26 Giugno 2024

Il Consiglio Ue approva la sua posizione sulla Soil Law

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Disco verde dei ministri dell’Ambiente degli Stati Ue al proprio “orientamento generale” sulla direttiva per il monitoraggio dei suoli. Ora si apre la fase di confronto con il nuovo Europarlamento per arrivare a un testo definitivo

di Emanuele Isonio

 

La direttiva per il monitoraggio dei suoli europei fa un ulteriore, importante (e per nulla scontato) passo avanti. Il Consiglio Ue dei ministri dell’Ambiente (l’istituzione che, nell’architettura europea, condivide il potere legislativo insieme all’Europarlamento) ha infatti approvato la propria posizione sul testo della Soil Monitoring Law (tecnicamente si parla di “orientamento generale“) e le indicazioni delle modifiche da introdurre rispetto al testo proposto dalla Commissione europea nel 2023. Un passaggio fondamentale, insieme all’approvazione da parte del Parlamento europeo avvenuta nei mesi scorsi, per giungere all’approvazione definitiva della direttiva, nel corso della nuova legislatura comunitaria.

Le richieste del Consiglio

“Oggi stiamo compiendo un passo importante verso suoli sani nell’UE entro il 2050. Gli esseri umani e i nostri ecosistemi dipendono dal suolo come fonte di alimenti, acqua pulita e habitat. Ma il suolo è una risorsa non rinnovabile, che deve essere protetta e ripristinata” ha commentato il ministro belga dell’Ambiente e presidente di turno del Consiglio Ue, Alain Maron.

Nel proprio orientamento generale, il Consiglio Ue, riunito a Lussemburgo, ritiene che vada reso obbligatorio il monitoraggio della salute del suolo, fornendo principi guida per la gestione sostenibile dei terreni e affrontando le situazioni nelle quali la contaminazione del suolo comporta rischi inaccettabili per la salute umana e l’ambiente.

I ministri Ue dell’Ambiente, nella nota finale, ricordano infatti che “i suoli sani sono alla base del 95% degli alimenti che consumiamo, ospitano oltre il 25% della biodiversità nel mondo e sono il più grande serbatoio di carbonio terrestre del pianeta. Ma, il suolo è una risorsa limitata e oltre il 60% dei suoli dell’UE non è in buone condizioni”.

Monitoraggio: flessibilità e vincoli comuni

Per quanto riguarda il monitoraggio, esso dovrà permettere la valutazione della salute di tutti i suoli europei. Il compito sarà ovviamente degli Stati membri, sostenuti dalla Commissione. L’obiettivo è avere una fotografia precisa della situazione per poter diffondere pratiche di gestione sostenibile. I singoli Stati decideranno quali saranno i punti di campionamento ma dovranno attenersi a una metodologia comune a tutta la Ue.

Secondo il Consiglio Ue è necessario condere agli Stati ulteriore flessibilità per le misurazioni e dovrà essere possibile utilizzare dati e sistemi di monitoraggio già esistenti. La direttiva dovrà però stabilire requisiti minimi di qualità per i laboratori che analizzeranno i campioni di suolo. In questo modo si potrà garantire una comparabilità delle misurazioni effettuate nei diversi Stati membri.

Gestione sostenibile, 5 anni per fissare i principi

I ministri dell’Ambiente hanno condiviso la posizione della Commissione europea riguardo all’esigenza di fissare una serie di parametri fisici, chimici e biologici che fotografino la salute dei suoli. Tuttavia – si legge nella nota finale – “al fine di adattarsi alle circostanze locali, in sede di Consiglio è stato convenuto un sistema a doppio valore più flessibile per la valutazione della salute del suolo”.

Entro 5 anni dall’entrata in vigore della direttiva, gli Stati membri dovranno definire pratiche per la gestione sostenibile dei propri suoli. Nel farlo, dovranno tenere conto delle linee guida fissate nella Soil Monitoring Law.

Obiettivo consumo netto di suolo entro il 2050

Capitolo a parte è dedicato al consumo di suolo. Un problema che affligge tutti i Paesi Ue ma che in alcuni casi (Italia in primis) raggiunge livelli estremamente preoccupanti. Il Consiglio conferma l’esigenza di mantenere l’ambizioso obiettivo a lungo termine dello “zero consumo netto di suolo” entro metà secolo. Tuttavia, è bene concentrarsi – secondo i ministri dell’Ambiente – sulla lotta all’impermeabilizzazione e alla distruzione di suolo, ritenuti gli aspetti del consumo di suolo più visibili, incisivi e facili da monitorare.

Nel pianificare il proprio territorio, i diversi Stati dovranno tenere conto di principi di mitigazione comuni, che dovranno essere “sufficientemente flessibili per rispettare le decisioni nazionali in materia di pianificazione, comprese le misure in materia di edilizia abitativa e transizione energetica”.

Consumo di suolo nei principali paesi europei (%, 2015). FONTE: Eurostat, 2017

Consumo di suolo nei principali paesi europei (%, 2015). FONTE: Eurostat, 2017

Caccia ai siti contaminati (e alle attività contaminanti)

Ampio spazio, nella direttiva, è dedicato alla gestione e recupero dei siti contaminati. Nel testo proposto dalla Commissione ma anche nella versione approvata dall’Europarlamento, gli Stati dovranno censire tutti i siti potenzialmente contaminati. Successivamente li mapperanno in un registro pubblico, in modo da avere un quadro globale della situazione in tutta l’Unione europea.

Secondo il Consiglio Ue, in queste attività, è necessario però introdurre un “approccio graduale e basato sul rischio“. In questo modo – sostengono i ministri dell’Ambiente – gli Stati membri potranno “stabilire l’ordine di priorità delle misure, tenendo conto dei rischi potenziali, del contesto socioeconomico e dell’uso del suolo attuale e previsto”. Una volta individuato un sito contaminato, esso verrà studiato e saranno affrontati gli eventuali rischi inaccettabili per la salute umana e per l’ambiente. Per facilitarne l’individuazione, i ministri hanno concordato di creare elenchi di attività potenzialmente contaminanti.

Cosa manca per il testo definitivo?

Per arrivare all’approvazione definitiva della Soil Monitoring Law serve ora un ultimo passaggio (ma dall’esito difficilmente prevedibile, visto non solo il cambio di composizione del Parlamento europeo ma anche l’orientamento politico di molti governi nazionali nella UE, che si riverbera nella composizione del Consiglio): nei prossimi mesi, una volta creata la nuova Commissione e il nuovo Europarlamento, si aprirà il trilogo. Una sorta di “camera di compensazione” nella quale i rappresentanti delle tre principali istituzioni europee si confronteranno per arrivare al testo definitivo della direttiva.