8 Febbraio 2023

Clima e siccità, la ricetta per il dissesto in California. Ma non solo…

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L’analisi del New York Times: nei periodi di siccità prolungata il suolo perde la capacità di assorbire l’acqua. Quando la pioggia si manifesta aumenta il rischio frane. Una combinazione di fenomeni che il cambiamento climatico rende sempre più frequente

di Matteo Cavallito

 

Siccità, pioggia, incendi e dissesto del suolo. Quattro processi per un unico circolo vizioso che da tempo tormenta la California, vittima delle conseguenze del riscaldamento globale. È un quadro preoccupante quello descritto nelle scorse settimane dal New York Times. “Dopo anni di intensa siccità, l’area è stata martellata da settimane di forti piogge”, scriveva qualche giorno fa il quotidiano statunitense. “Come stanno scoprendo gli abitanti dello Stato, queste due condizioni meteorologiche opposte possono combinarsi provocando gravi smottamenti”.

Nei periodi di prolungata crisi idrica, i terreni si seccano e perdono la loro capacità di drenaggio. Il risultato è un accumulo dell’acqua in superficie e un progressivo deflusso di quest’ultima capace di generare frane potenzialmente distruttive. Ma questa, si sa, non è l’unica conseguenza delle ondate di caldo.

Siccità, incendi e frane

“La siccità della California ha contribuito ad alimentare i grandi incendi degli ultimi anni, rendendo i suoi pendii particolarmente suscettibili alle frane”, scrive ancora il quotidiano statunitense. La distruzione delle piante provocata dalle fiamme finisce per indebolire le radici riducendo in questo modo la stabilità del terreno. Questo fenomeno, combinato con la diminuita permeabilità del suolo fa crescere il deflusso di acqua durante le piogge determinando così un aumento del rischio dissesto.

Gli smottamenti sono comunemente immaginati come eventi improvvisi. Ma la verità è che il cedimento dei terreni è talvolta progressivo e si manifesta molto lentamente per anni, prima che le precipitazioni accelerino il processo.

“Dopo la frana del 2017 a Big Sur, nel nord della California, considerata la più grande nella storia dello Stato, quando circa 6 milioni di metri cubi di detriti sono scivolati sulla Route 1, i ricercatori della NASA hanno usato i dati radar per studiare il pendio”, prosegue il New York Times. “Hanno così scoperto che quest’ultimo si era mosso per un decennio a un ritmo di 7 pollici (circa 18 centimetri, ndr) all’anno”.

L’interazione degli eventi provoca disastri

Alla base dei disastri naturali si colloca spesso l’interazione contemporanea di fenomeni diversi. Alcuni di essi, ha scritto di recente il network australiano The Conversation, non sarebbero di per sé devastanti. Ma la loro combinazione può rivelarsi distruttiva. Quando un’ondata di calore si abbatte su un territorio soggetto da tempo a siccità, ad esempio, il rischio incendi aumenta. Il cambiamento climatico, al tempo stesso, sembra rendere questi fenomeni sempre più frequenti e devastanti.

Alla fine del 2020, ha affermato una ricerca che ha coinvolto diversi atenei americani e non, i devastanti incendi che hanno colpito la California hanno provocato danni economici colossali.

Lo Stato, ha rivelato l’indagine, ha subito perdite per 102,6 miliardi di dollari, tra costi diretti – a cominciare da quelli sanitari – e indiretti. All’elenco di questi ultimi, costituiti dall’impatto per le aziende, si aggiungono quasi 46 miliardi di ulteriori danni legati alle conseguenze dei roghi e registrati fuori dai confini dello Stato. A conti fatti, l’ammontare totale delle perdite ammonta a 148,5 miliardi di dollari, lo 0,7% circa del Pil del Paese.

Eventi sempre più frequenti

Le prove della crescente incidenza dei fenomeni estremi sono sempre più evidenti. Un recente studio del World Weather Attribution (WWA), un gruppo di scienziati formatosi per studiare la frequenza di questi eventi, ha evidenziato come la crisi climatica avesse reso almeno 20 volte più probabile la siccità record che ha colpito l’emisfero settentrionale quest’estate.

L’ultimo rapporto del Global Water Monitor Consortium, un’iniziativa dell’Australian National University, ha sottolineato inoltre come il riscaldamento globale stia alterando il ciclo dell’acqua.

La siccità e le condizioni di rischio per gli incendi, di conseguenza, si stanno sviluppando più velocemente e più frequentemente. A crescere, contemporaneamente, sono anche le precipitazioni estreme concentrate in periodi brevi. Due fenomeni in grado di combinarsi provocando ovvie e pericolose conseguenze.