7 Agosto 2026

Ortofrutta e ristorazione, per gli imballaggi scatta l’obbligo compostabilità

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Il nuovo decreto legge renderà obbligatoria la compostabilità per diverse categorie di imballaggi alimentari. FOTO: Pxhere - CC0 Dominio pubblico

Un decreto legge appena approvato introduce l’obbligo di compostabilità per alcune categorie di imballaggi. Obiettivo: rafforzare la bioeconomia circolare, il riciclo organico e la produzione di compost da rifiuti, a beneficio della salute dei terreni agricoli

di Emanuele Isonio

 

D’ora in poi, gli imballaggi utilizzati per confezionare prodotti ortofrutticoli freschi, quelli impiegati nella ristorazione e nel catering, le monoporzioni alimentari e alcune applicazioni nel settore dell’ospitalità dovranno obbligatoriamente essere biodegradabili e compostabili oltre che certificati come tali secondo gli standard europei.

Le novità del decreto legge

Lo ha deciso il Consiglio dei ministri, che ha approvato martedì scorso un decreto legge che inserisce la nuova norma nel Codice dell’Ambiente. Il provvedimento rappresenta uno dei primi atti di attuazione del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR) e consente all’Italia di esercitare una facoltà prevista dalla normativa europea, valorizzando il ruolo di una delle filiere industriali più avanzate della bioeconomia circolare italiana.

Il Regolamento (UE) 2025/40 dal 12 agosto prossimo limita fortemente l’impiego degli imballaggi monouso. La stessa norma europea, tuttavia, riconosce agli Stati membri la possibilità di richiedere la compostabilità per alcune specifiche applicazioni, a condizione che sul territorio nazionale siano presenti sistemi efficienti di raccolta differenziata della frazione organica e di trattamento negli impianti industriali. Condizione che l’Italia soddisfa grazie a una rete consolidata di raccolta dell’organico e di impianti di compostaggio e digestione anaerobica, tra le più sviluppate in Europa.

Fasi e vantaggi del processo di compostaggio. FONTE: CIC.

Fasi e vantaggi del processo di compostaggio. FONTE: CIC.

Il valore ambientale del riciclo organico

L’obiettivo dichiarato dal decreto legge è duplice. Da un lato assicurare continuità produttiva alla filiera italiana delle bioplastiche compostabili, che rappresenta un comparto industriale di eccellenza, con importanti investimenti in ricerca, innovazione e occupazione. Dall’altro evitare che applicazioni per le quali il riciclo meccanico risulta poco efficace o impraticabile vengano sottratte al circuito del riciclo organico, dove possono invece essere valorizzate insieme ai rifiuti alimentari.

È proprio questo il punto di maggiore interesse per chi si occupa di salute del suolo.

Gli imballaggi compostabili non costituiscono infatti un fine in sé, ma uno strumento per migliorare la qualità della raccolta della frazione organica e incrementare la produzione di compost di qualità, una risorsa fondamentale per restituire sostanza organica ai terreni agricoli.

Soluzioni circolari win win

Il suolo europeo continua infatti a perdere carbonio organico, biodiversità e fertilità a causa di pratiche agricole intensive, erosione e cambiamenti climatici. Restituire sostanza organica attraverso ammendanti compostati significa aumentare la capacità dei terreni di trattenere acqua e nutrienti, migliorare la struttura del suolo, sostenere l’attività biologica e contribuire al sequestro del carbonio. Benefici che si traducono in una maggiore resilienza dell’agricoltura e in un contributo concreto agli obiettivi della Mission Soil dell’Unione europea.

In questa prospettiva, la nuova norma assume un significato che va oltre la disciplina degli imballaggi. Riconoscere il valore della compostabilità significa infatti sostenere una filiera capace di collegare agricoltura, industria dei materiali innovativi, gestione dei rifiuti organici e produzione di compost, secondo i principi della bioeconomia circolare.

“Questo provvedimento introduce  un quadro di regole chiaro e condizione necessaria affinché gli investimenti in innovazione possano esprimere appieno il loro potenziale” spiega Catia Bastioli, presidente del Cluster italiano della Bioeconomia circolare SPRING. “La certezza normativa è una condizione essenziale per consentire alle imprese di investire, creare nuove filiere e generare valore per i territori”. La sfida sarà ora “accelerare innovazione, investimenti e riconversione industriale, dimostrando che sostenibilità e competitività possono crescere insieme nei nostri territori”.

Raccolta dei rifiuti organici più facile

La possibilità di raccogliere insieme scarti alimentari e imballaggi compostabili progettati per questo specifico fine contribuisce inoltre a semplificare la raccolta differenziata per cittadini e operatori della ristorazione, riducendo le contaminazioni della frazione organica e aumentando l’efficienza dell’intero sistema di riciclo biologico.

Naturalmente la compostabilità dovrà continuare a essere riservata alle applicazioni in cui rappresenta il miglior bilancio ambientale complessivo, evitando utilizzi impropri. È lo stesso approccio seguito dal regolamento europeo, che individua categorie specifiche nelle quali il riciclo organico offre vantaggi concreti rispetto ad altre opzioni di fine vita, a partire dalle capsule per il caffè e le etichette applicate su frutta e verdura.

Per il sistema italiano della bioeconomia il decreto rappresenta quindi un importante segnale di continuità. Ma soprattutto conferma una visione sempre più condivisa a livello europeo: la gestione sostenibile degli imballaggi non può essere separata dalla gestione sostenibile del suolo. Perché quando materiali progettati per ritornare alla terra alimentano la produzione di compost di qualità, l’economia circolare non si limita a ridurre i rifiuti, ma contribuisce direttamente a rigenerare una risorsa naturale – il suolo, appunto – dalla quale dipende la produzione alimentare, la biodiversità e la resilienza climatica.

L’Italia leader europea nel riciclo organico

La scelta del governo poggia su un sistema di riciclo organico ormai tra i più avanzati d’Europa. Secondo il Rapporto Rifiuti Urbani dell’ISPRA, ogni anno in Italia vengono raccolte in modo differenziato oltre 7,5 milioni di tonnellate di rifiuti organici, pari a circa il 40% di tutta la raccolta differenziata nazionale. Il tasso di riciclo degli imballaggi in bioplastica compostabile ha raggiunto lo scorso anno, il 52,5%, superando gli obiettivi europei fissati per il 2025.

La frazione organica viene trattata in una rete di oltre 360 impianti di compostaggio e digestione anaerobica, che producono biogas e compost di qualità, restituendo al terreno milioni di tonnellate di sostanza organica. È proprio l’esistenza di questa filiera industriale consolidata che ha consentito all’Italia di avvalersi della possibilità prevista dal nuovo Regolamento europeo, valorizzando gli imballaggi compostabili nelle applicazioni in cui il riciclo organico rappresenta la soluzione ambientalmente più efficace.