11 Febbraio 2021

Dagli USA la conferma: il compostaggio aiuta clima e suolo

Meno rifiuti in discarica, minori emissioni, più salute per il terreno: quella del compostaggio è una pratica utilissima. Ma occorre maneggiarla con cura. L’esperienza dell’Ohio

di Matteo Cavallito

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Il compostaggio? Una soluzione efficace per ridurre l’impatto ambientale delle discariche e favorire la salute del suolo. Lo conferma un’analisi della Case Western Reserve University di Cleveland, attiva da tempo in un progetto di gestione sostenibile dei rifiuti. L’iniziativa, che parte dalla sala mensa del campus, si intreccia con il programma cittadino di raccolta offrendo un contributo al contrasto di un fenomeno tuttora preoccupante. Ogni anno, ricorda l’Università, le discariche USA raccolgono 300 milioni di tonnellate di rifiuti (fa quasi una tonnellata a testa per ogni americano…) con l’Ohio triste primatista della nazione al ritmo di «14 libbre circa pro capite al giorno». Che, a conti fatti, significa oltre 2.300 chili per persona all’anno.

Dal compostaggio meno CO2 e suolo più fertile

L’uso degli scarti organici nel suolo rappresenta notoriamente una pratica ricca di potenzialità. Nel caso del compostaggio, in particolare, l’interazione degli elementi produce un circolo virtuoso sotto molti di vista. L’operazione – che consiste nella produzione di una miscela organica che si realizza tramite l’azione dei microorganismi su un insieme di residui biodegradabili – avviene innanzitutto in presenza di ossigeno. Tradotto: non produce metano. La decomposizione, inoltre, suscita minori emissioni di CO2 e genera calore creando condizioni idonee per funghi e batteri e finendo quindi per autoalimentarsi. Il prodotto finito può essere usato come fertilizzante e l’aggiunta degli scarti di cibo, erba e foglie ne accresce il contenuto dei nutrienti. La sua applicazione al terreno, prosegue l’analisi, favorisce infine la ritenzione idrica riducendo al tempo stesso – in caso di mix con il letame – l’erosione.

L’Ohio come la California

A Cleveland un’azienda chiamata Rust Belt Riders o RBR (un riferimento al soprannome del nord est americano, quella cintura di ruggine che costituiva un tempo il cuore industriale del Paese) promuove la produzione di compostaggio da parte dei cittadini. Il servizio si ispira a iniziative simili condotte in California e in Vermont per la raccolta del compost e il riciclo. RBR, che opera nella produzione di miscele per il suolo, ha siglato un accordo con l’Università per il trasporto del compostaggio generato a partire dagli scarti della mensa grazie alla collaborazione di un’altra azienda: la Bon Appétit Management Company. Secondo l’ateneo, in circa un anno di attività, l’iniziativa, avviata nella primavera del 2019, ha prodotto 125 tonnellate di compostaggio. Che, in termini di impatto ambientale, si traducono in 9,5 tonnellate di CO2 in meno nella fredda aria dell’Ohio.

Compostaggio, risorsa globale (da maneggiare con cura)

Per quanto promettente, precisa l’Università, la raccolta dei rifiuti organici si è scontrata con un fattore imprevisto: la contaminazione. In più di un’occasione, infatti, gli studenti cui era affidata la prima fase dell’accumulo hanno finito inavvertitamente per mescolare i residui con altri materiali inadatti allo scopo come plastica e metalli. La vicenda, che ha indotto l’ateneo a sospendere il progetto in attesa di trovare una soluzione, evidenzia la vulnerabilità del processo produttivo del compostaggio. Un problema aperto che impone particolare attenzione. Ma che nulla toglie, è bene precisarlo, alle potenzialità della risorsa.

Lo sa bene la FAO che nel 2015 ha redatto un vero e proprio manuale per gli agricoltori che raccoglie i risultati di una serie di esperienze sulla produzione di compost in America Latina. L’obiettivo è quello di presentare le tecniche per la realizzazione di un prodotto che può essere utilizzato come fertilizzante naturale favorendo una minore produzione di rifiuti e una riduzione dei costi a carico degli agricoltori.