7 Settembre 2026

Discariche, le emissioni di metano potrebbero essere molto più alte delle stime

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Uno studio condotto in due discariche del New Jersey rileva emissioni cinque volte superiori a quelle ufficiali. Freddo e cali di pressione favoriscono i rilasci. Le misurazioni occasionali non colgono i picchi

di Matteo Cavallito

Le discariche potrebbero emettere nell’atmosfera molto più metano di quanto indicato dagli inventari ufficiali. A determinare la discrepanza non sarebbero soltanto i modelli utilizzati per formulare le stime ma anche le modalità con cui vengono effettuate le misurazioni dirette. Lo suggerisce uno studio pubblicato su Environmental Science & Technology dai ricercatori del Lamont-Doherty Earth Observatory, un istituto della Columbia University situato a Palisades, nello stato di New York.

L’indagine, basata su due anni e mezzo di monitoraggio, ha riguardato un grande complesso di discariche del New Jersey e non può tradursi in un dato generale. Essa, tuttavia, mostra i limiti delle rilevazioni di breve durata, suggerendo che queste ultime possano sottostimare notevolmente le emissioni reali delle discariche.

Il peso delle discariche

Gli Stati Uniti producono ogni anno centinaia di milioni di tonnellate di rifiuti inviandone una parte consistente in discarica. La decomposizione della componente organica dei rifiuti produce metano, i cui volumi vanno incontro a un destino variabile: una parte viene ossidata dai microrganismi metanotrofi presenti nel terreno di copertura, un’altra è intercettata dagli impianti di captazione. Una quota restante, infine, raggiunge l’atmosfera.

Il metano, spiega lo studio, “è il secondo gas serra di origine antropica più importante dopo l’anidride carbonica (CO2), con un potenziale di riscaldamento globale 80 volte superiore a quello della CO2 nell’arco di vent’anni”.

L’aumento della sua concentrazione atmosferica, inoltre, avrebbe contribuito a oltre un quarto del riscaldamento globale di origine antropica registrato dalla metà dell’Ottocento. “Nel 2022, l’anno più recente per il quale sono disponibili dati ufficiali sulle emissioni statunitensi, il metano ha rappresentato circa il 12% delle emissioni di gas serra del Paese”, ricordano gli autori, e una “proporzione analoga si riscontra a livello globale”. Negli Stati Uniti, infine, le discariche sarebbero responsabili del 17% delle emissioni nazionali di metano. Il dato, tuttavia, potrebbe essere sottostimato.

Dati e metodi contestati

Le stime ufficiali, infatti, si basano soprattutto sulla quantità e sull’età dei rifiuti oppure sui volumi di gas recuperati, applicando un’efficienza di captazione presunta. Ma il quadro di miglioramento restituito dalle statistiche ufficiali non trova conferma in diverse osservazioni che hanno rilevato emissioni superiori a quelle dichiarate.

“Le emissioni di metano delle discariche comunicate al Greenhouse Gas Reporting Program (GHGRP) dell’EPA sono diminuite del 40% dal 1990, una riduzione attribuita all’adozione di tecnologie per la captazione del gas e a una migliore gestione”, spiega ancora lo studio.

Alcune ricerche, tuttavia, hanno già contestato questo dato suggerendo che esso “potrebbe riflettere cambiamenti nella metodologia utilizzata per calcolare le emissioni di metano, con il passaggio da un metodo basato sulla quantità di rifiuti presenti nella discarica a uno fondato sui volumi di gas captato, presumendo un tasso di recupero costante”. Da qui la scelta di applicare più metodi a uno studio di caso specifico.

Nel 2023 emissioni cinque volte quelle comunicate all’EPA

I ricercatori hanno studiato il complesso formato dalla discarica attiva di Middlesex County e dalla vicina Edgeboro, chiusa nel 1994 ma ancora capace di emettere gas. Middlesex, operativa dal 1992, contiene oltre 16 milioni di tonnellate di rifiuti e ne riceve circa 500.000 ogni anno. Entrambi gli impianti dispongono di un esteso sistema di captazione. Da gennaio 2023 a luglio 2025 le concentrazioni atmosferiche di metano sono state rilevate da una torre alta 20 metri e distante circa 3,3 chilometri. Le emissioni mensili sono state ricavate mediante un modello di dispersione gaussiana e confrontate con rilevamenti mobili a terra e con due campagne aeree, ottenendo risultati coerenti.

“Abbiamo osservato una marcata stagionalità nelle emissioni di metano”, spiegano gli autori, “con un picco in inverno e un minimo in estate, determinati da una forte dipendenza dalle variazioni della pressione atmosferica e dalla temperatura dell’aria”.

Il problema, però, è che molte delle misurazioni realizzate finora hanno fornito soltanto rilevazioni puntuali, spesso concentrate in estate, anche perché le campagne aeree vengono condotte soprattutto quando le condizioni di volo sono favorevoli. Con il risultato di incorporare una distorsione stagionale e meteorologica. A conti fatti, stimano quindi i ricercatori, nel 2023 il complesso di discariche avrebbe rilasciato una media di 2,7 tonnellate di metano l’ora. Ovvero circa cinque volte i 536 kg/h comunicati all’EPA, l’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente.

Misurare meglio per intervenire

Il caso studiato indica quindi che le emissioni possono essere maggiori del previsto e, soprattutto, che per valutarle occorre osservarle lungo l’intero ciclo stagionale, anche quando le condizioni meteorologiche sono meno favorevoli alle misurazioni. La metodologia potrebbe essere applicata ad altri grandi impianti, migliorando le stime e consentendo di verificare l’efficacia delle politiche di riduzione.

“Le misurazioni di lungo periodo delle emissioni di metano consentono ai decisori politici di indirizzare gli interventi di mitigazione climatica e verificarne l’efficacia”, ricordano gli autori.

Attualmente, aggiungono, “le discariche attive, con le loro ingenti ma incerte emissioni di metano, sono candidate ideali per i monitoraggi di lungo periodo”. Inoltre, il monitoraggio può tradursi in interventi operativi, come intensificare la captazione prima dell’arrivo di sistemi di bassa pressione, programmare la ricerca delle perdite durante i cali barometrici o nelle giornate con temperature sottozero e aumentare la copertura giornaliera delle aree aperte in inverno.