8 Luglio 2024

Agricoltura sostenibile, la Danimarca scommette sul biochar

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Biochar protagonista: il piano di Copenaghen per il taglio delle emissioni agricole prevede un maxi investimento da 1,35 miliardi di euro. Chiaramonti (PoliTo): “Una soluzione vicina alla competitività economica che garantirà molteplici benefici”

di Matteo Cavallito

La Danimarca punta forte sul biochar con uno stanziamento pubblico nell’ambito delle iniziative di mitigazione climatica in campo agricolo. Lo ha annunciato il governo di Copenaghen rendendo noti i dettagli del recente accordo raggiunto dallo stesso esecutivo con i rappresentanti del cosiddetto Tripartito verde, l’organismo istituito alla fine del 2023 che include, tra gli altri, il Consiglio per l’agricoltura e l’alimentazione, la Società danese per la conservazione della natura e la Confederazione nazionale dell’industria. Il valore del sostegno al biochar ammonta, da qui al 2045, a 10 miliardi di corone, circa 1,35 miliardi di euro.

L’obiettivo: meno 1,8 milioni di tonnellate di CO2

L’intesa definisce le iniziative per la riduzione delle emissioni di gas serra in agricoltura con l’obiettivo di contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici della Danimarca per il 2030. L’operazione, inoltre, punta a garantire condizioni migliori per la natura, la biodiversità, l’ambiente acquatico e l’acqua potabile, ha sottolineato il Governo.

La lista dei provvedimenti comprende in particolare una storica tassa sulle emissioni del bestiame che, una volta a regime, ammonterà a 300 corone (40 euro) per tonnellata. A partire dal 2030, i proventi della tassa saranno restituiti al comparto attraverso la costituzione di un fondo di sostegno alla transizione. Secondo le stime, l’insieme dei provvedimenti dovrebbe garantire un risparmio di 1,8 milioni tonnellate di CO2 entro il 2030.

Il ruolo del biochar

Il programma di sostegno al biochar è pensato per favorire l’impiego della sostanza organica in ambito agricolo sfruttandone le proprietà di stoccaggio del carbonio. Una caratteristica, quest’ultima, che rende l’ammendante particolarmente prezioso per la mitigazione climatica. Prodotto dalla conversione termochimica della biomassa attraverso la cosiddetta pirolisi lenta (che prevede il riscaldamento della materia a basse temperature e la sua successiva decomposizione), il biochar viene impiegato soprattutto per migliorare le proprietà chimico-fisiche del suolo.

La sostanza, soprattutto in caso di integrazione con il processo di compostaggio tradizionale, può essere inoltre usata per incrementare la fertilità dei campi.

Il suo impatto positivo sul sequestro del carbonio, invece, è legato in particolar modo alla sua capacità di rafforzare l’aggregazione del suolo stesso. Altri fattori, come le condizioni climatiche e atmosferiche, le caratteristiche specifiche della sostanza utilizzata (come il rapporto tra il contenuto di carbonio e quello di azoto oltre al pH), le pratiche di impiego e le diverse condizioni agronomiche, possono rafforzare ulteriormente la capacità di stoccaggio del carbonio.

“Un intervento innovativo in linea con i regolamenti UE”

L’iniziativa danese è destinata ad attrarre particolare attenzione tra gli esperti del settore affermandosi come un importante punto di riferimento per le politiche di sostegno all’uso dell’ammendante. Il provvedimento di Copenaghen, “fissa un obiettivo di rimozione significativo ma soprattutto – primo caso in Europa – fornisce supporto all’ampia diffusione del biochar”, sottolinea David Chiaramonti, Professore Ordinario di Sistemi Energetici ed Economia dell’energia presso il Politecnico di Torino e presidente del Renewable Energy COnsortium for R&D. Che aggiunge:

“L’azione sul biochar è un intervento estremamente innovativo e coerente con le politiche e i regolamenti europei – come ad esempio la EU Fertiliser Regulation o il Carbon Removal Certification Framework – che già prevedono lo sviluppo del settore del biochar in molteplici ambiti”.

Un valore comparabile con il mercato

Ma non è tutto. Significativo, infatti, è anche l’aspetto economico dell’iniziativa. Gli 1,35 miliardi di euro allocati dal governo danese, secondo le indiscrezioni, potrebbero tradursi infatti in un sussidio unitario di circa 300 euro per tonnellata di biochar. Un valore comparabile con le indicazioni fornite dall’ETS (Emission Trading System), il mercato continentale dei crediti di carbonio che coinvolge i soggetti che sono tenuti per legge a limitare o compensare le proprie emissioni.

Qui, dicono i dati degli ultimi due anni, la CO2 equivalente ha raggiunto in tre occasioni un picco di prezzo prossimo o di poco superiore ai 100 euro per tonnellata.

Considerando che la capacità di stoccaggio dell’ammendante raggiunge all’incirca il triplo del suo peso – come dire, semplificando, che l’impiego di una tonnellata di biochar consente il sequestro di circa 3 tonnellate di CO2 – è facile osservare come il valore finale riesca dunque ad allinearsi ai massimi storici del mercato (100 moltiplicato per tre, appunto). Anche per questo, conclude il docente, il provvedimento danese “garantisce molteplici benefici oltre all’utilizzo del biochar e alla rimozione di lunga durata del carbonio e rappresenta, in questo ambito, una delle soluzioni più interessanti e vicine alla competitività economica”.