Siccità estrema: la biodiversità aiuta le praterie (ma non le foreste)
Uno studio internazionale rileva come un alto livello di biodiversità possa ridurre le perdite di produttività nelle praterie più aride durante gli episodi di siccità estrema. Nelle aree boschive, tuttavia, non si osserva lo stesso schema
di Matteo Cavallito
La biodiversità è uno dei più importanti strumenti naturali di adattamento ai cambiamenti climatici ma la sua efficacia non è uguale in tutti gli ecosistemi. Nelle praterie più aride, infatti, la presenza di numerose specie vegetali riduce in modo significativo le perdite di produttività durante gli episodi di siccità estrema, mentre nelle foreste questo effetto non emerge con la stessa evidenza. È la principale conclusione di uno studio internazionale guidato dalla Yokohama National University e dal German Centre for Integrative Biodiversity Research (iDiv).
La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Ecology & Evolution, offre quindi nuove indicazioni evidenziando dove gli interventi di conservazione della varietà vegetale possano contribuire maggiormente favorendo una risposta efficace alle conseguenze dell’aumento delle temperature.
I vantaggi della biodiversità variano tra i diversi ecosistemi
Gli scienziati sanno da tempo che gli ecosistemi più ricchi di specie tendono a essere anche più produttivi e stabili. A rimanere aperta era però una domanda cruciale: la biodiversità continua a svolgere questo ruolo anche quando gli ecosistemi sono sottoposti a eventi climatici estremi? E ancora: il suo effetto è lo stesso in ambienti diversi? Rispondere a entrambi i quesiti, però, è stato fino a oggi piuttosto difficile.
“Un ostacolo fondamentale alla comprensione di come le relazioni tra biodiversità e produttività cambino nei diversi contesti ambientali durante gli eventi climatici estremi è la limitata estensione geografica e temporale della maggior parte degli esperimenti e dei dataset osservazionali”, notano infatti i ricercatori.
Per superare questo limite, gli autori hanno quindi riunito i dati provenienti da decine di esperimenti condotti in contesti climatici molto diversi, con l’obiettivo di individuare, attraverso una meta-analisi, le condizioni ambientali nelle quali la biodiversità offre il maggiore contributo alla resilienza degli ecosistemi. “L’obiettivo finale è passare da una conoscenza ecologica generale a una base pratica per l’adattamento climatico”, ha spiegato Takehiro Sasaki, ricercatore della Yokohama National University e principale autore dello studio.
Le praterie rispondono meglio al calore estremo
Analizzando i dati provenienti da 75 esperimenti di lungo periodo condotti in praterie e foreste distribuite in diverse aree del mondo e integrando le osservazioni ecologiche con serie storiche di dati climatici e informazioni sull’aridità e sulle caratteristiche dei suoli, gli autori hanno fatto alcune scoperte rilevanti. In primo luogo, infatti, “la biodiversità ha favorito maggiormente la produttività nelle praterie più aride durante gli episodi di siccità estrema”, spiegano. Nelle foreste, al contrario, questi effetti “non sono stati chiaramente modulati dalle condizioni ambientali del sito”.
Nelle praterie soggette alle conseguenze del clima, precisa la ricerca, specie diverse riescono a utilizzare le risorse in modo complementare o a favorirsi reciprocamente, mantenendo più elevata la produttività dell’ecosistema nonostante la scarsità d’acqua.
Nelle praterie meno aride, invece, la produttività durante la siccità dipende soprattutto da poche specie particolarmente performanti. Quanto alle foreste, come si diceva, questo andamento non è stato osservato ma la cautela è d’obbligo: gli esperimenti forestali disponibili sono meno numerosi e coprono periodi di tempo più brevi, mentre gli effetti della biodiversità sugli alberi potrebbero richiedere molti anni per manifestarsi. Infine, lo studio mostra che né le ondate di calore né la disponibilità di nutrienti nel suolo modifichino in modo significativo i benefici offerti dalla varietà di specie.
Orientare le strategie di adattamento climatico
Le scoperte assumono un valore particolare nello scenario attuale, caratterizzato dall’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi. Comprendere dove la biodiversità riesca realmente a limitare le perdite di produttività, infatti, permetterebbe di orientare le strategie di conservazione e gli interventi di adattamento climatico, indirizzando gli sforzi verso gli ecosistemi nei quali i benefici sono maggiori.
“Piuttosto che presumere che la biodiversità attenui universalmente lo stress ambientale, la nostra sintesi individua le condizioni nelle quali è più probabile che produca effetti significativi, offrendo così una base chiara per strategie di adattamento climatico mirate e basate sulla natura”, osservano quindi gli autori. In futuro, tuttavia, saranno necessari nuovi esperimenti. L’obiettivo, in questo senso, è quello di valutare quegli ecosistemi forestali e quelle regioni del mondo finora meno rappresentate negli studi, per comprendere se i meccanismi rilevati altrove si manifestino anche in altri contesti climatici.

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