4 Settembre 2026

Alberi decisivi: nei centri urbani la perdita di copertura fa crescere la mortalità

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Uno studio condotto a Chicago associa l’aumento della copertura degli alberi a una riduzione dei decessi. La protezione degli esemplari maturi è più efficace della piantumazione

di Matteo Cavallito

L’evoluzione nel tempo della copertura arborea, più che la quantità di alberi in sé, inciderebbe sulla salute degli abitanti dei centri urbani. Lo afferma uno studio della Northwestern University di Evanston, Illinois, pubblicato sulla rivista GeoHealth. La ricerca, che ha preso in esame un decennio di dati relativi alla città di Chicago, non dimostra che la scomparsa delle piante sia direttamente responsabile delle morti registrate ma indica, tuttavia, la presenza di un nesso evidente “tra l’aumento nel tempo della copertura arborea e la riduzione della mortalità”. Tale riduzione, in particolare, sarebbe stata rilevata “per i decessi complessivi e quelli legati a patologie cardiovascolari, respiratorie, psichiatriche e muscoloscheletriche”.

Il caldo urbano e le disuguaglianze

Gli alberi possono attenuare le temperature attraverso l’ombra e l’evapotraspirazione, contrastando il fenomeno dell’isola di calore urbana. Questi effetti e il loro impatto sanitario, tuttavia, si distribuiscono in modo diseguale all’interno delle città. Chicago, in questo senso, rappresenta un caso di studio significativo. La metropoli dell’Illinois, infatti, ha sperimentato un sensibile riscaldamento negli ultimi decenni e conserva tuttora memoria della grande ondata di calore del 1995 che causò, ricordano i ricercatori, più di 700 morti. Essa, inoltre, presenta una distribuzione storicamente diseguale degli investimenti nel verde urbano che sembrano avere un impatto sanitario.

“La nostra analisi spaziale rivela la concentrazione di disuguaglianze sanitarie persistenti”, spiegano infatti gli autori. “I quartieri nelle zone meridionali e occidentali di Chicago continuano a registrare tassi di mortalità elevati nonostante una copertura arborea superiore alla media, evidenziando la complessità di fattori come lo stress termico, la perdita di chiome nel tempo dovuta a una manutenzione inadeguata e le disuguaglianze socioeconomiche”.

Per contro, i quartieri vicini al lago Michigan beneficiano di temperature generalmente più basse, mentre quelli prossimi alle riserve forestali dispongono della copertura arborea più estesa. Il quadro resta comunque complesso. Fattori come reddito, accesso alle cure, inquinamento, età della popolazione, caratteristiche dell’ambiente costruito e vicinanza all’acqua contribuiscono insieme a determinare il rischio sanitario.

+1% di copertura arborea significa 10% di decessi in meno

Per comprendere le conseguenze di tutto questo, i ricercatori hanno utilizzato le rilevazioni satellitari annuali della copertura arborea delle circa 800 zone censuarie di Chicago, incrociandole con le temperature massime estive, le concentrazioni di biossido di azoto, i dati demografici e 220.711 decessi registrati. I modelli statistici hanno considerato, tra gli altri fattori, reddito, popolazione, area geografica e segregazione residenziale, così da distinguere per quanto possibile l’associazione con gli alberi dalle differenze preesistenti tra i quartieri.

Ebbene: la copertura arborea complessiva rilevata in ciascun anno non è risultata associata in modo statisticamente significativo alla mortalità per tutte le cause. Per contro, è emerso un legame significativo con le variazioni rilevate da un anno all’altro.

Nel dettaglio, per ogni incremento di un punto percentuale della superficie coperta dalle chiome, il modello ha rilevato una riduzione della mortalità del 10% circa. L’aumento annuale è risultato associato anche a un minor numero di decessi per diverse cause come malattie cardiovascolari e respiratorie, disturbi psichiatrici e alcune patologie muscoloscheletriche sulle quali può influire l’attività fisica. Insomma, “Le associazioni con la mortalità, più forti per le variazioni della copertura arborea da un anno all’altro rispetto ai livelli annuali, suggeriscono che i benefici sanitari possano dipendere soprattutto dalla crescita e dalla manutenzione costanti delle chiome, anziché dalle differenze statiche nella copertura iniziale”.

Fondamentale proteggere gli alberi esistenti

Lo studio ha fatto emergere inoltre come nei quartieri più caldi la riduzione delle perdite annuali di copertura arborea sia associata a un calo più marcato della mortalità prevista. Secondo una simulazione, spiegano gli autori, un incremento annuo della copertura pari allo 0,03% – ed equivalente alla piantumazione di circa 14.000 alberi – sarebbe associato a 105 decessi in meno nello stesso periodo. I modelli di previsione, infine, “suggeriscono che la qualità e la manutenzione della copertura arborea possano essere persino più importanti dell’aumento delle piantumazioni”.

Le giovani piante, ricordano infatti i ricercatori, impiegano molti anni per sviluppare chiome capaci di produrre ombra e raffrescamento in misura paragonabile agli esemplari maturi.

La perdita di un grande albero, al contrario, può invece cancellare rapidamente decenni di crescita. Per questo “ampliare e, cosa ancora più importante, preservare la copertura arborea nelle aree interessate da temperature estive elevate rappresenta un’opportunità fondamentale per migliorare la salute pubblica, mitigare gli impatti climatici e potenzialmente ridurre le disuguaglianze sanitarie”, conclude lo studio.