27 Giugno 2024

Il Comitato delle Regioni Ue: “la direttiva Suolo ascolti i territori”

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L’assemblea dei rappresentanti degli enti locali e delle Regioni dell’Unione europea ha approvato il proprio parere sulla Soil Monitoring Law. Tra le sue proposte: un’azione multilivello, obiettivi più concreti e valutazioni periodiche sull’efficacia delle nuove norme

di Emanuele Isonio

 

Prevedere “un’azione multilivello, con obiettivi più concreti, valutazioni dei progressi a medio e lungo termine oltre a un maggiore sostegno tecnico e finanziario per migliorare la salute del suolo a livello locale e regionale”. È il punto focale del parere espresso nei giorni scorsi dal Comitato europeo delle Regioni in merito al contenuto della Soil Monitoring Law, la proposta di direttiva sulla quale il Parlamento europeo prima e il Consiglio dei ministri Ue il 17 giugno scorso hanno approvato le rispettive posizioni.

L’importanza di coinvolgere gli enti locali

Nel suo parere, l’organismo Ue che riunisce i rappresentanti di enti locali e Regioni dei diversi Stati membri ha inoltre sottolineato la necessità di “garantire una partecipazione attiva degli enti locali e regionali alle iniziative di miglioramento della salute del suolo, tenendo conto delle condizioni ampiamente diverse in termini di ecosistemi, composizione, concentrazioni del fondo naturale, differenze nell’uso del territorio, densità di popolazione e condizioni climatiche”.

L’interesse sull’argomento suolo da parte dei rappresentanti degli enti locali e regionali Ue è facilmente comprensibile: sono infatti loro i primi a dover “mettere a terra” le norme di monitoraggio sulla salute dei suoli contenute nella futura direttiva. Ma sono sempre loro i primi destinatari delle richieste di tutela dei suoli che giungono dai cittadini europei.

Servono finanziamenti e supporto tecnico

“Il suolo è fondamentale per la sopravvivenza di tutto ciò che ci circonda e del nostro modo di vivere. Pensare e agire per proteggere le terre che sono in buona salute e aiutare quelle che non lo sono non è un lusso, è una necessità” ha commentato la relatrice del parere del Comitato europeo delle Regioni, Frida Nilsson (SE/Renew Europe), membro del consiglio comunale della città svedese di Lidköping. “Questo è il motivo per cui noi, in qualità di rappresentanti delle città e delle regioni europee, abbiamo deciso oggi di assumere sul serio il nostro ruolo e la nostra responsabilità inviando un segnale ai governi nazionali e alla Commissione europea che siamo pronti ad agire: i nostri suoli possono e devono essere sani entro il 2050”.

I rappresentanti regionali ricordano però che l’obiettivo di riportare in salute i suoli europei (che attualmente per il 70% versano in uno stato insalubre) è destinata a sicuro fallimento senza adeguati finanziamenti e supporto agli enti locali. Motivo per il quale il Comitato delle Regioni esorta la Commissione europea a fornire maggiore sostegno tecnico e finanziario per migliorare il suolo a livello locale e regionale, in stretta collaborazione con la Missione europea per il suolo. “Si chiede alla Commissione Europea di valutare se sia necessario includere finanziamenti dedicati e adeguati per la salute del suolo nel prossimo bilancio pluriennale dell’UE”. Allo stesso tempo, per garantire che i costi derivanti dai danni agli ecosistemi del suolo non siano solo a carico della collettività ma siano invece a diretto carico dei responsabili di inquinamento e contaminazione, il Comitato delle Regioni invita ad inserire nella direttiva il principio “chi inquina paga”.

La proposta di 4 categorie per la salute dei suoli

Secondo l’organismo consultivo Ue, le autorità locali dei diversi Stati possono risultare molto utili anche per quanto riguarda la creazione e la gestione dei distretti del suolo, che dovranno essere poi sottoposti a monitoraggio, prevedendo la possibilità in alcuni casi di creare anche distretti transfrontalieri.
Il Comitato delle Regioni suggerisce inoltre un modello di valutazione che classifichi la salute del suolo in 4 categorie: sano, moderato, scadente o cattivo. Gli Stati membri dovrebbero poi stabilire obiettivi operativi intermedi, basati su percentuali di ripristino dei suoli. Sulla base di tali traguardi, la Commissione dovrebe fare il punto dei progressi ottenuti ed eventualmente prevedere una revisione della direttiva.

“La PAC sia coerente con gli obiettivi di suolo sano”

L’ultimo invito del Comitato delle Regioni riguarda i Piani strategici nazionali della PAC (Politica agricola comune) stilati dai diversi Stati membri. I rappresentanti locali chiedono in questo caso che essi contengano “misure coerenti con l’obiettivo di proteggere i suoli”, ad esempio “incentivando l’agricoltura biologica e altri approcci agroecologici”.

Da parte sua, sarebbe utile – scrivono i membri del Comitato – che la Commissione Ue valuti se i Piani strategici nazionali garantiscono effettivamente un adeguato livello di protezione del suolo e promuova azioni per rigenerare i terreni agricoli degradati. Un’esigenza coerente anche con gli obiettivi fissati da un’altra norma – il regolamento per il ripristino della natura (Nature Restoration Law), adottata in via definitiva la settimana scorsa dal Consiglio dei ministri Ue dell’Ambiente e destinata ad avere un impatto rilevante nei prossimi anni: essa infatti imporrà di ripristinare almeno il 20% del territorio Ue entro il 2030. Percentuale che dovrà salire al 100% degli ecosistemi danneggiati entro il 2050.

Attenzione a non danneggiare gli agricoltori europei

Agli esponenti di enti locali e regioni europee non sfugge però il fattore economico insito in tutto ciò: le (doverose) azioni in favore della salute dei suoli agricoli (e del ripristino degli ecosistemi), se limitate al solo territorio della Ue, potrebbero rappresentare un costo per i produttori e svantaggiarli quindi rispetto ai concorrenti internazionali. Il che – si legge nel parere del Comitato delle Regioni – si tradurrebbe in “un serio rischio per l’economia europea, se non vi è parità di condizioni in relazione ai prodotti che entrano da Paesi terzi”.