialmente nel Distretto del Po. Un’area con straordinari valori naturalistici e paesaggistici, considerata prioritaria per la tutela della biodiversità in Italia ma anche una delle zone più densamente popolate d’Europa e in cui si concentrano alcune delle maggiori realtà produttive nazionali. L’obiettivo è aprire un dialogo propositivo tra privati ed enti di gestione del territorio, favorendo iniziative di ripristino della natura e mettendo in relazione le imprese.

“Iniziare dal Distretto del Po, significa prendere in considerazione il grande corridoio ecologico che unisce le Alpi agli Appennini e poi al mare, lungo il quale si distribuiscono 5 Riserve MAB Unesco, 420 aree protette locali, regionali e nazionali, 684 siti della rete Natura 2000. Ma che al contempo è anche una delle zone più densamente popolate d’Europa e in cui si concentrano alcune delle maggiori realtà produttive nazionali” spiega Alessandro Bratti, segretario generale dell’Autorità distrettuale del Fiume Po, ricordando tra l’altro che, in quell’area si generano il 40% del Pil nazionale, il 55% della produzione idroelettrica e il 35% della produzione agricola italiana.

“In quest’ultimo ambito – aggiunge Bratti – gli effetti negativi degli eventi estremi creano sempre più spesso ingenti danni alle persone e alle economie, inducendo a una riflessione sulla necessità di ripensare le strategie di gestione del territorio adattandole a condizioni generali profondamente mutate a causa dei cambiamenti climatici. E in questo scenario, le soluzioni basate sulla natura possono portare benefici multipli”.

L'area l'area coinvolta dal Distretto del Fiume Po. FOTO: Autorità di bacino distrettuale del fiume Po

L’area l’area coinvolta dal Distretto del Fiume Po. FOTO: Autorità di bacino distrettuale del fiume Po

21 imprese aderenti

Al momento dell’avvio delle attività del network, sono 21 le imprese che hanno già aderito (3Bee, A2A, Alce Nero, Carbonsink, Chiesi Farmaceutici, Davines Group, Ecomondo-IEG Group, Ferrovie dello Stato, Fondazione Caetani, Fondazione Capellino – Almo Nature, Fondazione Cariplo, greenApes, Gruppo Iren, Gruppo Saviola, Lombard Odier, Lush, Mutti, NATIVA, Novamont, Palm, Simbiosi). L’obiettivo dei promotori è ovviamente di estendere questa partecipazione a tutto il territorio nazionale e non solo alle realtà imprenditoriali del Distretto del Po.